APRIRSI AL MISTERO

Il Rotary Club San Casciano Chianti ha invitato Paolo Brosio ad esporre una sua richiesta di aiuto per la costruzione di un pronto soccorso a Medjugorje. Milioni di persone vi si recano infatti in pellegrinaggio, senza trovarvi alcun presidio medico.

Alcuni di noi erano scettici su quell’invito, ma io come presidente sono stato lieto di averlo fatto. Medjugorje non è infatti un luogo qualunque. Tutti sanno che vi avverrebbero apparizioni mariane, episodi fuori dell’ordinario che in alcuni suscitano fastidio, in altri fanatismo, in altri scetticismo, in altri infine una fede profonda. La Chiesa è divisa nel suo giudizio e ad oggi non ha mai confermato la veridicità delle presunte apparizioni. Eppure i pellegrinaggi a Medjugorje continuano senza sosta e vi giungono credenti e non credenti, fedeli e curiosi. Qualunque sia la loro estrazione culturale, sociale, religiosa, tutti rimangono scossi da quanto avvertono, dalla sensazione che quel luogo vibri di una straordinaria energia.

Comunque la pensiamo, non possiamo dunque ignorare ciò che avviene a Medjugorje. Di fronte alla fede di una moltitudine, dobbiamo porci con umiltà e stupore, aprendo la mente al mistero, perché come tutte le apparizioni mariane anche quelle presunte di Medjugorje sono una porta aperta sull’inconoscibile: “Ci sono più cose in cielo e terra Orazio, di quante le tue filosofie possano mai immaginare”, così Amleto. Se pensiamo che nel Rinascimento la filosofia coincideva con la scienza naturale, oggi potremmo parafrasare così la celebre frase di Shakespeare: “Ci sono più cose fra cielo e terra, Orazio, di quante la tua scienza possa mai concepirne”.

Voglio allora proporvi la citazione da un libro che molti conosceranno: “Inchiesta su Maria”, scritto a due mani da un laico, Corrado Augias, e da uno studioso di mistica, Marco Vannini, sotto forma di domande e risposte. Le parole sono di Vannini e le trovo adatte alla nostra riflessione:

Il fenomeno delle apparizioni mariane è imponente, non solo per quantità. Non può essere sottovalutato o squalificato riducendolo sbrigativamente ad allucinazioni o a condizioni psichiche alterate.

Quando si parla di queste cose si ha a che fare in genere con due posizioni pregiudiziali: quella di tipo positivista, scientista, che considera tali fenomeni bugie o patologie. Quella fideista, che le ritiene invece rivelazioni soprannaturali. Queste due posizioni così lontane hanno tuttavia un aspetto comune: il dualismo naturale – soprannaturale. Una posizione cancella il soprannaturale; l’altra lo rivendica per un motivo opposto e parallelo.

Il confine fra naturale e soprannaturale è impossibile da tracciare, anche perché all’origine di molti fenomeni cosiddetti paranormali ci sono dati non comprovabili, che superano le nostre conoscenze, senza che per questo li si debba ascrivere al soprannaturale, al divino. Del resto anche la fisica più aggiornata ci dice che la materia nella forma conosciuta rappresenta solo il 6% del totale esistente. Il resto si trova in parte sotto forma di una materia sconosciuta, chiamata materia oscura, in parte sotto forma di energia, anche questa non ancora identificabile, chiamata energia oscura….L’energia oscura, cioè qualcosa che non conosciamo,è di gran lunga la componente dominante dell’universo.

Con ciò non si intende avvalorare ciò che a torto o a ragione chiamiamo soprannaturale, ma solo richiamare a un saggio principio di modestia: siamo circondati dall’ignoto.

Il miracolo, il prodigio, la visione non dimostrano nulla di soprannaturale…Gesù, proprio perché è stato un taumaturgo (questo non lo nega nessuno, altrimenti non si spiegherebbe il suo seguito), non dà valore ai prodigi, anzi, considera privi di vera fede e perversi gli increduli che cercano prodigi…In questo senso, il duca Federico di Brunswick, ad esempio, che si convertì al cattolicesimo quando fu testimone della spettacolare levitazione di San Giuseppe da Copertino nella basilica superiore di Assisi, non è un esempio di fede cristiana, perché quella levitazione non dimostra la verità di una fede, ma solo l’eccezionalità del fatto e la capacità di chi lo compie. Anche i sadhu indiani riescono a levitare.” (Corrado Augias, Marco Vannini “Inchiesta su Maria” Milano, Rizzoli 2013, pp.240 – 246).

Vedete: abbiamo un dono stupendo, una razionalità, una curiosità, una sete di conoscenza, che ci distinguono dagli animali, che ci rendono il vertice più alto nella struttura di questo mondo. Tornano alla mente i celebri versi di Dante: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Inf. XXVI, 118-120). Facciamo attenzione: per Dante la conoscenza non può essere separata dalla virtù, cioè dall’etica. Ma purtroppo è proprio questo che contraddistingue il nostro tempo, la separazione brutale della scienza e della tecnologia dal senso morale.

