La Donna

 

Il Libro della Genesi presenta la creazione come una progressione sapienziale, nella quale i sette giorni sono altrettanti stadi attraverso i quali l’opera si perfeziona.

Il primo giorno Iddio forma la Luce; il secondo giorno il cielo, separando le acque superiori da quelle inferiori; il terzo la terra,  con la vegetazione ed i frutti; il quarto il sole e la luna, per separare la notte dal giorno e dar luogo al tempo; il quinto gli animali dell’acqua e del cielo; il sesto gli animali della terra. Il compimento del sesto giorno si raggiunge con la creazione dell’uomo, o meglio dell’Umanità, quando Iddio – Elohim crea Adam Kadmon, cioè l’archetipo primordiale dell’umanità: “Così Iddio creò l’uomo a Sua immagine, a immagine d’Iddio lo creò, maschio e femmina li creò” (Gn.1,27). Elohim è infatti un termine plurale. Il settimo giorno infine fu, è e sarà quello del silenzio, della contemplazione.

Dunque secondo Genesi Adam fu maschio e femmina allo stesso tempo, immagine di un’umanità indivisa, come indiviso è il suo creatore: “a propria immagine lo creò”. Adam Kadmon è androgino, come androgina è la Sapienza attraverso la quale Iddio lo formò. E’ questo Adam primordiale e androgino che viene posto in Eden e che è chiamato a dare il nome ad ogni essere creato, cioè a custodire integra la creazione. Ma non è Adam il punto di arrivo, la perfezione della creazione, egli infatti è frutto della terra: “Il Signore Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra ed alitò nelle sue narici un soffio vitale e l’uomo divenne anima vivente” (Gn.2,7).

E’ dopo i sette giorni, o forse proprio nel settimo, nel silenzio rappresentato dal sonno di Adam, che Iddio trae dal corpo dell’umanità la Donna. Così Adam si sdoppia in Ish, che significa “uomo”, e in Isha, la “donna”, l’ultima creatura plasmata da Dio. L’androginato ancestrale si perde così con l’immersione dell’Umanità di Adam nel vortice del tempo e del divenire.

La Donna dunque, anche cronologicamente, è la perfezione della creazione. In Lei si racchiude l’immagine della Sapienza biblica, che è femminile. Così come la parola sapienza, Sophia, sarà femminile nella lingua greca e la suggestione di una Sapienza femminile sarà viva anche nelle chiese bizantine a lei dedicate, nonostante l’identificazione teologica con Cristo.

Cosa significa l’espressione “tratta da una costola”, riferita da Genesi alla donna?

Il termine ebraico è tzèla, che nella Torah è usato più volte col significato di “fianco”, “lato”, “metà”. Si può intendere che la donna rappresenta la metà di Adam Kadmon, con pari dignità con il suo compagno, l’uomo. Ma io preferisco un’altra interpretazione: la donna viene tratta dal fianco dell’uomo, non dalla costola cioè ma dal costato. Iddio apre il petto di Adam e ne estrae l’essenza, il centro del suo essere, dove aveva insufflato lo spirito della conoscenza. Così Isha è l’essenza di Ish, il suo cuore, la sua capacità di conoscere Elohim. Ella è la perfezione di Ish e dell’intera creazione.

Così l’uomo ha bisogno della donna, perché ella è il centro del suo essere, la porta per la sua eternità. Ma anche la donna ha necessità della sua dimora, del luogo per il quale è stata creata, cioè dell’uomo. “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e saranno una sola carne” (Gn.2,24). I due saranno un solo essere, ricostituendo l’androginato originario, in cui si disvelano l’immagine e la somiglianza con Elohim.

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