Archive for the ‘Architettura’ Category

Lo zodiaco e l’artista

Friday, February 12th, 2010


Ho ricevuto dall’amico don Bernardo, dei monaci olivetani di San Miniato al Monte, una bella lettera su un evento dell’artista Marco Bagnoli, il quale intrpreta in modo sicuramente affascinante l’antico simbolismo della basilica. la propongo integralmente.

“Fino alla fine del mese di febbraio, ad eccezione della domenica mattina, nella navata centrale della nostra Basilica, proprio in corrispondenza del riquadro dello zodiaco, è possibile ammirare una splendida installazione di uno dei più significativi artisti europei, Marco Bagnoli, ormai da decenni attivo sulla scena internazionale con notevoli e ammirati interventi in diversi musei, spazi urbani, contesti religiosi e paesaggistici.
La presente esposizione del lavoro di Marco Bagnoli si inserisce in una più ampia iniziativa promossa dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato in collaborazione con la Sovrintendenza speciale per il Polo Museale di Firenze e denominata «ALLA MANIERA D’OGGI. BASE A FIRENZE. OTTO ARTISTI CONTEMPORANEI IN UN PERCORSO STORICO-MUSEALE». A me pare evidente come questa iniziativa si debba considerare quale un recentissimo capitolo di quella secolare ed irrinunciabile «collaborazione» e «amicizia» fra la Chiesa e gli artisti, così come si esprimeva nel lontano 1964 papa Paolo VI. E agli artisti, in chiusura del Concilio Vaticano II, l’8 dicembre 1965, lo stesso papa Paolo indirizzava queste ispirate parole, recentemente ricordateci da Benedetto XVI: «A voi tutti la Chiesa del Concilio dice con la nostra voce: se voi siete gli amici della vera arte, voi siete nostri amici!». E ancora: «Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani… Ricordatevi che siete i custodi della bellezza nel mondo».
Siamo dunque grati a Marco Bagnoli che ha arricchito di senso, di bellezza e di mistero la nostra Basilica, i suoi raffinati simbolismi, i suoi ponderati orientamenti cosmologici, innalzando 5 misteriose anfore in legno e alabastro che disposte su quella mirabile raffigurazione del microcosmo che è il nostro zodiaco musivo, lasciano sgorgare, con estrema suggestione, antiche melodie gregoriane, raccolte e mescolate da Giuseppe Scali con altri suoni, di carattere quasi ancestrale, ctonî e terragni. Su una di essa, quella in alabastro, si posa radente una fascio di luce dorata a raffigurare un essenziale e stilizzato Noli me tangere.
Non ho certo competenza e sensibilità adeguate per decrittare come si dovrebbe la notevole portata anche semantica, oltreché formale, dell’installazione di Marco Bagnoli, proviamo dunque ad ascoltare la sua parola che in una sua lettera assai evocativa ci fornisce una sorta di affascinante viatico, assai necessario per meglio comprendere e apprezzare il suo lavoro:

caro Bernardo
ora per me si tratta di deporre cinque nuovi vasi sulla ruota dello zodiaco al centro del pavimento marmoreo della Basilica.
e il quinconce è la  prima idea.
la chiesa è decorata secondo questo motivo geometrico,
che rappresenta le quattro direzioni
dello spazio e il centro.
ma v’è di più nel luogo.
la porta si apre su un nord simbolico, indicato sullo zodiaco dal capricorno.

Ma se la porta viene nominata come Janua Coeli, il nord vero guarda l’acquario e indica una torsione su di
sé, forse a caso la nostra nuova era?
Quella torsione da un simbolo a un essere crea un campo di apertura nella soglia  e conferisce una forza
dinamica al quinconce dei vasi.мека мебел
L’ho immesso in una spirale sferica a partire dal centro, anch’esso
spostato verso la circonferenza.
L’ultimo vaso dei cinque insiste sul settentrione vero in corrispondenza
con l’acquario all’alzata del sole;
è in alabastro bianco sonoro e in luce.

Un’ombra bianca lo abbraccia.