Abbiamo sostituito la scienza alla metafisica e, traguardo dopo traguardo, ci siamo impegnati in una corsa inarrestabile verso una conoscenza che, priva di un’etica dell’umiltà, si rivela ogni volta inadeguata a comprendere il mistero. E’ proprio la ragione infatti a dimostrarci come, nonostante il superamento di ogni meta, ci troviamo a comprendere solo una parte infinitesima della realtà in cui siamo immersi. Nell’affrontare i misteri del cosmo la nostra scienza razionale ancora oggi non trova di meglio che elaborare teorie ed ipotesi che hanno il sapore di nuovi miti, una metafisica laica che tenta di spiegare l’inspiegabile. Il mistero implica infatti la metafisica e non lo scientismo. Così la teoria del Big Bang, o quella delle cosiddette Stringhe o Corde, hanno il sapore e in fin dei conti i medesimi contenuti di miti dell’antichità.

Ci aggrappiamo con ostinazione alla rassicurante certezza dei sensi, eppure siamo consapevoli che essi sono in grado di captare solo una minima parte delle vibrazioni che ci avvolgono e che formano la realtà del cosmo. I nostri occhi ed i nostri orecchi possono percepire una gamma limitata di frequenze, ma la tecnologia che usiamo per amplificarli ci apre frontiere impensabili. La fisica quantistica spalanca uno spiraglio sull’infinitamente piccolo, mettendo in discussione la realtà sensibile, avventurandosi in quella incognita delle particelle e scoprendo che essa funziona in modo metafisico. Ci immergiamo così in una dimensione dove il tempo e lo spazio non esistono più, accorgendoci con stupore che due particelle, pur poste in tempi e spazi diversi e fra loro lontanissimi, interagiscono simultaneamente allo stimolo impresso ad una sola delle due. In questa dimensione ignota, la bilocazione, che nella nostra realtà si racconta di certi mistici come san Pio da Pietrelcina, appare un fatto normale. Il mondo quantistico sembra costituire il confine precario fra la dimensione dei sensi e le altre che ormai la fisica ipotizza con sempre maggior consapevolezza, nelle quali fenomeni come la telepatia o la levitazione, che i testimoni raccontavano di Santa Teresa D’Avila e di San Filippo Neri, rientrano nell’ordine delle cose.

 

Dobbiamo allora imparare con umiltà a cambiare il nostro approccio al reale, a trascendere la limitata conoscenza dei sensi e, seguendo ciò che i mistici hanno sempre intuito, affidarsi a quell’Intelligenza che si apre al mistero, prendendo la ragione per mano e conducendola con sé, come simbolicamente fece Beatrice con Virgilio (ancora l’insuperabile ed esoterica mistica di Dante). Lasciamo che il mistero irrompa nella nostra vita, come indizio, come finestra precariamente aperta su quella realtà nascosta della quale il mondo sensibile e’ solo l’epidermide esterna.

Apriamo la nostra mente inducendola a riconoscere, in tutti gli accadimenti inspiegabili, le possibili irruzioni nel mondo sensibile di una realtà invisibile che ci avvolge, le finestre su dimensioni parallele che gli antichi simbolicamente chiamavano Inferno o Paradiso e che noi possiamo definire come quelle di un’Energia intelligente. Un’Energia che a Fatima, già nell’epoca dei media, permise di vedere ad una folla di diecimila persone, tutte nello stesso momento, il sole abbandonare la sua posizione nel cielo per effettuare rocambolesche acrobazie: è ovvio che in realtà il sole non si spostò mai, ma quale energia condizionò contemporaneamente tante menti incredule inducendovi una visione così innaturale? Parlare di una suggestione collettiva, comune a religiosi e laici, a scettici e fedeli, appare troppo riduttivo. Allora forse il miracolo, la visione, la premonizione, l’apparizione ci appariranno come elementi della realtà vera. Il mondo dei sensi si confermerà una pura illusione e l’universo il prodotto o l’emanazione di una Mente eterna.

 

 

 

 

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1 commento su “APRIRSI AL MISTERO

  • Bellissimo articolo, grazie di averlo scritto.
    Ritengo che le apparizioni mariane non possano essere tutte “bufale”. Sicuramente tra queste ci sono alcune apparizioni inventate da chi vuole farsi della pubblicità. Non so se Paolo Brosio sia uno di questi, sinceramente non penso. Non sono mai stato a Medjugorje per poter dire se si tratta di un luogo emozionante, ma sono stato in altri luoghi dove si dice che appaia la Madonna. Pregare in quei luoghi è una esperienza purissima, le parole arrivano dritte in Cielo, senza essere sporcate da interferenze.
    Un po’ mi dispiace scrivere sempre male di papa Francesco, ma è una vergogna che il papa e in genere tutta la chiesa, neghi questi fenomeni miracolosi. L’anno scorso il Pontefice commentando le letture del giorno in riferimento alla Seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi e al Vangelo di Matteo ha sottolineato che “la mondanità fa perdere sapore alla nostra testimonianza e che ci sono coloro che hanno sempre bisogno di novità dell’identità cristiana dimenticandosi però di essere stati scelti, con la garanzia dello Spirito Santo. Cercano sempre i veggenti e la lettera che la Madonna manderà alle ore 4 del pomeriggio e vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più”.

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