Gnosi cristiana e carismi.
I commenti di Alex, templare fiorentino, ai post “Presentazione” ed “Esoterismo cristiano” di questo blog, sono di grande interesse ed aprono un dibattito che si è contemporaneamente sviluppato anche sul sito cattolico dell’amico Luigi Codemo, clicca qui per seguirlo.
Il tema potrebbe essere così sintetizzato: è possibile una moderna gnosi cristiana? Ricordando padre Giovanni Vannucci, Alex dice di si ed indica la strada di una ricerca sapienziale che sconfina nella mistica dell’incontro interiore con Dio. Sul blog di Codemo i no prevalgono, accomunati dalla volontà di esorcizzare ogni tentazione esoterica, ritenuta velenosa e fuorviante. Lo gnostico è visto come colui che ritiene di essere portatore di un sapere superiore, che considera la propria anima privilegiata rispetto alle altre.
Nelle eresie gnostiche era indubbiamente così. Ma davvero ogni gnosi pone questa discriminazione?
La prima lettera di Paolo ai Corinzi è a mio parere un testo fondamentale da meditare per comprendere il senso di una vera gnosi cristiana. Paolo sembra condannare la ricerca della sapienza: “Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il sottile ragionatore di questo secolo? Non ha forse Iddio resa stolta la sapienza del mondo? (1,20); “Mentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e follia per i gentili” (1,22).
Paolo si rivolge ad una comunità composta soprattutto di persone semplici, che non comprendono il sottile investigare dei filosofi e ne hanno forse paura: “In mezzo a voi non ci sono molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili. Ma Iddio ha scelto le cose stolte del mondo per confondere i sapienti…affinché nessun uomo possa vantarsi davanti a Dio” (1, 26-29).
“Nessuno possa vantarsi…”: ecco la chiave di lettura dell’epistola. Paolo non condanna la ricerca della sapienza, ma quella di un sapere erudito che conduce alla vanità ed alla “ubris”, alla pretesa di alcuni di comprendere il mistero con la sola forza della ragione e di ergersi al di sopra di Dio e dei propri simili.
Ecco infatti poco dopo l’apostolo sorprenderci con un elogio della sapienza che pare contraddire l’assunto iniziale: “Noi certo parliamo di sapienza tra i perfetti, ma non di sapienza di questo secolo, né dei dominatori di questo secolo, ridotti impotenti, ma parliamo di sapienza di Dio in mistero, quella rimasta nascosta e che Iddio aveva già determinata prima dei secoli per gloria nostra”(2,6-7). Per Paolo fondamenti di questa sapienza sono il Cristo ed il mistero insondabile di un Dio inchiodato con triplice benedizione nella materia oscura, per sbarrarne i sentieri del male.
Con la parola “perfetti” Paolo usa un termine gnostico, che fu ripreso anche nell’eresia catara medievale, quasi ad indicare l’esistenza di una conoscenza che non può essere accessibile a tutti. Con questo significato limitativo, il passo di Paolo è stato interpretato attraverso i secoli da chi seguiva vie esoteriche, fino al nostro Rinascimento ed a Pico della Mirandola, il quale ripeteva che i misteri più sacri non possono e non devono essere divulgati a tutti. Egli, riprendendo una tradizione già di Origene, ammoniva che sul monte Tabor Gesù aveva condotto solo tre dei suoi discepoli, ingiungendo loro di non raccontare niente agli altri. Per Pico e per il Rinascimento, come già per il Medio Evo di Dante, la necessità di una segretezza iniziatica non era dovuta ad una volontà discriminatoria nei confronti di alcuni, ma al riconoscimento che non tutti aspirano ad abbeverarsi alla stessa fonte. Del resto Gesù amava forse Pietro Giacomo e Giovanni più degli altri discepoli?
