Archive for September, 2009

Le sfide che attendono Firenze

Wednesday, September 30th, 2009

Il discorso programmatico pronunciato in Consiglio Comunale il 21 settembre è stato promettente: il Sindaco, Matteo Renzi, non si è mantenuto sul generico ma si è espresso in modo chiaro su molte questioni aperte indicando un percorso alternativo a quello della Giunta precedente. Passare dal programma agli atti concreti tuttavia non sarà facile, il lavoro è molto ed il tempo è poco.
Il primo nodo da affrontare è quello del Piano Strutturale che la Giunta passata è stata incapace di approvare, nonostante un iter lungo anni, durante i quali il Piano è stato discusso in tutte le sedi possibili immaginabili, senza per questo trovare una maggioranza disposta a votarlo. Quel Piano ha bisogno di essere modificato, ma non rifatto da capo, perché i tempi per un nuovo piano non ci sono. Anche l’impostazione programmatica del discorso di Renzi in Consiglio Comunale non contraddice l’impostazione generale del Piano, pur implicando modifiche sostanziali ad alcuni contenuti strategici. Se entro luglio il Piano Strutturale non verrà approvato definitivamente, scatteranno salvaguardie che bloccheranno in città ogni intervento edilizio che non sia di mera conservazione dell’esistente. Con conseguenze pesantissime su un’economia che nell’edilizia trovo una dei volani più importanti. Renzi ha detto che questo non deve avvenire ma,  considerati i periodi di legge per la pubblicazione e le osservazioni, se entro l’anno le modifiche al Piano non verranno fatte ed adottate, non ci saranno i tempi tecnici per un’approvazione definitiva in tempo utile.

Il Piano Strutturale è legato a filo doppio con le grandi scelte infrastrutturali, che al suo interno devono trovare la loro cornice coerente. Il Piano attualmente sospeso vincola i tracciati dell’Alta Velocità e delle tre linee della tramvia, definendoli invarianti strutturali, cioè caposaldi inamovibili. E questo è inaccettabile, visto che su queste infrastrutture non c’è ancora chiarezza. Per la tangenziale nord il Piano si limitava a individuare un corridoio infrastrutturale, questa elasticità dovrà essere introdotta anche per le altre infrastrutture, che sono sempre suscettibili di cambiamenti anche in corso d’opera.
Ma elasticità non vuol dire evitare le scelte. Su Alta Velocità e linee tramviarie bisogna decidere. Renzi ha confermato la scelta del sottoattraversamento, ormai già appaltato, ma si è lasciato una porta aperta per discutere con le Ferrovie la stazione sotterranea sotto l’area dei Macelli. La grande stazione sotterranea impone un costo immenso, che probabilmente aumenterà in modo non preventivabile per le varianti e i problemi che emergeranno. Penso innanzitutto all’impatto sulla falda acquifera ed ai rischi di allagamento. La stazione sotterranea era stata voluta dalle forze politiche fiorentine, timorose di infrangere il tabù della centralità di Santa Maria Novella. Ma una stazione sotto i Macelli non è la stessa cosa: per raggiungere Santa Maria Novella ed il centro storico si deve comunque salire in superficie e prendere la tramvia. Tanto vale allora costruire una stazione di superficie a Castello o Campo Marte, con tempi più brevi e costi minori e, soprattutto, minor impatto dei cantieri sull’assetto viario e idro geologico della città.

Sulla tramvia ho sempre ritenuto che si debba sospendere la linea tre che attraversa un tessuto delicato e pregiato come quello dello Statuto, per concentrare gli sforzi sulla linea due che collegherà il centro storico con il nuovo polo direzionale di Novoli. Ma estendendola a Sesto, conferendole quel ruolo di infrastruttura metropolitana che già Detti aveva ritenuto indispensabile per un decentramento a nord ovest. Allungamento quindi verso Sesto e il polo scientifico dell’Università, ma eliminazione della tratta che attraversa il centro storico di Firenze. Il centro storico deve rappresentare infatti un capolinea della tramvia, non un’area da attraversare. La mobilità nel centro va assicurata con mezzi idonei: bussini elettrici e tapis roulant, i cosiddetti people movers ecologici e non invasivi. Il discorso di Renzi va in questa direzione: la tramvia deve essere estesa a Sesto e non passerà da piazza Duomo, che verrà integralmente pedonalizzata, eliminando così quello che è stata definita (sono parole citate da lui) il più elegante spartitraffico del mondo.

Renzi si è espresso con chiarezza anche sulla necessità di una nuova pista per l’aeroporto di Peretola, dicendosi pronto a trattare da subito con il sindaco di Sesto, che ha rigettato le cinque (cinque!) soluzioni fornite da ADF (la società di gestione dell’aeroporto). Ne esiste una sesta su cui tratteremo, ha detto. Aggiungo io che l’estensione della tramvia a Sesto potrebbe essere occasione per un “do ut des”: tramvia in cambio della pista.

Un falso problema è invece quello della “cittadella viola”, cioè la mega speculazione che era stata proposta nel Parco Metropolitano della Piana. Il vero problema è un altro: togliere lo stadio di calcio da Campo di Marte. Intendiamoci, non intendo demolire il Franchi, opera d’architettura e di ingegneria da tutelare e conservare, ma di togliervi le partite di calcio e di costruire altrove uno stadio nuovo per ospitarle. Questo va fatto e presto, perché un quartiere residenziale non può ogni quindici giorni diventare ostaggio dei tifosi. L’area di Castello sarebbe quella ideale, come ha indicato Renzi, perché facilmente raggiungibile da autostrade, aeroporto e ferrovia. Ma lo stadio deve per forza tirarsi dietro un quartiere? Non si possono trovare soldi pubblici per costruirlo? Magari utilizzando quelli della linea tre della tramvia, che se non la facciamo tutti tireranno un sospiro di sollievo?

