Due amanti

“Stasera due appassionati amanti, dopo essersi cercati ed inseguiti per giorni e giorni, si rividero sul mare.

Nessuno se n’è accorto; né io, che ho sorpreso il loro casto convegno, ne parlai ad altri per non adombrare di curiosità volgare la loro gioia serena.

Come avvenne? udite.

 

Il sole tramontava schietto e raggiava ugualmente verso tutto il cielo.

Nell’aria non v’erano nubi che tentassero ricoprirlo, ond’egli nella sua innocente nudità neppure arrossiva.

Per tanto quieto candore la gente non aveva cura né sguardi ed ognuno rimaneva al suo lavoro ed al suo intimo pensiero.

Io invece, che l’osservavo, lo vidi d’un tratto, già presso a sparire nel mare, gonfiarsi orgoglioso e farsi vivido e rosseggiante.

 

Mi volsi rapido ad oriente.

La luna piena era comparsa sopra i monti, pallida, evanescente nell’azzurro.

Una carezza di ardore le giunse improvvisa dal sole ed essa parve un petalo di rosa veleggiante.

In quel momento i due astri, nella loro pienezza si divisero la signoria del cielo. 

Il sole ad occidente, la luna ad oriente.

Il sole fulgido di ardore, la luna pallida di languore. 

 

Poi il sole calò precipite in mare.

La luna, guarita da quella carezza, cominciò ad incedere maestosa verso il colmo e più rifulgeva ad ogni passo ed imperlava di luccicori i monti, le foglie, le onde e le pupille.

O sole, o luna, o casti amanti che io non ho tradito, mi accoglierete benigni quando mi dissolverò nell’azzurro?”

 

da Guglielmo Vita “Dolce Versilia” Firenze 1932

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32 commenti su “Due amanti

  • Queta nota mi fa pensare al solstizio.
    Il Solstizio estivo è chiamato, per la ruota pagana delle Feste, Litha.In età precristiana questo giorno era considerato sacro al pari di un capo d’anno e da cui l’usanza di trarre dei presagi. Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nella costellazione del Cancro, simbolo delle acque e dominato dalla Luna dando origine all’unione delle due opposte polarità che si incontrano.
    Il Sole è la parte maschile e la Luna quella femminile e il sole, al solstizio d’estate, raggiunge la sua massima inclinazione positiva. Simbolicamente questo fenomeno è rappresentato dalla stella a sei punte dove il triangolo di Fuoco e il triangolo dell’Acqua si incrociano.
    Ognuno festeggi come crede, ma celebri la Natura in comunione col proprio Spirito.

  • Il capricorno, porta del solstizio d’inverno, è un segno zodiacale femminile, mentre il cancro, porta del solstizio d’estate, è un segno maschile. Nel solstizio d’inverno la luce del sole, che si trova al suo minimo, inizia a salire, e così il femminino ascende sino all’ empireo. Nel solstizio d’estate la luce è all’apice ed inizia a discendere così il maschio scende verso l’abisso per unirsi nuovamente nell’eterno divenire. Corpi eterei, sigizie primordiale, in continuo movimento, armonia cosmica per perpetuare il divino.
    E’ la Scala di Giacobbe

  • L’amore vince la morte. Nel Cantico dei Cantici, allegoria della trasmutazione dell’uomo in Uomo, si legge:
    “Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto? Sotto il melo ti ho svegliata; là,
    dove ti concepì tua madre, là, dove la tua genitrice ti partorì. Mettimi come sigillo sul tuo
    cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli
    inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi
    acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo.”
    Amore, abusata parola, mal interpretata. Amore confuso con passione sfrenata e travolgente. In realtà amore è silenzio, contemplazione, estasi. O forse amore è entrambe le cose, passione e estasi?
    Esiste un’amore che procrea e un amore che genera, uno terreno e uno celeste?

  • si, è la tradizione delle due Afroditi, l’una tesa alla generazione nella mente, l’altra alla generazione nella materia animata, la prima genera la sapienza, la seconda genera la vita. Ma in realtà tutto è VITA, sia la mente che il corpo, sia l’eterno che il mortale.

  • Non avendo di questi tempi la testa ‘in testa’.. copio e ripeto qualcosa di mio che mi pare pertinente.. dal solstizio d’estate di 9(5+4!) anni fa’…
    ….Talità Kum, Puella surge, ( Marco, 5.41) alzati e cammina ma, festina lente… affrettati lentamente, anima ‘in sonno’, verso l’Alto Passo, il centro dell’incrocio.