Anche il seguito della prima lettera ai Corinzi sembra confermare il monito di Pico: Paolo continua infatti ad utilizzare una terminologia che sarà fatta propria dagli gnostici, introducendo una distinzione fra l’uomo psichico (guidato cioè solo dalla ragione e dalla sensazione corporea) e l’uomo pneumatico (guidato dallo Spirito e dall’intelletto): “Chi fra gli uomini conosce l’intimo dell’uomo se non lo spirito che è in lui? Così anche le cose di Dio nessuno le conosce se non lo Spirito di Dio” (2,10); “ma l’uomo psichico (in quanto solo essere animato) non accetta le cose dello Spirito di Dio, sono infatti per lui una follia, e non le può comprendere, perché spiritualmente vanno giudicate. L’uomo pneumatico (spirituale) invece giudica tutto e non è giudicato da nessuno” (2,14-15).
La gnosi cristiana si fonda dunque sulle parole di Paolo. Le eresie gnostiche ne distorsero il senso, introducendo una complicata visione mitica del cosmo con la quale occultare la pretesa conoscenza dei misteri della vita divina. I miti gnostici sono infatti volutamente involuti e complessi per escludere dalla loro comprensione i non iniziati. Ma fondandosi sulle parole di Paolo è possibile indirizzarsi ancora oggi verso una gnosi che sia realmente cristiana? Verso una ricerca cioè che non pretenda di individuare una casta di sapienti, di perfetti, depositari di una conoscenza superiore, ma si ponga a servizio dell’intera Ecclesia?
Riflettiamo allora come la gnosi paolina acquisti il suo significato più profondo nel capitolo 12, dove l’apostolo elenca i carismi, i doni particolari che lo Spirito dispensa nella comunità, per l’accrescimento della fede di tutti: “La manifestazione dello Spirito è data a ciascuno per l’utilità comune.Infatti dallo Spirito è dato ad uno il linguaggio della sapienza, ad un altro il linguaggio della scienza, però secondo il medesimo Spirito; ad uno la fede, nel medesimo Spirito; ad un altro carisma di guarigioni, nell’unico Spirito; ad uno il dono di operare miracoli; ad un altro la profezia; ad uno il discernimento degli spiriti, ad un altro la diversità delle lingue, e ad un altro l’interpretazione delle lingue. Ora tutte queste cose le compie un solo e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno in particolare come vuole” (12,7-11).
Oggi nelle chiese molti hanno paura dei doni dello Spirito: temono chi opera miracoli (ricordate quante sofferenze furono inflitte a San Pio da Pietrelcina?), chi opera guarigioni (quanta diffidenza nei confronti dei carismatici), chi parla la lingua della sapienza e dei simboli, che è quella stessa delle creature del cielo. E’ ben vero che dilaga nella nostra società, ormai laica e neo pagana, una gran voglia di mistero, che si traduce in un esoterismo frivolo e cialtrone, dissacratore delle verità sapienziali. Ma non è questo un motivo valido per fare di ogni erba un fascio. I cristiani non devono diffidare di quanti seguono una via sapienziale, perché è lo stesso Paolo ad indicare come riconoscere ciò che è dettato dallo Spirito, il modo giusto di discernere il vero dal falso, il medicamento dal veleno: “Nessuno parlando sotto l’influsso dello Spirito di Dio dice: maledetto è Gesù; e nessuno può dire: Signore è Gesù, se non per lo Spirito Santo” (12,3). Ecco dunque il criterio del discernimento spirituale che consente di riconoscere ed accogliere i doni ed i carismi che lo Spirito riversa per l’utilità dell’intera Ecclesia.
