RenzoManetti

La femminilità della Sapienza

Quando Egli giunse all’età di dodici anni, recatisi a Gerusalemme, secondo il rito della festa e terminati quei giorni, al loro ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, ma i suoi genitori non se ne accorsero. Sicché credendo che Egli fosse fra i compagni di viaggio, fecero una giornata di cammino, e si misero a cercarlo fra i parenti e i conoscenti. Ma non avendolo trovato, ritornarono a Gerusalemme in cerca di Lui. E avvenne che, dopo tre giorni, lo ritrovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, ad ascoltare e a interrogarli. Ora, tutti quelli che l’ascoltavano, rimanevano stupiti della sua intelligenza e delle sue risposte. E, vedendolo, ne furono meravigliati, e sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Vedi, tuo padre ed io addolorati andavamo in cerca di Te! Egli rispose loro: Perché mi cercavate? Non sapevate che Io mi devo occupare delle cose di mio Padre? Ma essi non compresero quello che aveva detto loro. Poi scese con essi, venne a Nazareth e stava loro sottomesso. E sua Madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore” (Lc.2,42-51).

E’ impensabile che Maria e Giuseppe abbiano davvero perso il loro figlio. Il racconto di Luca è simbolico e lo confermano i numeri mistici che l’evangelista pone come chiave per la comprensione del brano. Gesù ha dodici anni, il numero della totalità cosmica e della perfezione divina, quando per tre giorni egli si nasconde nella Dimora del Padre, il Tempio. L’episodio prefigura come una mistica anticipazione i tre giorni di silenzio che precederanno la Resurrezione, quando Gesù si immergerà nel grembo del Padre e percorrerà i sentieri della morte, predicando la salvezza alle anime di coloro “i quali  erano stati un tempo increduli, quando al tempo di Noè la pazienza di Dio si prolungava, mentre si costruiva l’arca nella quale poche persone, cioè soltanto otto, si salvarono mediante l’acqua” (1 Pietro, 3,20). Il Gesù nascosto non è inerte, ma diffonde la Conoscenza che salva.
La figura di Maria è fondamentale per comprendere il mistero del Cristo: l’evangelista ne racchiude l’assoluta centralità con una frase breve ma potente, “sua Madre tutto custodiva nel cuore”. Non è vero che non ha compreso il segreto del Figlio, annunziatole un tempo da un angelo, Ella lo custodisce. Come era stata il Vaso, quando il Verbo cresceva nel suo ventre, così Ella è ancora il Vaso Santo che custodisce i segreti della Sapienza.
Maria è così Tabernacolo e Tempio. Lo rivela Luca con sottili allegorie, descrivendo l’Annuncio dell’Angelo. Le parole di Gabriele: “La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra” (Lc. 1,35), ricalcano infatti i versetti finali dell’Esodo: “La nube coperse il tabernacolo e la Gloria del Signore riempì il padiglione. E Mosè non poteva entrare nel Tabernacolo perché la nube vi si era posata sopra, e la Gloria del Signore riempiva il padiglione” (Es.40,34-35). Misteriosamente anche i versetti coincidono: 35 nell’uno e nell’altro caso.
Maria è il Sancta Sanctorum di quel Tempio in cui il Figlio si è nascosto. Ella è la porta per contemplare il Cristo invisibile. E’ la depositaria della Sapienza, la via della Conoscenza, il Carro su cui sta assiso il Trono visto da Ezechiele. E’ già qui in Luca il mistero dell’Immacolata Concezione, di quella Donna cioè che è sempre stata presente nella Sapienza divina fin da prima dei tempi, che ha assistito e collaborato alla creazione del tutto. In lei si racchiude la femminilità arcana della Sapienza, le cui parole bibliche la Chiesa leggeva per la festa dell’Immacolata prima della liturgia moderna, così insofferente al senso esoterico racchiuso nella Tradizione.

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