E’ il profilo del noli me tangere, lo stilita della
processione dei magi, figura cara
che indica il cielo.

Ora non è che un colpo di luce che si dilunga in diagonale a toccare
l’altare
…che resta irraggiungibile…
allora lo dissi:  pietra scartata dai muratori.

Qui s’invera il canto e invoca la profezia
sulla ruota del vasaio che riduce in polvere il vaso orribile.

Sul mio sonovasoro invece s’intrecciano profili asimmetrici impossibili agirare sul tornio, ma sì sulla ruota dello zodiaco a cui è imposta la svolta.

Gli altri quattro sono in legno intarsiati come vedi sugli
equinozi e i solstizi e muti in attesa.
Vasi comuni sottoposti alla forma, abbandonati come dervisci alla danza
del cielo sulla terra, per amore rotanti nelle mani dell’amato.

OPUS SUPER ROTAM

marco”

Ecco, questo è quanto. La basilica in realtà si rivolge non al nord, ma al sud est, il solstizio di inverno, dal quale irromperanno i raggi del Sol Invictus. Eppure Marco ha intuito molto dell’antico simbolismo cosmico e qualla frase di chiusura, OPUS SUPER ROTAS, ha un’affinità che non è solo semantica col celebre e misterioso palindromo: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS.

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Le sfide che attendono Firenze

Wednesday, September 30th, 2009

Il discorso programmatico pronunciato in Consiglio Comunale il 21 settembre è stato promettente: il Sindaco, Matteo Renzi, non si è mantenuto sul generico ma si è espresso in modo chiaro su molte questioni aperte indicando un percorso alternativo a quello della Giunta precedente. Passare dal programma agli atti concreti tuttavia non sarà facile, il lavoro è molto ed il tempo è poco.
Il primo nodo da affrontare è quello del Piano Strutturale che la Giunta passata è stata incapace di approvare, nonostante un iter lungo anni, durante i quali il Piano è stato discusso in tutte le sedi possibili immaginabili, senza per questo trovare una maggioranza disposta a votarlo. Quel Piano ha bisogno di essere modificato, ma non rifatto da capo, perché i tempi per un nuovo piano non ci sono. Anche l’impostazione programmatica del discorso di Renzi in Consiglio Comunale non contraddice l’impostazione generale del Piano, pur implicando modifiche sostanziali ad alcuni contenuti strategici. Se entro luglio il Piano Strutturale non verrà approvato definitivamente, scatteranno salvaguardie che bloccheranno in città ogni intervento edilizio che non sia di mera conservazione dell’esistente. Con conseguenze pesantissime su un’economia che nell’edilizia trovo una dei volani più importanti. Renzi ha detto che questo non deve avvenire ma,  considerati i periodi di legge per la pubblicazione e le osservazioni, se entro l’anno le modifiche al Piano non verranno fatte ed adottate, non ci saranno i tempi tecnici per un’approvazione definitiva in tempo utile.

Il Piano Strutturale è legato a filo doppio con le grandi scelte infrastrutturali, che al suo interno devono trovare la loro cornice coerente. Il Piano attualmente sospeso vincola i tracciati dell’Alta Velocità e delle tre linee della tramvia, definendoli invarianti strutturali, cioè caposaldi inamovibili. E questo è inaccettabile, visto che su queste infrastrutture non c’è ancora chiarezza. Per la tangenziale nord il Piano si limitava a individuare un corridoio infrastrutturale, questa elasticità dovrà essere introdotta anche per le altre infrastrutture, che sono sempre suscettibili di cambiamenti anche in corso d’opera.
Ma elasticità non vuol dire evitare le scelte. Su Alta Velocità e linee tramviarie bisogna decidere. Renzi ha confermato la scelta del sottoattraversamento, ormai già appaltato, ma si è lasciato una porta aperta per discutere con le Ferrovie la stazione sotterranea sotto l’area dei Macelli. La grande stazione sotterranea impone un costo immenso, che probabilmente aumenterà in modo non preventivabile per le varianti e i problemi che emergeranno. Penso innanzitutto all’impatto sulla falda acquifera ed ai rischi di allagamento. La stazione sotterranea era stata voluta dalle forze politiche fiorentine, timorose di infrangere il tabù della centralità di Santa Maria Novella. Ma una stazione sotto i Macelli non è la stessa cosa: per raggiungere Santa Maria Novella ed il centro storico si deve comunque salire in superficie e prendere la tramvia. Tanto vale allora costruire una stazione di superficie a Castello o Campo Marte, con tempi più brevi e costi minori e, soprattutto, minor impatto dei cantieri sull’assetto viario e idro geologico della città.