Così, tornando ai commenti del blog di Codemo, ad una persona che si firma Sorannaros (sor: una suora?) ho risposto:
“La ricerca sui simboli non è una strada privilegiata, la mistica non è superiore alla pratica. C’è più gioia e vicinanza a Dio nella contemplazione di un fiore che in mille speculazioni intellettuali. L’erudizione non è sapienza, non è saggezza,induce alla superbia ed allontana da Dio. Ma i simboli sono parte della nostra cultura e della nostra tradizione religiosa; parlano una lingua universale che abbiamo spesso dimenticato e che va riscoperta e reimparata. Perché a mio parere i simboli sono il linguaggio dello Spirito, la lingua delle creature alate che parlava San Francesco. Chi cerca di apprendere questa lingua non va disprezzato, perché “c’è bensì diversità di carismi, ma…la manifestazione dello Spirito è data a ciascuno per l’utilità comune” (1 Cor. 12,4,7). C’è chi ha il dono delle lingue, chi della profezia, chi della scienza, chi della sapienza, chi di operar miracoli, chi di guarigioni, ma “tutte queste cose le compie un solo e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole” (ivi 12,11).
Io non ho molti doni, ma lo Spirito mi invita ad esplorare ed interpretare la lingua dei simboli. Se per qualcuno questo è cibo indigesto non per questo disprezzi coloro che invece se ne cibano o sono curiosi di assaggiarlo”.
June 5th, 2008 at 5:32 pm
come lei dice, al banchetto della sapienza tutti son invitati ma non tutti vogliono partecipare. Mi pare il caso del palindromico Sorannaros e di altri post
June 5th, 2008 at 5:33 pm
mi permetto di aggiungere che tra tali manifestazioni di fervore il mio scetticismo impallidisce
June 6th, 2008 at 4:20 pm
A QUALI ‘MANIFESTAZIONI DI FERVORE’ MEZZABARBA SI RIFERISCE?
ALEX
June 6th, 2008 at 4:23 pm
CHIARISCO SI RIFERISCE AGLI INTERVENTI DI RENZO O AGLI ALTRI SUL BLOG ‘DEL VISIBILE’?
ALEX
June 6th, 2008 at 4:28 pm
COPIO L’NTERVENTO SUL BLOG ‘DEL VISIBILE’
19. alex templar Dice:
Giugno 6, 2008 alle 3:13 pm
Veramente rimango senza parole… ma con molti pensieri…
Sono un umile cercatore (perciò peccatore?) ‘povero di Spirito’… per questo Lo cerco… la Grazia è gratuita ma possiamo scegliere di accettarla (Vuoi tu Maria…?) (S. Bernardo: De Gratia et libero arbitrio)… Anche se credo che la Conoscenza Suprema non l’avremo in questa vita non vedo alcun male nel cercarla comunque, anche spulciando nelle infinite vie della Verità Universale, e questa Cerca mi ripaga, in parte, delle molteplici negatività giornaliere, cercando quell’equilibrio fra le due vibrazioni cielo-terra che mi fanno vivere… sperando nella Gerusalemme Celeste che a volte, Il Signore, ci lascia intravedere in terra…
-CRISTO E’ LA VIA LA VERITA’ LA VITA- anche per gli uomini che dio ‘non’ ama…
la Via è gratis ma non tutti l’accettano o, forse, non la ri-conoscono… anche per loro ci sarà comunque il Regno dei Cieli, anche se con il ‘Giudizio’…
Apprezzo assai gli interventi anche se non condivido tutto, distinguo ma non giudico… la vera Libertà sta nel lasciar dire anche ciò che non si condivide e che non piace.. tutto è parte del Tutto.
Sono comunque con Renzo e, parzialmente, con qualcun altro.
“Vergine Madre figlia di Tuo Figlio…
Donna sé tanto grande e tanto vali, che qual vuol Grazia e a Te non ricorre, sua disianza vuol volar senz’ale…. la Tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate al domandar precorre.”
‘In nome del Padre-Madre, del Figlio-Padre, e dello Spirito Santo’
Alex
SUGGERISCO IL LIBRO DI JEAN GUITON “IL PURO E L’IMPURO’, PIEMME
June 7th, 2008 at 9:10 am
grazie Alex.
Seguiamo lo stesso sentiero, io e te. Evidentemente ci è stato dato analogo carisma, o analoga nostalgia della Sapienza: “desiderium sapientiae”.