    Che ci faccio quaggiù schiavo delle passioni, se Tutto è laggiù, lassù ?
    Le passioni ci attraggono al centro, ma non esiste centro senza circonferenza, a volte quadrata, e viceversa. Non si può pretendere di andare al centro delle proprie passioni, senza tener conto dell’altro, degli altri, della circonferenza, della periferia: quel cerchio perfetto, simboleggiato da Uroboros, che in circolo ogni cosa racchiude e rende viva, reale, pur nelle naturali opposizioni: bene e male, luce e ombra, alto e basso, dentro e fuori, amore odio…il Cosmo in divenire, dove tutto e nulla coincidono ma non si annullano, in una vibrazione incessante, nel fulgore glorioso della divina Veritas , che… “ A poli opposti, opposti poli oppone “… in cerca di unità.
    Errore illudersi di poter stare al centro eludendo la periferia. Errore illudersi di poter quadrare il cerchio, senza tener conto di questo spazio ricolmo, circoscritto e infinito. Errore di chi vorrebbe operare una fusione che solo in cielo, nei tempi ultimi, liberi dalla necessità, potrà operarsi; non qui e ora dove le opposizioni si oppongono, si attraggono e si respingono.
    Sarebbe un suicidio del corpo e dell’anima, un’estinzione impossibile in vita, regno del Solve et Coagula, sarebbe una innaturale frammentazione definitivamente separatrice, diabolica, un impietramento arimanico, vittoria delle forze infere, un tentativo tragico di annullare le diversità e le opponenti difficoltà, cristallizzandole nella fredda ripetizione senza contrasti, senza speranza, senza battaglia, invece di sublimarle attivamente nell’attesa paziente e certa della mistica Conjunctio, le nozze mistiche nella Gerusalemme Celeste, tonda e quadrata, dove gli ET-ET si fondono nell’Unità, la vittoria finale, il premio dei giusti. Il Faust ci prova ad avere tutto e subito, in terra, ovviamente senza possibilità di riuscita.
    Quaggiù, nel tempo del volgimento, serpeggiante è la via, irta di pericolosi miraggi e attraenti illusioni, non c’è rosa (né Rosai…) senza spine.
    “ Empi ‘l bicchier c’hè vòto, vòta ‘l bicchier c’hè pieno, non lo lasciar mai vòto, non lo lasciar mai pieno. “, ma senza ubriacarsi, però. Marsilio Ficino mi tornò a mente passando di fronte a Villa La Loggia, luogo d’incontro dei Neoplatonici fiorentini, anche loro Fedeli d’Amor,
    ’che mòve ‘l sole e l’altre stelle .
    Quell’ Amor di cui siamo poveri e perciò perennemente in cerca quale àncora di salvezza in questo mondo difficile e complicato, con pericoli imprevedibili ad ogni piè sospinto che ci costringono ad un continuo stato di difesa, spesso minando il carattere, togliendo il sorriso gioioso, spontaneo nei fanciulli, naturale forse nei semplici che non si pongono tanti problemi e prendono quel che gli capita e, forse vivono meglio. Dunque, Carpe Diem ? , ma come si fà, tutto scorre… Panta Rei…

    Quell’Amor che ci sfugge di nuovo quando pensiamo di averlo trovato, Araba Fenice, e ci costringe ad un pellegrinaggio senza posa, una caccia al tesoro nascosto , arrampicandoci sugli specchi della necessità, una cerca infinita, senza spazio né tempo, un Santo Graal inaccessibile.
    Appena dici Zen, già non è più; un attimo che racchiude passato presente e futuro, come il Solstizio…

    Un attimo nell’eternità fra il giorno meno lungo e il giorno più lungo; come il punto che non c’è, all’ incrocio dell’infinito Verticale con l’infinito Orizzontale, nella Croce.
    Si può sentire, forse vedere, ma non toccare…
    Alessandro Rosai

  • Deh peregrini, che pensosi andate

    Forse di cosa, che non v’è presente [223],

    Venite voi di sì lontana gente,

    Com’alla vista voi ne dimostrate?

    Chè non piangete quando voi passate

    Per lo suo mezzo la città dolente,

    Come quelle persone, che neente

    Par che intendesser la sua gravitate [224].

    Se voi restate, per volere udire,

    Certo lo core ne’ sospir mi dice,

    Che lagrimando n’uscirete pui.

    Ella [225] ha perduto la sua Beatrice;

    E le parole, ch’uom di lei può dire,

    Hanno virtù di far piangere altrui.

  • grazie amici per i vostri commenti, anche per quello di Angela al post su Tempo e Reincarnazione, che mi sembra quasi da inserire dopo questo di Alessandro. Sono riflessioni così belle che meritano attenzione e commento. Mi riprometto di farlo fra qualche giorno, quando spero avrò un po’ più di tempo per leggerle con attenzione. Questi giorni sono per me frenetici di impegni che si accavallano. Scusatemi ed a presto parlare fra noi.

