Groenlandia, la Terra Verde dei Vichinghi

Quando nel X secolo il vichingo Eric il Rosso dall’Islanda raggiunse una nuova terra da colonizzare, la chiamò la Terra Verde, Groenlandia.

Perché nelle valli lungo i fiordi lambiti dalla corrente del golfo quella terra, pur nell’assenza di alberi di alto fusto, era verde ed i pascoli promettenti.

I vichinghi vi si insediarono e la loro comunità crebbe, perché l’erba garantiva il pascolo dei bovini. Nei resti degli insediamenti medievali furono infatti ritrovate stalle capaci di contenere fino a cento animali.

Tutto questo durò più o meno fino al XIII secolo, quando ormai i ghiacci avevano ripreso il sopravvento ed i collegamenti via mare con Islanda e Norvegia si erano praticamente interrotti per le mutate condizioni climatiche.

Le comunità vichinghe sopravvissero ancora fin verso il XV secolo, ma i resti ritrovati nelle sepolture hanno mostrato che si trattava di persone denutrite, rachitiche, per la perdurante ed endemica carestia determinata dall’avanzare dei ghiacci. La terra verde era diventata in breve tempo inospitale.

Terra verde e cambiamenti climatici

Perché ho raccontato questo?

Per ricordare come nella storia i cambiamenti climatici siano stati ciclici. La rinascita carolingia fu dovuta infatti ad un riscaldamento globale, che permise una produzione agricola intensa e comunicazioni commerciali più facili. Mentre una nuova piccola glaciazione caratterizzò i secoli seguenti a partire dal XIII. A Firenze sono documentate feste invernali sull’Arno ghiacciato.

Oggi stiamo attraversando un periodo di riscaldamento climatico globale, su questo non esistono dubbi. Un riscaldamento che appare analogo a quello dell’epoca carolingia. I dubbi sorgono invece sull’individuazione delle cause.

E’ possibile che l’eccessiva antropizzazione del territorio, con le emissioni che ne conseguono, influisca parzialmente sul clima, ma è certo che non si tratta solo di questo. Il funzionamento del clima è infatti in larga parte sconosciuto. Che ruolo svolge ad esempio l’attività solare? O quale le variazioni del magnetismo terrestre? Quale lo spostamento dimostrato dell’asse della Terra e del polo nord magnetico?

La dichiarazione mondiale sul clima

E’ per questo che oltre 1.000 scienziati hanno sottoscritto una Dichiarazione mondiale sul clima che contesta il catastrofismo imperante alla Greta Thumberg.

Ecco dunque tra loro ad esempio il geofisico Giuliano Panza (intervista su La Verità del 28 luglio 2022),il fisico oceanografo Renzo Mosetti (articolo su La Verità del 24 agosto 2022), il metereologo Nicola Scarfetta (intervista del 30 giugno 2022 su Il Sussidiario.net) o Antonino Zichichi, le cui posizioni sono ben note.

Panza e Mosetti contestano anche il fatto che l’aumento di CO2 nell’atmosfera sia negativo: “Si tratta di un gas essenziale per la vita sulla Terra. Il nostro nemico non è la CO2”.

Mosetti contesta anche, definendola una leggenda metropolitana, la convinzione che il mondo scientifico sia unanime nell’attribuire all’uomo la causa del cambiamento climatico: “C’è la convinzione che vi sarebbe una maggioranza di miei colleghi che dice che siamo in emergenza climatica e che la causa è l’uomo, ma è una leggenda metropolitana: non mi risulta che la maggior parte dei miei colleghi dica questo. E, ammesso che sia vero, appellarsi a ciò che direbbe una maggioranza presenta notevoli lacune metodologiche. Il metodo scientifico rifiuta ogni autorità, ma l’assunto che l’uomo è colpevole del cambiamento climatico è diventato addirittura un dogma” (https://www.laverita.info/renzo-mosetti-2657923709.html#:~:text=23%20agosto%202022-,Renzo%20Mosetti%3A%20%C2%ABIl%20segreto%20del%20clima%20%C3%A8%20nelle%20correnti%2C,uomo%20c’entra%20molto%20poco%C2%BB&text=Il%20fisico%20e%20oceanografo%3A%20%C2%ABLa,inquinamento%2C%20non%20della%20CO2%C2%BB.).

Quale è la conclusione di tutto questo? Non un “Bomba libera tutti”!

Ci mancherebbe altro!

La lotta all’inquinamento ed alla riduzione delle emissioni, alla produzione verde di energia, è fondamentale. Ma non se ne deve fare un dogma, basato su una pretesa unanimità del mondo scientifico. Si dovranno dunque tener ben presenti anche altri fattori e valutare il rapporto costi – benefici, considerando l’economia, l’occupazione, i costi sociali.

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