La “Concinnitas” albertiana

 

Riporto qui la mia introduzione alla presentazione del libro di Martin McLaughlin “Leon Battista Alberti. La vita, l’umanesimo, le opere letterarie” edito a Firenze da Olschki nel 2016. L’evento si è tenuto nella Sala delle Adunanze dell’Accademia delle Arti del Disegno il 21 maggio 2019, a cura della Classe di Architettura.

Ecco la sintesi di quanto ho detto.

Un posto determinante nel pensiero di Leon Battista Alberti è occupato dal tema della Fortuna, intesa come sorte, casualità che assume quasi consistenza metafisica, capace di rovesciare le sorti delle nazioni, dei popoli, delle famiglie.

Un tema questo che aveva avuto grande fortuna nell’antichità e che nell’Umanesimo ha trovato nuovo interesse tanto che la Ruota della Fortuna è rappresentata nel pavimento ermetico del Duomo di Siena. I riferimenti classici di Leon Battista Alberti sono infatti numerosi. Fra questi Sallustio, così come Boezio: il tema della fortuna si trova nella Consolatio. Per Boezio è la filosofia, intesa come Sapienza, a rendere il filosofo capace di superare ogni avversità, in una sorta di stoica atarassia che gli deriva dal collocare al giusto posto le priorità dell’esistenza ed il valore delle cose. Ma in Alberti l’approccio è diverso da quello filosofico di Boezio: la celebre frase del Prologo dei Libri della Famiglia afferma in modo deciso che “Tiene giogo la Fortuna solo a chi se gli sottomette”! e che Prudenza, diligenza e ragione rendono l’uomo capace di superare i colpi della sorte.

L’aspetto della Prudenza in particolare mi sembra necessario sottolineare, perché a mio parere si lega al tema caro a Leon Battista Alberti delle Medietas e Mediocritas, intesa non come mediocrità, ma come medio armonico fra due opposti.

L’iconografia della Prudenza infatti è quella di una donna con due facce opposte, l’una rivolta al futuro e l’altra al passato: una coincidentia oppositorum dunque.

Armonia est discordia concors!” affermava Gafurius e tutto l’Umanesimo è permeato di emblemi e motti che rimandano all’unione degli opposti come necessario punto di equilibrio e dunque di armonia. Così il Festina Lente, o l’emblema della tartaruga con la vela, il delfino con l’ancora…

In Leon Battista Alberti il raggiungimento di questo equilibrio vale per la vita delle persone, per quella delle città e degli stati. Vale anche per l’architettura e come criterio per la ricerca della bellezza.

Così nel De Architettura egli introduce il concetto di concinnitas che non può semplicemente essere tradotto con simmetria, ma consiste in un’armonia che è equilibrio delle parti rispetto al tutto.

Questa legge è una costante cosmica che permea sia il macrocosmo che il microcosmo.

E la concinnitas è fatta di rapporti matematici, misurabili. Tutto l’universo è sottoposto alla legge del numero, come affermava il Libro della Sapienza: “Tutto hai disposto secondo numero misura e peso”. Conosciamo l’interesse di Alberti per la matematica. Nel De Statua egli afferma un ideale di bellezza che scaturisce dalla misurazione dei caratteri che più frequentemente si riscontrano nelle persone considerate fra le più belle. E inventa uno strumento, l’exempeda, per effettuarla. La bellezza deriva dunque da una misurazione e da una statistica anch’essa quantificabile secondo numero.

Le armonie musicali esprimono al meglio la concinnitas, in una scala di toni armonici che equivale a quella planetaria, la musica del cosmo.

Pittura scultura architettura a questa concinnitas fatta di numero devono improntare la loro opera.

A questa concinnitas anche la persona deve improntare la propria vita: nella ricerca di una Prudenza che è equilibrio e armonia di opposti, potrà svincolarsi dal potere arbitrario della Fortuna.

Ad una concezione più vicina a Boezio può invece riferirsi l’emblema dell’occhio alato col motto Quid tum? Che significa “Cosa allora?”, sottintendendo il verbo” importa”. Cosa importa allora?

L’occhio alato è un evidente rimando alla dimensione celeste e divina dell’uomo che, in quanto immagine e somiglianza del creatore ha la capacità di volare alto, di osservare le cose terrene col distacco e con la prospettiva di una dimensione celeste. Se lo sguardo, come quello dell’aquila, è fisso nel Sole: Quid tum? Che importa allora? che bisogno c’è di angosciarsi o di rallegrarsi per i colpi della sorte, sia questa benevola o malevola? La vita del filosofo è sottratta al dominio della Fortuna. L’attributo del filosofo è la concinnitas.

 

 

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2 commenti su “La “Concinnitas” albertiana

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