  • Mi son ritagliata un momentino, stamattina, per leggere un sonetto, che ti copio, di G.B.Marino:

    E ‘n lei, ch’arde e desia
    già languida e smarrita,
    d’un vasel di rubin tal pioggia versa
    di gioia, che sommersa
    in quel piacer gentile,
    cui presso ogni altro è vile,
    baciando l’altra,
    ch’a baciar l’invita,
    al fin ne more, e quel morir è vita.

    Sopra scrivi delle due Afroditi, amor sacro e amor profano, ma non rispondi alla mia domanda… che ti rivolgo ora più esplicita:
    Può, chi ama, desiderare altro amore? O deve invece morire l’amore per provare nuovo amore?(scusa la ripetizione)
    Deve spegnersi la passione per accendere l’estasi?
    Credo di sì, la passione impigrisce i sensi e ci pare di non aver bisogno d’altro che di ri-cercare la passione.
    Il fuoco dell’estasi si accende nel buio profondo della solitudine, quando la vita tace e il bacio d’amore ha già assorbito ogni respiro.
    Parliamone. AC

  • Quali domande, Angela! Io non so rispondere…
    Non so se davvero la visione estatica si spalanchi quando il bacio ha assorbito il respiro ed i sensi si assopiscono. Forse solo allora, nella morte di bacio come la chiamano i mistici ebraici, si apre il senso sublime che permette di andare oltre. Come il sonno spalanca le porte al sogno ed alla profezia, così il silenzio dei sensi spalanca la porta alla luce che illumina ciò che era oscurato e invisibile.
    Ma in ogni caso l’Amore è la chiave di tutto: l’Amore per il creato, l’Amore per la vita, l’Amore per la propria donna o per il proprio uomo.
    Che differenza c’è fra Amore e Passione? Fra Amor e Voluptas? Chi precede e chi segue? La passione non impigrisce i sensi, a mio parere, ma assopisce il senso ultimo, il sesto, o meglio quello che non ha numero. E penso che Amore induca Passione, ma che a sua volta Passione introduca nuovamente ad Amore e che questo secondo Amore, depurato da ogni scoria, sia la Porta per il silenzio dei sensi e per l’estasi: la morte del bacio sulla bocca. “Osculor osculis oris suis…”
    Allora i due amanti vivranno insieme il mistero della loro unità. Una persona sola, fin dall’inizio dei tempi presente nella Mente creatrice, destinata ad una temporanea divisione per la generazione della vita e per la generazione della sapienza.
    A presto Angela…

  • Leggo.
    Dell’ebraismo purtroppo so molto poco e quel poco mi proviene solo da qualche lettura, non avendo avuto accesso alla cultura ebraica, mi astengo dal commentare il tuo accenno alla Morte di Bacio. Che, così a occhio, mi pare abbia però implicazioni diverse dall’amore, ma esoteriche e sapienziali.
    Ti segnalo comunque, per quanto riguarda il Bacio, un libro interessante che per me è stato un viatico alla scoperta di GB Marino, che avevo altrimenti come sola conoscenza scolastica.

    NOSEDA M, Il bacio di carta. La parabola di un topos tra rinascimento e
    barocco, in E. Marsch, G. Pozzi (éds.) Thematologie des Kleinen,
    Fribourg: Éditions Universitaires Fribourg Suisse, 1986

  • ‘Può, chi ama, desiderare altro amore? O deve invece morire l’amore per provare nuovo amore?…………………..’