Sulla tramvia ho sempre ritenuto che si debba sospendere la linea tre che attraversa un tessuto delicato e pregiato come quello dello Statuto, per concentrare gli sforzi sulla linea due che collegherà il centro storico con il nuovo polo direzionale di Novoli. Ma estendendola a Sesto, conferendole quel ruolo di infrastruttura metropolitana che già Detti aveva ritenuto indispensabile per un decentramento a nord ovest. Allungamento quindi verso Sesto e il polo scientifico dell’Università, ma eliminazione della tratta che attraversa il centro storico di Firenze. Il centro storico deve rappresentare infatti un capolinea della tramvia, non un’area da attraversare. La mobilità nel centro va assicurata con mezzi idonei: bussini elettrici e tapis roulant, i cosiddetti people movers ecologici e non invasivi. Il discorso di Renzi va in questa direzione: la tramvia deve essere estesa a Sesto e non passerà da piazza Duomo, che verrà integralmente pedonalizzata, eliminando così quello che è stata definita (sono parole citate da lui) il più elegante spartitraffico del mondo.

Renzi si è espresso con chiarezza anche sulla necessità di una nuova pista per l’aeroporto di Peretola, dicendosi pronto a trattare da subito con il sindaco di Sesto, che ha rigettato le cinque (cinque!) soluzioni fornite da ADF (la società di gestione dell’aeroporto). Ne esiste una sesta su cui tratteremo, ha detto. Aggiungo io che l’estensione della tramvia a Sesto potrebbe essere occasione per un “do ut des”: tramvia in cambio della pista.

Un falso problema è invece quello della “cittadella viola”, cioè la mega speculazione che era stata proposta nel Parco Metropolitano della Piana. Il vero problema è un altro: togliere lo stadio di calcio da Campo di Marte. Intendiamoci, non intendo demolire il Franchi, opera d’architettura e di ingegneria da tutelare e conservare, ma di togliervi le partite di calcio e di costruire altrove uno stadio nuovo per ospitarle. Questo va fatto e presto, perché un quartiere residenziale non può ogni quindici giorni diventare ostaggio dei tifosi. L’area di Castello sarebbe quella ideale, come ha indicato Renzi, perché facilmente raggiungibile da autostrade, aeroporto e ferrovia. Ma lo stadio deve per forza tirarsi dietro un quartiere? Non si possono trovare soldi pubblici per costruirlo? Magari utilizzando quelli della linea tre della tramvia, che se non la facciamo tutti tireranno un sospiro di sollievo?

In conclusione, le premesse ed i programmi oggi ci sono. Ora bisogna attuarli rapidamente e questa è la parte più difficile.

Edificio sacro e liturgia

Monday, September 7th, 2009

Una messa di prima mattina in una chiesetta romanica sulle colline di Firenze; un’abside centrale rivolto ad est, con una finestra dalla quale irrompe il sole, simbolo di Cristo. La preghiera – anima si rivolge verso il sole e il sole – Cristo la abbraccia correndole incontro.

Per questo le chiese antiche erano orientate,si rivolgevano cioè con l’abside ad est in modo che la preghiera fosse rivolta verso il sole e che la navata fosse un percorso verso la luce, simbolo del cammino dell’anima. Il sacerdote, in testa all’assemblea, rivolgeva la propria offerta nella stessa direzione.

