Lo zodiaco e l’artista


Ho ricevuto dall’amico don Bernardo, dei monaci olivetani di San Miniato al Monte, una bella lettera su un evento dell’artista Marco Bagnoli, il quale intrpreta in modo sicuramente affascinante l’antico simbolismo della basilica. la propongo integralmente.

“Fino alla fine del mese di febbraio, ad eccezione della domenica mattina, nella navata centrale della nostra Basilica, proprio in corrispondenza del riquadro dello zodiaco, è possibile ammirare una splendida installazione di uno dei più significativi artisti europei, Marco Bagnoli, ormai da decenni attivo sulla scena internazionale con notevoli e ammirati interventi in diversi musei, spazi urbani, contesti religiosi e paesaggistici.
La presente esposizione del lavoro di Marco Bagnoli si inserisce in una più ampia iniziativa promossa dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato in collaborazione con la Sovrintendenza speciale per il Polo Museale di Firenze e denominata «ALLA MANIERA D’OGGI. BASE A FIRENZE. OTTO ARTISTI CONTEMPORANEI IN UN PERCORSO STORICO-MUSEALE». A me pare evidente come questa iniziativa si debba considerare quale un recentissimo capitolo di quella secolare ed irrinunciabile «collaborazione» e «amicizia» fra la Chiesa e gli artisti, così come si esprimeva nel lontano 1964 papa Paolo VI. E agli artisti, in chiusura del Concilio Vaticano II, l’8 dicembre 1965, lo stesso papa Paolo indirizzava queste ispirate parole, recentemente ricordateci da Benedetto XVI: «A voi tutti la Chiesa del Concilio dice con la nostra voce: se voi siete gli amici della vera arte, voi siete nostri amici!». E ancora: «Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani… Ricordatevi che siete i custodi della bellezza nel mondo».
Siamo dunque grati a Marco Bagnoli che ha arricchito di senso, di bellezza e di mistero la nostra Basilica, i suoi raffinati simbolismi, i suoi ponderati orientamenti cosmologici, innalzando 5 misteriose anfore in legno e alabastro che disposte su quella mirabile raffigurazione del microcosmo che è il nostro zodiaco musivo, lasciano sgorgare, con estrema suggestione, antiche melodie gregoriane, raccolte e mescolate da Giuseppe Scali con altri suoni, di carattere quasi ancestrale, ctonî e terragni. Su una di essa, quella in alabastro, si posa radente una fascio di luce dorata a raffigurare un essenziale e stilizzato Noli me tangere.
Non ho certo competenza e sensibilità adeguate per decrittare come si dovrebbe la notevole portata anche semantica, oltreché formale, dell’installazione di Marco Bagnoli, proviamo dunque ad ascoltare la sua parola che in una sua lettera assai evocativa ci fornisce una sorta di affascinante viatico, assai necessario per meglio comprendere e apprezzare il suo lavoro:

caro Bernardo
ora per me si tratta di deporre cinque nuovi vasi sulla ruota dello zodiaco al centro del pavimento marmoreo della Basilica.
e il quinconce è la  prima idea.
la chiesa è decorata secondo questo motivo geometrico,
che rappresenta le quattro direzioni
dello spazio e il centro.
ma v’è di più nel luogo.
la porta si apre su un nord simbolico, indicato sullo zodiaco dal capricorno.

Ma se la porta viene nominata come Janua Coeli, il nord vero guarda l’acquario e indica una torsione su di
sé, forse a caso la nostra nuova era?
Quella torsione da un simbolo a un essere crea un campo di apertura nella soglia  e conferisce una forza
dinamica al quinconce dei vasi.мека мебел
L’ho immesso in una spirale sferica a partire dal centro, anch’esso
spostato verso la circonferenza.
L’ultimo vaso dei cinque insiste sul settentrione vero in corrispondenza
con l’acquario all’alzata del sole;
è in alabastro bianco sonoro e in luce.

Un’ombra bianca lo abbraccia.

E’ il profilo del noli me tangere, lo stilita della
processione dei magi, figura cara
che indica il cielo.

Ora non è che un colpo di luce che si dilunga in diagonale a toccare
l’altare
…che resta irraggiungibile…
allora lo dissi:  pietra scartata dai muratori.

Qui s’invera il canto e invoca la profezia
sulla ruota del vasaio che riduce in polvere il vaso orribile.

Sul mio sonovasoro invece s’intrecciano profili asimmetrici impossibili agirare sul tornio, ma sì sulla ruota dello zodiaco a cui è imposta la svolta.

Gli altri quattro sono in legno intarsiati come vedi sugli
equinozi e i solstizi e muti in attesa.
Vasi comuni sottoposti alla forma, abbandonati come dervisci alla danza
del cielo sulla terra, per amore rotanti nelle mani dell’amato.

OPUS SUPER ROTAM

marco”

Ecco, questo è quanto. La basilica in realtà si rivolge non al nord, ma al sud est, il solstizio di inverno, dal quale irromperanno i raggi del Sol Invictus. Eppure Marco ha intuito molto dell’antico simbolismo cosmico e qualla frase di chiusura, OPUS SUPER ROTAS, ha un’affinità che non è solo semantica col celebre e misterioso palindromo: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS.

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