    Domanda da un milione di dollari…

    Amor, quando mi membra
    li temporal’ che vanno,
    che m’han tenuto danno,
    già non è maraviglia s’io sconforto,
    però c’alor mi sembra 5
    ciascuna gioia affanno,
    e lealtate inganno,
    e ciascuna ragion mi pare torto.
    E paremi vedere
    fera dismisuranza, 10
    chi buono uso e leanza
    voglia a l[o] mondo già mai mantenere,
    poi che ‘n gran soperchianza
    torna per me piacere,
    e ‘n gran follia savere, 15
    per ch’io son stato, lasso, in grande er[r]anza.
    Ma lo ‘ncarnato amore
    di voi che m’ha distretto,
    fidato amico aletto,
    mi sforza ch’io mi deg[g]ia rallegrare. 20
    Dunqua mi trae d’er[r]ore,
    ché ‘l tuo valor perfetto
    mi dà tanto diletto,
    che contro a voglia aducemi a cantare.
    Però m’ha confortato 25
    e sto di bona voglia
    . . . . [-oglia]
    de lo noioso tempo intrebescato;
    ma par che ‘n gioi’ s’acoglia
    l’affanno c’ho portato, 30
    guardando al tuo trovato,
    amico, che d’er[r]anza mi dispoglia.
    Ma par ca per usag[g]io
    avenga spessamente
    c’omo ch’è canoscente, 35
    per molto senno ch’ag[g]ia e cortesia,
    ch’ello pregia non sag[g]io:
    così similemente
    m’ave[n] di te, valente,
    discreto e sag[g]io e nobil tut[t]avia, 40
    ca più ch’io non son degno
    e non ho meritato
    sono da te pregiato,
    onde di grande amor m’ha’ fatto segno.
    E como se’ ‘nsegnato, 45
    dotto e di ric[c]o ingegno!
    Per ch’io allegro mi tegno,
    veg[g]endo te di gran savere ornato.
    La salamandra ho ‘nteso,
    agendo vita in fuoco, 50
    che fora viva poco
    se si partisse da la sua natura;
    del pesce sono apreso
    che ‘n agua ha vita e gioco,
    e, se parte di loco, 55
    ag[g]io visto c’ha vita pic[c]iol’ ora.
    Ed ogne altro alimento
    notrica un animale,
    ciò ho ‘nteso, lo quale,
    se se’n parte, che viene a finimento: 60
    così tanto mi vale
    lo tuo inamoramento,
    che mi dà alegramento,
    e sanz’esso dub[b]ierei aver male.
    Canzon, va’ immantenente 65
    a quelli che ‘n disparte
    dimora in altra parte,
    ed èmi ciascun giorno pros[s]imano;
    ed imprimieramente
    salutal da mia parte, 70
    poi digli che non parte
    lo meo core da lui, poi sia lontano;
    digli che ‘n pensagione
    mi tiene e ‘n alegranza,
    tanto mi dà baldanza, 75
    lo meo core ch’e stato [‘n] sua magione,
    ca vi fe’ adimoranza
    per certo in istagione:
    dunqua ben fa ragione,
    poi ch’è suo propio, se ‘l guarda ed avanza. 80
    Bondie Dietaiuti

  • Amor sacro e Amor profano…Venere celeste e Venere volgare…Afrodite Urania e Afrodite Pandemia…
    Ma ci interessa davvero tutto questo?
    Lasciamoci avvolgere dal fuoco dell’Amore e della Passione, gustiamo il vino inebriante dell’innamorarsi: di nient’altro abbiamo bisogno.

  • Vero, caro Fratres Templi, è la classica domanda a cui si risponde non con le parole.
    Tu hai centrato il mio dilemma! Tutti abbiamo vissuto l’amore, appassionato, fuorviante, risolutivo, nelle diverse età della vita.
    Gli adolescenti vivono l’amore come lo canta GB Marino, amore intero, che non concede sconti. Nella maturità abbiamo vissuto l’amore appassionato, che fa fremere di desiderio. Ma pur sempre si tratta di sentimenti fluidi, che si colgono con i 5 sensi. Il profumo dell’amata, il colore dei suoi occhi, il sapore della sua bocca, la forma del suo corpo, il suono della sua voce.
    Quello che, da tutto ciò, è escluso è l’anima. Credo che ciascuno di noi abbia un compagno/a ideale, colui o colei che unito a noi stessi costituisce la sigizie primigenia. A volte non lo troviamo in questa vita, altre volte, raramente, lo incontriamo ma non lo riconosciamo e allora per tutta la durata di questa esistenza siamo come profughi d’amore.
    In casi estremamente rari riusciamo non solo a riconoscerla ma anche a ricongiungerci a quell’altra parte di noi e allora l’amore scende nell’anima immortale e la inonda di sole (fuoco).
    Chi ama la persona sbagliata cerca incessantemente altro, non è mai pago. Errabondo da uno stato percettivo all’altro, avverte l’estraneità di coloro che lo circondano. Credo che per conoscere l’Amore, quello che apre le porte della Conoscenza, si debba comunque, sempre, uccidere l’ amore che scaturisce dai sensi, quello che ci tiene lagati con i suoi lacci.
    Mi fermo qui.AC

  • Forse hai ragione. Bisogna spegnere i sensi per sprofondare nel silenzio della conoscenza, quando il buio improvvisamente si inonderà di luce. Ma gli amanti che sono travolti dal vortice della passione devono davvero uscirne? E se sono i due nell’uno, giungeranno insieme a quel silenzio sospeso e sereno che prelude all’irruzione della realtà nascosta? O l’uno e l’altro andranno avanti separatamente?
    Io oggi penso che l’amore indotto dalla passione dei sensi sia il passaggio necessario che introdurrà entrambi, insieme, nella camera dello Sposo, dove la passione si appaga e l’Amore si incendia di ri-conoscenza. Lì entrambi si ri-conosceranno e ri-conosceranno la loro natura unica, il perfetto Giardino luminoso da dove provengono.