Oggi, dopo la riforma liturgica, il sacerdote prega con le spalle al sole, quindi a Cristo. Egli si rivolge all’assemblea, non al suo Signore. I casi sono due: o il sacerdote si ritiene egli stesso figura di Cristo e chiama su di sé la venerazione dei fedeli, o prega verso l’occidente, verso il tramonto del sole e la tenebra incombente. In ogni caso la sua offerta, volgendosi verso l’assemblea, intercetta e interrompe il flusso solare della preghiera collettiva.

La posizione dell’altare e del sacerdote dovrebbe rispettare la tipologia della chiesa: nelle chiese tradizionali orientate, l’altare e il sacerdote devono essere rivolti al sole, nelle chiese a pianta centrale il sacerdote può disporsi di fronte all’assemblea, perché in quel caso la luce del cielo e il rapporto con il cosmo si indirizza attraverso l’asse centrale della chiesa, attraverso un omphalos ideale o reale, ma simbolicamente sempre presente.

E nelle chiese moderne prive di orientamento? Beh, se la navata è simbolo del cammino verso l’eternità, allora anche il sacerdote deve seguirne il percorso come primus inter pares. Non è Dio, il prete, non è verso di lui che si orienta la nostra vita.

Le chiese moderne

Saturday, June 13th, 2009

Nel suo blog http://delvisibile.wordpress.com/, Luigi Codemo ha scritto un post sulle nuove chiese nel quale con grande acutezza scrive:”A una prima ricognizione, il panorama generale delle chiese costruite dopo il Concilio vaticano II è sconsolante: da un lato, abbiamo opere che reiterano stancamente antichi e nobili modelli e, dall’altro, opere solitamente avvitate attorno alla soggettività dell’architetto che declina per l’occasione la sua personalissima idea di sacro”. Ma quali sono le chiese che oggi reiterano stancamente vecchi modelli? Io vedo semmai il secondo tipo, cioè architetture nelle quali si proietta la soggettività dell’architetto, che nel migliore dei casi propone con enfasi la propria idea del sacro. Il problema è che spesso questi architetti l’idea del sacro non ce l’hanno nemmeno e dunque non propongono nulla se non una proiezione del proprio ego, fatta per stupire. Mi sembrano adatte le parole del Marini: “E’ del poeta il fin la maraviglia…”.Progettare una chiesa dovrebbe essere innanzitutto atto di umiltà, nel quale l’io del progettista si nasconde per accogliere l’io della comunità, per ricevere dal cielo con la preghiera l’indicazione da seguire. Non dovrebbe progettare una chiesa un architetto che non prega. Ogni chiesa è un tabernacolo, un trono per l’Altissimo: se non si ha questa certezza credo non si debba progettare una chiesa, perchè invece di aiutare l’effusione del sacro si otterrebbe l’opposto: il sacrilegio.E l’umiltà impone l’immersione nella tradizione sacra cristiana, farsi cioè espressione silenziosa e anonima di un linguaggio sacro codificato attraverso i millenni, che in simboli perenni esprime il mistero e la potenza dello Spirito. Una lingua fatta di “misura, numero e peso”, di immagini ieratiche, che permette (non metaforicamente) a chi vuole ascoltare di udire i cori delle schiere angeliche e di partecipare alla loro liturgia di lode.

L’enigma del pulpito di San Miniato al Monte

Tuesday, July 29th, 2008

Sul blog Del Visibile, Anthony mi ha scritto quanto segue:

