RenzoManetti

Inno alla Vergine

Mi piace chiudere questa fine anno 2009 con l’inno alla Vergine di San Bernardo, che conclude la Divina Commedia di Dante (Par. XXXIII, 1-21).

“Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’Amore,
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande  e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua distanza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità pur non soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate”.

Ventuno  versi  compongono la preghiera di San Bernardo. Dante fa largo uso del simbolismo dei numeri. In questo caso si tratta di un numero davvero speciale: ventuno è il prodotto del tre col sette, che rispettivamente rappresentano il principio creatore e la creazione.
Quando il Tre si moltiplica col Sette, si ottiene il Ventuno, che rappresenta la Parola creatrice che si congiunge con la sua Opera, il ritorno  del tutto al principio da cui proviene.
La Gerusalemme Celeste appare al ventunesimo capitolo dell’Apocalisse. Maria è questa Gerusalemme Celeste, l’immagine della terra paradisiaca che aspetta il nostro ritorno.
E’ forse solo un caso che un’antica tradizione dei maestri muratori medievali colleghi alle tre tavole del Graal proprio il numero Ventuno?
E’ solo una coincidenza che questo nostro secolo sia il ventunesimo dall’Incarnazione della Parola?
Le coincidenze non esistono, come non esiste il caso. Esistono solo Segni che costituiscono irruzioni dell’invisibile nella nostra esistenza, attraverso i quali comprendere il ritmo nascosto che ci guida.

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