  • “Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
    che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
    e ‘l vago lume oltra misura ardea
    di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi;

    e ‘l viso di pietosi color farsi,
    non so se vero o falso, mi parea:
    i’ che l’esca amorosa al petto avea,
    qual meraviglia se di subito arsi?

    Non era l’andar suo cosa mortale
    ma d’angelica forma, e le parole
    sonavan altro che pur voce umana.

    uno spirto celeste, un vivo sole
    fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale,
    piaga per allentar d’arco non sana.” (DANTE?)

  • Per tanto pianger quanto li occhi fanno,

    lasso!, faranno l’altra gente accorta

    dell’aspra pena che lo mi’ cor porta

    d’i rëi colpi che fedito l’hanno.

    Ch’e’ mie’ dolenti spiriti, che vanno

    pietà caendo, che per loro è morta,

    fuor de la labbia sbigottita e smorta

    partirsi vinti, e ritornar non sanno.

    Quest’è quel pianto che fa li occhi tristi

    e la mia mente paurosa e vile

    per la pietà che di se stessa prende.

    Oi spïetata saetta e sottile,

    che per mezzo del fianco il cor m’apristi,

    com’è ben morto chi ’l tu’ colpo attende!

    (Dino Frescobaldi)

  • Quest’è la giovanetta ch’Amor guida
    ch’entra per li occhi a ciascun che la vede;
    quest’è la donna piena di merzede
    in cui ogne vertù bella si fida.

    Vielle dinanzi Amor, che par che rida,
    mostrando ‘l gran valor dov’ella siede
    e quando giunge ov’umiltà la chiede,
    par che per lei ogni vizio s’uccida.

    E quando a salutar Amor la n’duce,
    onestamente li occhi move alquanto,
    che danno quel desio che ci favella.

    Sol dov’è nobiltà gira sua luce,
    el su’ contraro fuggendo altrettanto
    questa pietosa giovanetta bella.

    Dino Frescobaldi

  • Renzo….”Lasciamoci avvolgere dal fuoco dell’Amore e della Passione, gustiamo il vino inebriante dell’innamorarsi: di nient’altro abbiamo bisogno.”

    ‘Confessio’…

    Fin dalla ‘tenera’ età pensavo che amore e passione fisica fossero due cose distinte… Poi mi resi conto che potevano ‘convivere’… anzi…

    Ma la scintilla che moveva ‘il sole e l’altre stelle’… per me è sempre stato un sentimento amoroso iniziale.. foss’anche di un giorno.. poi, non sempre, seguivano le passioni, le delusioni, gli addii… quante tristezze alle stazioni, agli aereoporti…
    Gli amici, tutti più ‘vecchi’, mi prendevano in giro.. “vaih!.. alessandro s’è ‘nnamorato un’altra volta…” ma, strano, le ragazze dei miei amici parlavano più volentieri con me che con loro… e nascevano gelosie… ma io non ho mai fatto il galletto con loro!.. anche se spesso mi attraevano…
    Ho rincorso amori e passioni in giro per il mondo.. (lavoravo nelle airlines..).. ma solo a 27 anni, nel ’70 decisi di ‘fidanzarmi’.. volevo ‘fermarmi’.. ‘metter sù famiglia’..
    La fiancè, Anna sudafricana, troppo bella.. troppo giovane.. (21 anni).. la sua famglia si mise di mezzo.. e tutto finì miseramente.. a New York… nel ’72… ancora ne porto le cicatrici…

    Nel ’73, periodo ‘molto freak e spensierato..’ a Firenze conobbi mia moglie.. inizialmente, contrariamente ai miei precedenti, più passione che amore… fin dall’inizio ‘Dramma del controllo’ (v. Redfield-Celestino).. nessuno mollava.. e giù scontri.. ma l’amore si faceva strada.. e la passione durava.. poi nel ’76 e ’77 gli adorati figli.. ma il ‘dramma del controllo’ continuò… e non è ancora finito… Amore, affetto, bene o male permangono… ma.. ma.. qualcosa si è rarefatto… forse ‘l’amicizia spirituale… la complicità…’ (ma c’era?)
    .. e ‘il controllo’.. miete vittime…
    Solo in rarissime occasioni non sono stato uno ‘stinco di santo’… ‘

    “Quell’Amor che ci sfugge di nuovo quando pensiamo di averlo trovato, Araba Fenice, e ci costringe ad un pellegrinaggio senza posa, una caccia al tesoro nascosto, arrampicandoci sugli specchi della necessità, una cerca infinita, senza spazio né tempo, un Santo Graal inaccessibile.”….