“Caro Manetti grazie del commento. Le mie osservazioni sul Lavoro e sulla Creazione “as a work in progress” si riferivano a noi, poveri mortali, abitatori del tempo e dello spazio.Ad ogni modo c’e’ una connessione fondamentale tra cio’ che dici e quanto di sopra, tra il punto di vista “eterno” e quello, se mi si concede” ’storico”.Quella connessione e’ l’ORA.Non il momento fuggente, che e’ un’altra rappresentazione, ma proprio l’ora, un buco nella maglia del tempo-spazio, una Porta Regale nell’illimitato.Si puo’ LAVORARE soltanto quando ci si insedia saldamente nell’Ora, quando si opera nel tempo-spazio ma non si e’ del tempo-spazio.Quando quello spirito di cui parli, che partecipa ed E’ parte del Divino, si incarna nella fisicita’ del Grande Fare. Il corpo deve stare dove sta, nel tempo-spazio, nella materia, nella finitudine, lo spirito in cielo, ed il cuore a mezza via. L’uomo non e’ soltanto spirito, e neppure soltanto materia. L’uomo sta a mezza via, e attraverso l’uomo due correnti salgono e scendono:la prima, la Preghiera , sale sino al Cielo. La seconda, il Lavoro, scende dal cielo in terra.Stare a mezza via, con i piedi piantati ma con la vista sgombra, e soprattutto con un cuore aperto, e’ tutto.
 Saluti
Anthony”

Pulpito S.Miniato

Il pulpito della basilica fiorentina di San Miniato al Monte racconta per simboli quanto Anthony ha scritto.

Il leggio di marmo è sostenuto da una colonna nella quale si fondono senza soluzione di continuità tre figure marmoree: un’aquila sorregge il leggio con le ali e tiene le zampe su un cespuglio frondoso che pare scaturire dal copricapo di un uomo, questi sta con le mani conserte e gli occhi fissi davanti a sé, appoggiando a sua volta i piedi sul basamento della colonna e sulla testa di un leone il quale volge lo sguardo verso la navata. C’è dunque un’intenzionale continuità fra le tre figure, come se fossero una sola.
E’ noto che l’aquila, il leone, l’uomo ed il toro sono simboli dei quattro evangelisti e come tali sono raffigurati attorno al trono di Cristo Pantocratore, nel mosaico dell’abside. Si tratta di una simbologia che proviene dalla visione del profeta Ezechiele. Questi vide il carro di Dio le cui ruote si muovevano all’unisono con quattro animali di sembianza umana: “ognuno dei quattro aveva aspetto d’uomo, aspetto di leone a destra, aspetto di bove a sinistra e, ognuno dei quattro, aspetto d’aquila” (Ez.I,10). Sulle teste degli animali un firmamento sosteneva il trono di Dio. Questa visione misteriosa fu alla base della speculazione esoterica ebraica, sin dall’antichità, la cosiddetta mistica del Carro (Merkavah). I cristiani applicarono le quattro figure agli evangelisti, perché su di essi si appoggia il Verbo.
E’ evidente che nel pulpito di San Miniato manca il toro. Freg Gettings avanzò qualche anno fa la teoria che lo sguardo del leone fosse rivolto verso il toro dello zodiaco pavimentale che sta al centro della navata centrale e che questo fosse dunque il simbolo mancante. Egli aggiungeva che nella tradizione zodiacale il segno del toro aveva il dominio sulla voce e sulla gola. Ne concludeva che la quarta figura del pulpito sarebbe stata il predicatore stesso, come colui che proclama la parola.Si tratta di una tesi suggestiva ma, a mio parere, poco verosimile. Il leone volge in effetti la testa verso la navata, ma concluderne che stia guardando il toro nello zodiaco è assai arduo. Il mistero della figura mancante dunque resta.
In un mio precedente saggio (”Dieci secoli per la Basilica di S.Miniato al Monte” edizioni Polistampa 2007) scrissi che forse sarebbe stato ancora Ezechiele a venirci in aiuto. Nel suo libro, il profeta riferisce infatti di una seconda visione del Carro. Ma in questa sede tralascio questa parte, rimandandola semmai ad un altro post.
In seguito, sollecitato da una domanda che mi è stata posta alla presentazione di un mio libro a Cagliari, mi sono convinto che esiste una spiegazione semplice e convincente. Nel pulpito noi troviamo la figura del leone che rappresenta la regalità del mondo della natura e l’aquila che è lo è del mondo celeste. L’uomo, che ha la testa sotto le zampe dell’aquila ed i piedi sul leone, partecipa di entrambe le nature ed è stato posto come mediatore fra cielo e terra. Questa interpretazione così semplice spiega perché il leone si volga verso la navata: questa infatti, che rappresenta la terra, è il regno a cui appartiene e che egli domina. La torsione della testa del leone, contrapposta alla rigida fissità dell’uomo e dell’aquila, accentua il significato della sua appartenenza alla dimensione dello spazio e del tempo, caratterizzata dal movimento, mentre l’aquila è signora del cielo e dell’eternità dove ogni dinamica si annulla nella quiete del motore immobile. Re del mondo, il leone che si volge verso il percorso della navata è anche monito per l’intruso e vigile custode dello spazio sacro che si apre alle sue spalle, il recinto del presbiterio, vero sancta sanctorum della basilica. Il simbolismo dell’intera figura perde definitivamente ogni riferimento a quello dei quattro evengelisti.

