Ma dov’è lo scandalo del Piano Casa?

Non riesco a condividere l’opposizione di Martini e della Toscana al Piano Casa del Governo: la possibilità di incrementare una tantum il volume degli edifici esistenti non è una cosa scandalosa ed è anzi già presente come norma in diversi dei nostri comuni, con il placet della Regione stessa. Le famiglie si accrescono ed il mercato immobiliare ha costi che impediscono spesso di cambiare la casa con una più grande o di comprarne una nuova per il figlio che vuole sposarsi. Un modesto ampliamento è molto più economico e alla portata di molti. Male sarebbe semmai consentire gli incrementi solo per le ville e le case bifamiliari: anche le famiglie che abitano nei condomìni hanno bisogno di spazi aggiuntivi, che si possono ricavare senza vergogna dalla chiusura di logge, dal rialzamento di una mansarda, da una vecchia terrazza a tasca…Si tratta di quegli interventi, piccoli ma fisiologici, che nella città storica ci sono sempre stati e ne hanno determinato il volto ed il sapore. Impedirli significa costringere i cittadini ad un micro abusivismo di necessità, che personalmente trovo moralmente giustificato.

 

Certo un Piano Casa come quello proposto dal Governo deve attuarsi entro i binari di regole, che garantiscano la tutela delle aree e degli immobili di pregio: non sono ammissibili ampliamenti nei centri storici antichi ed ogni demolizione e ricostruzione nelle periferie dovrà comportare un miglioramento della qualità, sia come architettura che come servizi. Ma non si gridi alla cementificazione per la possibilità di demolire e ricostruire gli edifici obsoleti e privi di valore, ampliandone il volume: l’incentivo è anzi l’unica strada che può consentire una riqualificazione delle periferie, venute su senza qualità negli anni del boom edilizio del dopoguerra, e di ricostruirle con un volto dignitoso.

Il recupero degli edifici esistenti non è mai cementificazione. Sono semmai indifendibili tanti interventi edilizi ed urbanistici straordinari, varati anche dalla Toscana nelle aree libere destinate a servizi dai piani regolatori. Con l’aggravante che in questi casi le cooperative e le imprese che ne hanno usufruito si contano sulla punta delle dita e sono quasi sempre le stesse. I grandi piani per fare infrastrutture o per realizzare grandi interventi finiscono per favorire solo le imprese più grosse e i loro studi professionali. Un Piano Casa fatto anche di microinterventi favorisce tutti: le famiglie, le piccole imprese, i piccoli studi, cioè l’anima del Paese.

 

La sinistra deve cominciare ad interrogarsi ed a rendersi conto che il centro destra ha vinto le elezioni, perché ha saputo interpretare le nuove esigenze dei cittadini e delle famiglie. Anche questo Piano Casa raccoglie un bisogno diffuso. Non è tanto la semplificazione delle procedure la cosa importante, perché già oggi con la Denuncia di Inizio Attività i tempi sono rapidi (basti vedere l’uso eccessivo che se ne è fatto a Firenze nei mega interventi di Novoli): la vera novità è la possibilità di fare nelle case di ciascun nucleo familiare ciò che serve. E questa è una vera rivoluzione, che frantuma vecchi, demagogici ed ormai anacronistici tabù.

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