    Ancora dal mio ‘Solstizio 2000’:
    “Conoscere il corpo e l’anima ( “ Della natura del corpo e dell’anima “, Guglielmo di St. Thierry , ispiratore di molte opere di S. Bernardo ), può essere il salvacondotto e mitigare senza rischi l’amicizia spirituale ( “ Dell’amicizia spirituale “, Ailredo di Rielvaux, Cistercense, stessa epoca. ), pericolosa invero, ti può scivolare addosso come un sudario impalpabile, velata da un sottile e a volte ambiguo eros, che ne può trascendere le valenze meramente fisiche a cui non sempre sappiamo dare peso o forma, ma che esiste in ogni rapporto che ci attrae, a vari livelli: più o meno fisici o amorosi, più o meno spirituali o amichevoli, etici, estetici, artistici; maschile o femminile, homo-eterosex che sia, non ne cambia il senso. Il piacere di piacere; anche il piacere di piacersi, un’amicizia con se stessi, certamente velata da Narciso, che si specchia nell’acqua del lago; un Narciso non egoista però, che dà anche al lago, l’altro da sé, la possibilità di specchiarsi nei suoi occhi senza fondo. Anche questo è parte dell’Amor. ( Spunti da “ I due Narcisi “, prefazione a “L’alchimista”, di Paulo Coelho . )
    Una ‘Fedeltà d’Amor’, una ‘Chanson de Geste’, un ‘Amor cortese’…???
    “ Ama , anz’ardi, ‘chè chi muore, non ha da gire al ciel, nel mondo, altr’ale.” Michelangelo.

    Difficile catalogare gli affetti, i sentimenti.. difficile tenere lo sguardo fisso nel proprio piatto.. difficile separare amore da passione e da responsabilità.. invidio chi ci riesce… e più tempo passa più diventa difficile…
    ‘Motus in fine velocior’…

    ’Āmēn- אמן

  • LA PROFEZIA DI CELESTINO…

    LA PRIMA ILLUMINAZIONE:

    Affiora sempre inconsciamente, causando un profondo senso di irrequietezza. Siamo tutti alla ricerca di appagamento nella nostra esistenza e non vogliamo assolutamente accontentarci.
    Questa ricerca incessante è ciò che si nasconde dietro all’atteggiamento “io-prima-di-tutti”.
    Quando si tratta di rapporti umani, siamo talmente pieni di pretese da renderli quasi impossibili.
    Quando due persone pretendono troppo, e ognuno dei due si aspetta che l’altro viva per forza nel suo mondo affiancandolo in tutte le sue attività, si scatena inevitabilmente un conflitto di personalità.
    Abbiamo la tendenza a controllare e dominare gli altri, seppure a livello inconscio. Vogliamo conquistare l’energia che scorre tra le persone perchè in qualche modo ci rafforza, ci fa sentire meglio.
    il concetto di dipendenza spiega l’insorgere delle lotte di potere nell’ambito dei rapporti d’amore.
    Ci siamo sempre chiesti cosa provochi la fine della gioia e dell’eccitazione provocati dall’amore, trasformando la relazione in un conflitto.
    E’ la conseguenza dello scambio di energie tra le persone coinvolte.
    Quando nasce l’amore, tra due persone avviene uno scambio di energia a livello inconscio, ed entrambe si sentono piene di ottimismo e in forma smagliante. Questa è la sensazione eccitante dell’essere innamorati.
    Sfortunatamente, quando qualcuno si aspetta questa sensazione da un’altra persona finisce per allontanarsi dall’energia dell’universo e dipendere sempre più da quella del suo compagno. Subentra allora la convinzione che non ve ne sia mai abbastanza, così il flusso si interrompe e i due innamorati ricadono nel loro dramma infantile, cercando di controllarsi a vicenda per rubarsi l’energia. A questo punto la relazione degrada nella solita lotta per il potere.
    Ci muoviamo come se seguissimo il percorso di un cerchio incompleto. Come la lettera C. Siamo molto sensibili nei confronti di una persona dell’altro sesso, un altro semicerchio, che arriva e si unisce a noi – completando così il cerchio – e ci dà un’esplosione di ottimismo ed energia che ci fa sentire interi come se fossimo in connessione con tutto l’universo.
    In realtà ci siamo semplicemente uniti a un altro essere che come noi è alla ricerca della sua metà.
    Questa è la classica relazione di dipendenza.
    Il problema con questo nuovo essere più completo, questa O che entrambi credono di essere diventati, è che ci sono volute due persone per farne una intera: una fornisce l’energia femminile, l’altra quella maschile. Entrambe le persone coinvolte vogliono avere il controllo su questa nuova entità che hanno creato e vogliono comandarsi a vicenda. Questa illusione di completezza sfocia sempre in una lotta per il potere.