Pulizia del blog

Tuesday, July 29th, 2008

Il blog ha avuto un problema: ha subito l’attacco di un malintenzionato, che ha inserito fra le righe di un post un codice malevolo. Di conseguenza Google ci ha segnalato come potenzialmente infetti. In realtà non c’è mai stato alcun virus, ma solo un codice che era in grado di ingenerare il sospetto in Google. Operazione dunque assai più subdola. Ora il codice è stato eliminato e il blog pulito. Attendiamo che Google nella sua verifica periodica prenda atto della cosa e tolga la sua segnalazione di pericolo. Dunque il blog è ora di nuovo funzionante.

Presentazione (2)

Thursday, June 5th, 2008

Sabato 7 alle 15.30 sarò a Milano in piazza Missori presso la Libreria Ecumenica Esoterica per una presentazione del libro “Il segreto di San Miniato”. Mi propongo di svolgere una breve conferenza sulla geometria sacra ed i simboli della basilica di San Miniato al Monte di Firenze, che hanno dato origine e motivo a questo libro. Mi porterò dietro proiettore ed immagini.

Presentazione

Friday, May 23rd, 2008

“Il segreto di San Miniato” verrà presentato a Milano sabato 7 giugno alle 15,30 presso la Libreria Esoterica (piazza Missori - Galleria Unione 1).
Introdurrà Adriana Mangialajo Rantzer.
Sarò ovviamente presente anche io e mi porterò un corredo di immagini da proiettare, per spiegare come nasce questo libro.
Oggi l’amico Luigi Codemo ha commentato il libro sul suo blog: http://delvisibile.wordpress.com. Le sue parole aprono un affascinante dibattito, perché egli non accetta la possibilità di una gnosi, un metodo ascetico la cui tradizione si tramandi intatta da secoli. O almeno che questa strada sia qualcosa di più di semplice “cenere fredda”. Con Luigi sono anni che ci scriviamo, io so come la pensa e lui sa come la penso io ed entrambi ci stimiamo e ci rispettiamo. Siamo infatti consapevoli di seguire strade diverse, ma che la via è la stessa e così la meta.
A questo proposito è interessante vedere quanto ha scritto su questo mio blog l’amico Alex dei fratelli templari della Certosa di Firenze, commentando il mio testo per un Esoterismo cristiano. Che Alex preferisce chiamare Cristianesimo esoterico. Ed effettivamente c’è una bella differenza. Su questo ha ragione lui.

Intervista

Wednesday, May 7th, 2008

Su La Nazione di oggi 7 maggio è uscita una mia intervista rilasciata a Michele Brancale. La Nazione mi definisce “uno dei massimi studiosi di Leonardo e della Firenze esoterica”. Per la Firenze esoterica passi pure, ma massimo studioso di Leonardo non è vero! Lo ripeto: non è vero. Mi sono occupato e mi occupo dell’enigma Gioconda, ma di Leonardo le cose che non so superano quelle che so. E per invertire la proporzione mi ci vorranno ancora anni di studio. Per ristabilire la cose nel modo giusto, allego qui di seguito il testo dell’intervista rilasciata a Michele, che nel testo pubblicato è stata tagliata di parti essenziali.

