Il “gran rifiuto” di Benedetto XVI

 

 

Benedetto XVI ha rinunciato al pontificato.

La lotta strenua di Giovanni Paolo II contro la malattia e la vecchiaia ci avevano fatto pensare che mai avremmo assistito alle dimissioni un pontefice.

Invece è avvenuto.

Benedetto XVI tornerà ad essere Joseph Ratzinger.

La salute e l’età, ha detto il papa, non gli consentono più di svolgere il suo ministero con la forza che è necessaria.

Sui blog si parla di stanchezza e sfiducia per li scandali che hanno coinvolto e coinvolgono la Chiesa, da quello della pedofilia dei sacerdoti, ai veleni dello I.O.R., la banca vaticana, alla pubblicazione di documenti riservati rubati dallo studio stesso del papa, episodio rivelatore di uno scontro aspro nelle gerarchie ecclesiastiche che il papa non è riuscito a comporre.

Joseph Ratzinger aveva fama di essere una persona dura e decisa, ma chi lo conosceva lo descriveva come timido e riservato. L’apparente durezza era evidentemente uno schermo dietro al quale si nascondeva un carattere mite e forse insicuro.

Eppure c’è ancora qualcosa che non torna.

Perché Benedetto XVI ha annunciato ai vescovi la sua decisione oggi, 11 febbraio, anniversario delle apparizioni di Lourdes?

Da Fatima a Medjugorie i messaggi della Madre di Dio avvolgono segreti che riguardano la Chiesa ed i suoi Pontefici, in questo inizio di millennio così denso di crisi, guerre e cambiamenti. Perché un papa sconvolge il mondo con un annuncio così inaspettato, proprio in una ricorrenza mariana tanto importante?

Sembra che Benedetto XVI abbia posto la sua decisione sotto il segno della volontà di Maria, come tappa misteriosa di un percorso con cui Ella sta traghettando la Chiesa verso una nuova era.

Forse la Madre di Dio ha previsto per l’oggi un papa che unisca il carisma impetuoso di Giovanni Paolo II con il consiglio prudente e fermo di Joseph Ratzinger, che sia giovane, vigoroso, capace di reggere con mano ferma il timone di una Chiesa che naviga faticosamente fra le onde della tempesta che scuote l’umanità.

Sarà il Petrus Romanus, che la presunta profezia dello pseudo Malachia indica come ultimo pontefice prima della fine (o del rinnovamento) dei tempi?

Un Pietro che apra la Chiesa con più determinazione al dialogo con le altre religioni, con i non credenti, con i laici, abbattendo steccati, veti e scomuniche.

Un Pietro che combatta l’integralismo, il fanatismo, la cecità di molti cattolici e ricordi che la Chiesa non è fondata sul moralismo, ma sull’Amore, che a tutti apre, che a tutti perdona, che a tutti offre il suo abbraccio.

Un Pietro che riconduca la Chiesa alla povertà del suo Signore, rinunciando a palazzi e privilegi, e gridi nelle piazze con l’ardore di San Francesco: “Ecco, il Signore viene! Ecco, il Regno di Dio è vicino ed è per tutti coloro che cercano la verità, siano essi cristiani, musulmani, ebrei, buddisti, massoni, agnostici, atei”!

 

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