    Dobbiamo completare da soli il nostro cerchio.
    In teoria bisognerebbe provare da soli la sensazione di benessere ed euforia che ci assale all’inizio di una relazione dipendente. Devi prima conoscere l’altro in profondità. Solo a questo punto inizia la tua evoluzione e puoi trovare la speciale relazione romantica che fa per te.

  • caro Alex,
    grazie per tutte le cose che hai inserito, una più bella dell’altra.
    Grazie anche per il dono dei tuoi sentimenti e dei ricordi personali, così coinvolgenti.

    Quanto alla prima illuminazione, è solo la conclusione che non mi trova d’accordo.

    Penso infatti che quando le due C si trovano e si fondono diventando un O, il percorso non sia ancora completo.
    Mi spiego meglio.

    La legge di amore e passione conduce alla fusione delle C, ma la O che ne scaturisce non è una conclusione. E’ necessario che la O si apra ancora, che una delle C svincoli una delle due estremità che la tengono avvinta all’altra e vada avanti, in modo che l’altra C la raggiunga, ricomponga la O e sia quindi lei a procedere avanti.
    Allora sarà la prima a risalire a sua volta e a ricomporre la O, e così via ancora e ancora e ancora, perché la O deve diventare una spirale.
    Lasciarsi e ricomporsi, passione che produce appagamento, quindi desiderio/nostalgia dell’Oltre. Ancora passione, appagamento e desiderio. Perché la Vita è una spirale, un vortice. E l’Amore non sfugge a questa regola, ne è anzi il Motore.

    Il ritmo dell’Amore è quello delle tre Grazie o delle tre figure femminili che danzano insieme: Desiderio, Appagamento, Passione; Amor, Chastitas, Voluptas. Non c’è interruzione nella danza, cambia solo il movimento, più o meno veloce e, forse, il tempo dell’appagamento.

    Penso che quando una persona trova il compagno/a che non è il suo vero doppio, la spirale prima o dopo si spezzi e non riesca a progredire. Quando invece due sigizie si uniscono, la spirale si avvita verso l’infinito, in un moto ascensionale che è un respiro, perché anche il respiro è un movimento triplice: ispirazione, pausa, espirazione…La spirale d’Amore è il respiro della Vita, il respiro di Dio.

    E’ questo penso che intendeva Angela quando ha inserito il bel commento che in parte trascrivo: “Credo che ciascuno di noi abbia un compagno/a ideale, colui o colei che unito a noi stessi costituisce la sigizie primigenia. A volte non lo troviamo in questa vita, altre volte, raramente, lo incontriamo ma non lo riconosciamo e allora per tutta la durata di questa esistenza siamo come profughi d’amore.
    In casi estremamente rari riusciamo non solo a riconoscerla ma anche a ricongiungerci a quell’altra parte di noi e allora l’amore scende nell’anima immortale e la inonda di sole (fuoco)”.

    Quando la spirale non si rompe, perché due persone ricompongono un’unità dispersa all’origine della creazione, ecco che la loro vita diventa parte del respiro divino e davvero l’Anima, unica ormai, è inondata di luce e conosce se stessa.
    Per questo quando due persone sono così unite, spesso non sopravvivono l’una all’altra, perché la loro spirale scivola integra e senza interruzione nell’infinito da cui è scaturita.

    Non posso che concludere con un sussurro: ti amo, come il primo giorno che ti vidi.

  • Alex, che bel frammento di vita hai condiviso in questo blog!
    La “complicità” tra te e la tua donna, che tu senti venuta meno,
    è un frutto che si coglie verde. Con il passare degli anni sfuma nell’amichevole intesa che c’è tra i coniugi,…quando le cose vanno. La complicità è passione, l’amichevole intesa è…affetto. C’è chi non apprezza la differenza, ma per chi ama vi è un abisso.
    Incollo sotto un brano del Marino, dall’Adone, che mi pare pertinente.
    “Tenera guerra e cara,
    ove l’ira è dolcezza,
    Amor sdegno, e ne le risse è pace;
    ove ‘l morir s’impara,
    l’esser prigion s’apprezza,
    né men che la vittoria il perder piace.
    Quel corallo mordace
    che m’offende, mi giova;
    quel dente che mi fere adora,
    quel mi risana ancora;
    quel bacio, che mi priva
    di vita, mi raviva;
    ond’io, c’ho nel morir vita ognor nova,
    per ferito esser più, ferisco a prova.”
    (GB Marino, Paradiso infernal, celeste inferno)

  • Giovan Battista Marino
    Amori

    1 – Cantatrice crudele

    O tronchi innamorati,

    o sassi che seguite

    questa fera canora,

    ch’agguaglia i cigni e gli angeli innamora,

    ah fuggite, fuggite:

    voi prendete da lei sensi animati;

    ella in se stessa poi

    prende la qualità che toglie a voi,

    e sorda e dura, ahi lasso,

    diviene ai preghi un tronco, ai pianti un sasso.