Il problema posto nel blog di Codemo da sorannaros (che non deve offendersi se ho pensato fosse una suora, anzi…) è comunque reale: dobbiamo chiudere fra noi questa ricerca o aprirla verso l’esterno, in modo che chiunque la senta sua possa parteciparvi? Come sai io ho fino ad oggi scelto la seconda strada; ora tuttavia comincio ad essere dubbioso.
June 9th, 2008 at 11:54 am
COPIO IL COMMENT A SORANNAROS, BLOG DEL VISIBILE
2 alex templar Dice:
Giugno 9, 2008 alle 10:44 am
RISPONDO A SORANNAROS..
LA TORRE DI BABELE…
‘PARLAVANO LINGUE DIVERSE’… MA PURTROPPO NON SI COMPRENDEVANO.. POI SCESE LO SPIRITO SANTO…
SPOCCHIA??? CHI CI CREDIAMO DI ESSERE??? MAH!!! NOI NON SIAMO ‘INCAZZATI’…
LO SPIRITO SANTO E’ CERTAMENTE UNO E SOLO E UNIVERSALE, CON INFINITE MANIFESTAZIONI ‘PER L’UTILITA’ COMUNE’ (PAOLO E’ UN APOSTOLO! … PIETRA DI FONDAMENTO DELLA CHIESA ROMANA…)
RIPETO! LA ‘GRAZIA’ DELLO SPIRITO E’ GRATIS… SI PUO’ ACCETTARLA COME NO… NON E’ IMPOSTA… ECCO LA LIBERTA’… CHE NON PUO’ ESSERE CONDIZIONATA DALLA CARATTERIALITA’ E DALLE CONTINGENZE UMANE GIORNALIERE, CERTO PESANTI E DIFFICILI DA SOPPORTARE… PURTROPPO DI ESPERIENZA NE HO AVUTA E TUTT’ORA NE HO..
LA CHIESA, MADRE E MAESTRA, PUO’ SOLO INDICARE LA VIA…
NON IMPORLA COME PER SECOLI E’ CRUENTEMENTE ACCADUTO E, GUARDA CASO, PROPRIO LE DONNE SONO STATE FRA LE VITTIME ‘PRIVILEGIATE’… E NON SOLO LORO..
DA ‘IL PURO E L’IMPURO’ DI J. GUITON, MISTICO ‘CATTOLICO’!!!…
Pag. 66-70, ‘Le mescolanze’: (l’Anastasi, … la ‘Ricreazione’… ? )
Tra i pensieri d’ispirazione catara lasciatici da Simone Weil avevo annotato il seguente, che tocca il fondo del problema posto da quest’opera: “E’ necessario distruggere la parte intermedia e torbida dell’anima… per lasciarne la parte vegetativa direttamente esposta al soffio infuocato che viene dal più alto dei cieli”. …
Così, mi dicevo, nella divisione dell’anima in tre parti (corpo, anima, spirito-soma, psychè,pneuma), la parte intermedia Simone Weil la elimina. La psychè svanisce.
Rimangono faccia a faccia la parte vegetale, minerale, cosmica, materiale, inerte dell’anima, da una parte, e dall’altra, il soffio dello spirito, la parte spirituale, al limite eterna, il fuoco della Pentecoste. …………….
…Allora la psychè viene eliminata………. la psychè è un qualcosa che viene meno e svanisce….. rimane il “corpo”, ma questo corpo non è più propriamente corporale. Non avendo più l’anima, esso non può ricevere la sua forma e il suo involucro che dallo Pneuma , questa parte già divina di noi stessi.
Ai funerali si mette nella terra un corpo animato dalla psychè così come il seminatore getta un seme nei solchi. Questa forma psichica, temporale, è incapace di impedire la corruzione del cadavere. Ma affinchè l’unità dell’essere possa essere ricostituita, San Paolo spera (???) che verrà un tempo nel quale il corpo diventato polvere sarà rianimato o, piuttosto, ricreato dallo spirito.
