23 MAGGIO 1952

 

Dunque una volta all’anno un giro di boa.

Un altro anno, un altro giorno che mi avvicina all’incontro col mistero di Dio.

E Questi mi sta forgiando per quel momento con affanni, preoccupazioni, dolori perché non mi rammarichi troppo di quello che apparentemente lascerò qua.

Viviamo i nostri giorni come se fossimo eterni.

Forse perché intimamente sentiamo di esserlo.

Ma attendiamo con timore il momento del passaggio, della trasmutazione, quando l’eternità si manifesterà.

Dobbiamo fin d’ora allenare la nostra mente, che è l’anima, a liberarsi dalle cose, dalle sensazioni, dai dolori, dai piaceri, per ritrovarsi eterna in quel momento, in quel  luogo – non luogo, che Giacobbe definì “terribilis”, che non significa terribile, bensì di una sacralità somma, di fronte al cui assoluto segreto il ginocchio e la testa non possono che piegarsi.

 

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