1. Nella sua architettura Firenze nasconde dei messaggi. Lei ha decifrato quello della basilica di San Miniato. Qual è?

Gli edifici sacri venivano costruiti utilizzando le stesse misure e proporzioni che la ragione individuava nell’universo. Così, radicati nella terra ma modellati sul cosmo, essi diventavano simbolicamente luoghi di passaggio fra terra e cielo, fra la dimensione della materia e quella dello spirito. San Miniato, le cui proporzioni geometriche compongono una sinfonia musicale analoga a quella delle sfere celesti, è una porta del cielo, come recita anche un’iscrizione sul gradino d’ingresso.

2. Chi sono i “fedeli d’amore”?

La Vita Nuova di Dante è un’opera che, dietro l’apparenza della poesia d’amore, nasconde profonde allegorie filosofiche e teologiche. Queste ultime non si rivolgevano a tutti, come Dante stesso precisa, ma solo a quelli che egli definisce “fedeli d’amore”. La presenza nei loro versi di un significato nascosto, comprensibile solo a quanti possedevano la chiave per decifrarlo, fa pensare che i “fedeli d’amore” non costituissero un semplice movimento filosofico, ma una vera e propria fratellanza, le cui origini sono da cercare forse nella Provenza dei trovatori e della Cabbalà ma i cui esiti confluiscono nel Rinascimento fiorentino.

3. Firenze è stata una città che ha traghettato la cultura templare. In che modo?

I rapporti dei Templari con la classe mercantile e con le elite culturali fiorentine dovettero essere assai stretti, tant’è vero che proprio da Firenze si levarono voci autorevoli in loro difesa: dal cronista Villani, a Dante e Boccaccio. I templari avevano una sorta di terz’ordine nel quale ammettevano i laici. Se ricordiamo che il Tempio fu soppresso con sentenza non definitiva, si può pensare che i confratelli laici, sfuggiti all’epurazione, continuassero a riunirsi in segreto in attesa di una riabilitazione che poteva apparire prossima. Numerosi indizi inducono a credere che Dante, Boccaccio ed i “fedeli d’amore” fossero vicini ai Templari. Attraverso la loro filosofia, la gnosi templare sarebbe confluita nell’Umanesimo.

4. Lei ha dedicato molti dei suoi studi a Leonardo Da Vinci. Chi è Monna Lisa?

Non certo la moglie di Francesco del Giocondo, il cui ritratto è perduto o forse nascosto negli strati più antichi della Gioconda del Louvre, ma un’allegoria filosofica di quell’entità che Dante aveva chiamato Beatrice e Petrarca Laura. Si tratta di un’immagine dell’Intelletto, dell’essenza spirituale di Leonardo, che dimostrava quanto egli scriveva e cioè che il pittore era in grado di rappresentare concetti ideali con maggior efficacia del poeta. La genesi del dipinto è da cercare nel cenacolo filosofico che si riuniva presso Giuliano dei Medici, come Leonardo stesso ebbe a raccontare. Su questo argomento sto preparando un saggio, che ritengo possa aggiungere convincenti prove a quanto ho scritto fin qui.

5. Cosa pensa della ricerca del dipinto di Leonardo, sotto il grande affresco del Vasari nel Salone dei Cinquecento?

Penso che sia una ricerca affascinante e da tentare, anche se probabilmente non è rimasto quasi nulla di quanto Leonardo aveva fatto. Altrimenti Vasari non lo avrebbe coperto.

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Monday, April 21st, 2008


Il Segreto di San Miniato è nuovamente in vendita almeno per tutto maggio con lo sconto del 15% presso i seguenti supermercati Coop:

Ipercoop di:

  • Arezzo
  • Montevarchi
  • Montecatini
  • Cascina
  • Sesto Fiorentino
  • Lastra a Signa


Super Coop di:

  • Empoli
  • Poggibonsi
  • Prato
  • Siena
  • Borgo San Lorenzo
  • Firenze - Ponte a Greve
  • Firenze - Via Carlo del Prete
  • Firenze - Gavinana