Non sarà più allora un corpo dotato di un’anima, un corpo “animato”, un corpo “psichico”, bensì un corpo animato dallo pneuma , un corpo spirituale. Ci sarà allora il grande ed ultimo risveglio, l’anastasi, la resurrezione dei corpi…… ……non siamo qui lontani da Spinoza……. quest’ebreo in un certo senso così cristiano.
Infatti agli occhi di Spinoza l’ ”anima” non è distinta dallo “spirito”. L’anima è spirito. Essa è direttamente unita al corpo. È l’idea del corpo. Per il pensiero puro, liberato da ogni immagine, è necessario respingere quell’intermediario che Aristotile chiamava anima.
Si potrebbe dire che il mondo di di Spinoza è il mondo dell’anastasi già realizzato.
Se la parte intermedia, cioè l’anima, che è anche la sede dei concetti, viene rifiutata, si coglie un significato anticipatore, così profondo, di un pensiero cataro, così come Simone Weil l’ha definito. L’anima, questa malsana mescolanza d’aria e d’acqua, è rifiutata. Essa è servita solo da saldatura precaria.
Di conseguenza si può immaginare che due tipi di saggezza entreranno in conflitto. La prima saggezza consisterà nel pensare, nel porre degli atti liberi, nel patire il dolore e nel vivere la gioia nella zona del métaxu, cioè della mescolanza psichica intermedia.
Al contrario, l’altra saggezza consisterà nel portarsi immediatamente verso il momento ultimo, finale, della riunificazione fra il corpo e lo spirito, nel fare come se ciò a cui si tende e ciò che si spera ci fosse già dato.
La prima di queste saggezze mistiche è una mistica che prende in considerazione solo il tempo storico. Il suo assioma e il suo grido sono: “Non ancora” (nondum). L’altra saggezza è una mistica dell’eterno. Il suo assioma, il suo riposo, il suo sospiro è:”Già!” (Jam), perchè noi, in qualche misura, già siamo nell’eterno. (……..!) Si impone allora la domanda: si deve agire come se si fosse già ciò che si è chiamati a diventare?……….
Pag. 74, ‘La sublimazione’:
Ogni dottrina della purezza assoluta ricorda che il desiderio d’infinito, benchè il suo oggetto sia di fatto inaccessibile, costituisce la molla dell’agire umano. Il tutto e il niente, che ho proscritto nella logica, li ritrovo e li approvo nell’intenzione, in quel cammino verso la perfezione (-di cui il ‘desiderio’ della ‘Mixitè’, la ‘Cerca’ credo sia il punto di partenza-n.d.r.) che ci fà considerare come provvisorio ogni livello della vita morale raggiunto in precedenza.
Ma la vita dello spirito non è una via d’estasi. E’ una via pratica.
La saggezza incarnata, diventata prudenza, viene rivestita di una seconda bellezza che è forse l’essenza della prudenza stessa. Certo la contrapposizione catara tra il tutto e il nulla, tra il sì e il no, resa paradigmatica dai computer, deve riecheggiare continuamente nell’essere, fatto d’infinito e di niente. Questa scelta tra il tutto e il nulla costituisce per così dire il respiro della coscienza.
…. Lo ripeto: se il momento presente fosse l’ultimo momento, allora l’atteggiamento cataro sarebbe la norma di ogni comportamento.
Questa perfezione catara è logica perchè è escatologica. L’uomo dell’ultimo istante è già nel regno. Vive da peccatore e muore monaco. Ma ciò che viene dato nell’esistenza non è mai nè solo di vivere nè solo di soffrire, nè di avere tutto nè di avere nulla, ma di consumarsi e di portarsi a compimento nella ‘MESCOLANZA’ del tutto e del nulla continuamente ricorrente sotto forme sfumate e diverse. Nè la gioia nè la soffernza si presentano allo stato puro, sotto forma di gioia gioiosa e di sofferenza sofferente. La gioia e la soffernza si intrecciano.