  • Solve et coagula… coagula et solve… solve et coagula… coagula et solve…

    non v’è tregua…

    “…. ella in se stessa poi
    prende la qualità che toglie a voi,
    e sorda e dura, ahi lasso,
    diviene ai preghi un tronco, ai pianti un sasso.”

  • Bellissima, Alex.
    Marino per me è una scoperta recentissima. Ai tempi del liceo lo aborrivo…troppo melenso, pensavo.
    A Renzo invece vorrei dire che è pericoloso innamorarsi dell’Amore.
    Questo, l’ Amor ideale, è un amore che non teme confronti, se non ci sono confronti non c’è progresso. Dell’ Essere.

  • ‘Desiderare il desiderio’
    di Willy Pasini – Ed. Mondadori

    – Nella vita di coppia arriva spesso un momento in cui nulla sembra più accendere la curiosità, l’attrazione, il desiderio. Ma ci sono molti modi per ritrovare l’armonia e ridare slancio alla vita. In questo libro Willy Pasini intende illustrare le strategie vincenti per riscoprire con il proprio compagno la gioia di desiderarsi e di essere desiderati. –

    Il contenuto:

    ‘Viviamo in una società stressata e depressa, malata di consumismo, egoista, che “inquina” lo slancio vitale dell’eros: come recuperare allora la giusta misura del desiderio? Come ritrovare il brivido della passione?
    Willy Pasini ci guida nell’universo misterioso del desiderio, per capire come e dove funziona questo sentimento, quanto deve sottostare alle leggi biochimiche, quanto la psiche e le tendenze culturali lo influenzano.
    Scopriremo così i “nemici” del desiderio – la depressione, la stanchezza, la rabbia repressa, la paura dell’intimità, i conflitti di coppia.
    Ma anche i “complici”: la capacità di sorprendere il partner, di non arrendersi, alla routine, di mantenere propri spazi privati e segreti, e infine il sapere i cinque sensi. Perché il desiderio non scompare mai. Tutto al più, è nascosto o addormentato.’

  • Sposo e Sposa non equivale a marito e moglie. Si può essere giuridicammente coniugati ma non essere Sposo e Sposa. Si può convivere ed essere Sposo e Sposa. La Sposa è colei che viene dal Libano,che avrà per corona la cima dei monti, le vette dell’Hermon. Lo Sposo è colui a cui la Sposa appartiene, come sigillo sul suo cuore, come sigillo sul suo braccio che l’amore è forte più della morte, che le grandi acque non lo sommergeranno.
    L’amore, anche nella componente sessuale, fra lo Sposo e la Sposa è sempre ierogamia.

    Sposo e Sposa lo sono per sempre, in eterno. Si sono amati in passato, si ameranno ancora in futuro, riconoscendosi per istintiva percezione nei corpi che indosseranno.

  • Scrive Manuela su face Book:
    Adamo-Eva-Albero della vita-Serpente.
    La conoscenza avvolge nelle sue spire l’albero della vita. Vi sono molte rappresentazioni dello Hieros Gamos ma quella del maschio e della femmina tra L’albero della vita(conoscenza) è la più classica.
    Dovremo mica rivedere il senso dell’episodio di Adamo, Eva e il serpente??
    Le rispondo:
    Nell’episodo come in tutta la Genesi è indubbiamente presente un senso nascosto. Ma non è il serpente la conoscenza. Io ritengo che l’Albero sia la sapienza che congiunge cielo e terra e il serpente quell’energia mentale interna alla materia che aspira al cielo e guida lungo la strada per raggiungerlo. Ma l’albero della conoscenza è in realt… Visualizza altroà, come ambiguamente fa intedere la genesi, anche l’Albero della Vita, perché materia e spirito, cielo e terra si fondono nella totalità della vita. Chi separa materia e spirito, sesso a amore, terra e cielo, infrange l’armonia dell’Eden ed è questo che fecero Eva ed Adamo, seguedo solo il serpente, cioè solo la ragione e non rispettando l’albero, cioè l’intelligenza spirituale. Il serpente non ha infatti una connotazione di per sé negativa: nel Libro dei Numeri Mosè lo innalza su una picca per guarire il popolo, e Giovanni associa quella immagine alla Croce stessa.
    Dunque Manu ha ragione: quando uomo e donna si uniscono totalmente, corpo e anima, allora anche cielo e terra si congiungono, materia e spirito. E’ la forza dell’Amore (da non confondere con la sessualità) che emana dalle nozze sacre. Perciò in questo caso “l’uomo non osi separare ciò che Dio ha unito”.

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