La gioia e la sofferenza sono separate, frammentate, ritmate da intervalli; così avviene per l’inclinare del sole, per le stagioni, per l’età della vita, per tutte le varietà e le variazioni. Di questa incarnazione di questo ‘INTRECCIO’ le arti ci forniscono tutte un’immagine……….
Rara sarà sempre, nelle arti come in metafisica, la giustificazione di ciò che è comune, costante, sostanziale, miracolosamente quotidiano e nascosto: la bellezza, la bontà, la verità, tutte cose così lunghe, così difficili da percepirsi quando non ci meravigliano. (!!!!!)
E’ senza dubbio necessaria l’esperienza che viene dall’età e una certa stanchezza dell’ammirazione per comprenderlo, ma questa stanchezza è la stessa ammirazione. …
.. E’ così che il quotidiano, il comune, l’ordinario, il banale sono luoghi di confusione e di perfezione.
L’essere è. Queste parole, parole misteriose, che danno le vertigini, l’uso le decompone e le altera continuamente: fa dell’oro una moneta che, a forza di passare per tante mani e tante cupidigie, non lascia più vedere il profilo del Re.
Vangelo di Tommaso.
“ Quando farete di due cose un’unità, e farete l’interno uguale all’esterno, e l’esterno uguale all’interno, e il superiore uguale all’inferiore, allora troverete l’entrata nel Regno.”
“ Guardiamo le medesime stelle, comune è il cielo,
un medesimo universo ci racchiude:
che importa con quale dottrina ciascuno ricerca la verità?
Non si può giungere fino a così sublime segreto per mezzo di una sola via ”. Papa Simmaco.
Da ‘Cavalleria, un iter iniziatico’ di Domenica Mazzola
PER CONCLUDERE… NON SONO UN ‘ERUDITO’ NE’ UNO SCRITTORE…
SOLO UN UMILE IGNORANTE E, POICHE’ IGNORO, CERCATORE DI ‘VERITA’, E CRISTO, CON MARIA, SONO LA MIA VIA SPIRITUALE, CHE COM-PRENDE TUTTE LE VIE… ANCHE SE TORTUOSE E IN SALITA… ‘TOSTANE’! PER DIRLA CON DANTE..
“SAPERE DI NON SAPERE E’ COSA SUPERIORE. NON SAPERE DI NON SAPERE E’ MALE.” LAO TSE’, SULL’UMILTA’..
ALEX, LO ‘SPOCCHIOSO’…
October 5th, 2008 at 10:26 am
Mi rendo conto d’arrivare tardi, ma mi sono imbattuta in questa discussione solo oggi. Senza voler entrare nell’argomento, sento la necessità di fare una precisazione all’indirizzo di FRATES TEMPLI:
una delle tue citazioni (”guardiamo le medesime stelle .. non si può giungere fino a così sublime segreto per mezzo di una sola via “) è senza dubbio uno dei più alti inviti alla tolleranza mai scritti. Tuttavia, NON E’ di Papa Simmaco, vissuto nel VI secolo e 51° papa - se non vado errando - della Chiesa Cattolica; al contrario, è di Quinto Aurelio Simmaco, un pagano, senatore romano. Egli indirizzava il suo invito all’imperatore romano Valentiniano II, che, sotto suggerimento di Sant’Ambrogio, aveva fatto rimuovere dal suolo romano l’altare della vittoria, uno dei luoghi sacri del paganesimo. Quinto Aurelio Simmaco chiedeva che fosse ricollocato, perchè era importante per lui e per quelli come lui poter conservare i propri luoghi e riti sacri così come per i cristiani era importante preservare i propri. L’altare della vittoria, tra alterne vicende, non fu ricollocato, Sant’Ambrogio lo impedì con tutta la sua influenza.
Sentivo il bisogno di rendere giustizia al vecchio senatore Simmaco, restituendogli la paternità di un discorso illuminato, profondo, umanissimo, le cui istanze non furono accolte proprio per volere dell’istituzione cui Papa Simmaco, che tu erroneamente citavi, appartenne. Senza voler fare polemica, era solo “ad onor del vero”!Un saluto,
Babette