In conclusione, le premesse ed i programmi oggi ci sono. Ora bisogna attuarli rapidamente e questa è la parte più difficile.

I flagelli dell’Egitto

Friday, September 18th, 2009

“Il Signore disse a Mosè: Ecco, Io ti ho costituito in luogo di Dio per Faraone; Aronne tuo fratello sarà tuo profeta; tu dirai a lui tutto quello che ti comanderò, ed Aronne, tuo fratello, parlerà a Faraone, perché lasci partire dal suo territorio i figli di Israele” (Es,7,1-2)

Per dieci volte il Signore inviò flagelli sull’Egitto, per convincere Faraone a lasciar partire Israele. Simbolicamente si tratta in realtà di “segni”, attraverso i quali si ri-vela il mistero di Dio.
Il numero dieci ha per gli ebrei un grande significato, perché rappresenta i modi in cui Iddio si manifesta, le sue emanazioni che i cabbalisti chiamano sephirot. Anche quando dettò la Legge, Egli parlò dieci volte.
Secondo i mistici ebrei la manifestazione, cioè la sephirà, più vicina all’uomo è la Presenza nel Tabernacolo, vale a dire nel Cosmo, che è il primo tempio, non costruito da mani umane, immagine e prototipo di ogni edificio sacro. Il segno per Faraone, che corrispose alla Presenza, fu la trasformazione dell’acqua in sangue, cioè dell’elemento che trasporta la vita materiale, in quello che trasporta la vita spirituale. Per gli antichi infatti lo spirito vitale scorre nel sangue.
Giovanni, nel suo Evangelo, racconta che un segno analogo caratterizzò anche la prima manifestazione di Gesù: l’acqua trasformata in vino durante le nozze a Cana (Gv.2). Vino e sangue sono simili, contraddistinti entrambi dal colore simbolico dello spirito.
Giovanni introduce lo stesso simbolo anche al termine dell’agonia di Cristo, dal cui costato aperto sgorgarono acqua e sangue (Gv.19,34).
I flagelli dal secondo all’ottavo sono tutti riferiti a manifestazioni nella realtà materiale, ma il nono e il decimo ci riconducono ancora ai misteri dello Spirito. Sembra riproporsi la suddivisione in tre e sette dell’albero delle sephirot: sette legate al mondo inferiore, tre legate a quello superiore.
Il simbolismo appare affine anche a quello dell’ermetismo alchemico, dove l’elisir presenta due aspetti, uno bianco e uno rosso, che secondo gli alchimisti persiani vanno proiettati rispettivamente tre volte e sei volte, per un totale di nove. Il primo rigenera la materia, il secondo la trasmuta in spirito.
Il nono flagello, cioè la tenebra, corrisponde alla manifestazione della Sapienza (la sephirà Hochmah). La Conoscenza di Dio può emergere solo dalla tenebra, che rende gli occhi ciechi alla visione delle cose materiali. Solo allora il cuore potrà aprirsi alla visione della realtà celeste, che come luce irromperà illuminando la notte.
Il decimo flagello infine, il sacrificio dei primogeniti, come non accostarlo a quello che Abramo fu chiamato ad offrire sul monte Moriah? Fu il sacrificio più alto, quello di Isacco, in cui si figurò quello del Primogenito di Dio.
E’ questo il modo più alto della manifestazione divina, che gli ebrei chiamano Keter,la Corona, perché rappresenta la Maestà. Nel sacrificio della Croce, l’albero della vita tocca il cielo e lo unisce alla terra, Iddio si manifesta come Re, Signore del tempo e della vita.
Faraone non seppe riconoscere i segni di Dio.
Ciascuno di noi è Faraone, cieco ai segni che ogni giorno riceviamo. Allo stesso tempo nel profondo di ognuno dimora Israele: si tratta dello spirito nascosto nel cuore che attende di essere liberato, per raggiungere la terra che gli è destinata, fatta di una materia spirituale.
Come Faraone ci aggrappiamo alle nostre certezze, alle ambizioni, alle cose che possediamo e soprattutto a quelle che desideriamo e non scorgiamo i segni che ci invitano a lasciarle, perché il nostro Israele interiore sia finalmente libero. Libero e forte.

Edificio sacro e liturgia

Monday, September 7th, 2009

Una messa di prima mattina in una chiesetta romanica sulle colline di Firenze; un’abside centrale rivolto ad est, con una finestra dalla quale irrompe il sole, simbolo di Cristo. La preghiera – anima si rivolge verso il sole e il sole – Cristo la abbraccia correndole incontro.

Per questo le chiese antiche erano orientate,si rivolgevano cioè con l’abside ad est in modo che la preghiera fosse rivolta verso il sole e che la navata fosse un percorso verso la luce, simbolo del cammino dell’anima. Il sacerdote, in testa all’assemblea, rivolgeva la propria offerta nella stessa direzione.

Oggi, dopo la riforma liturgica, il sacerdote prega con le spalle al sole, quindi a Cristo. Egli si rivolge all’assemblea, non al suo Signore. I casi sono due: o il sacerdote si ritiene egli stesso figura di Cristo e chiama su di sé la venerazione dei fedeli, o prega verso l’occidente, verso il tramonto del sole e la tenebra incombente. In ogni caso la sua offerta, volgendosi verso l’assemblea, intercetta e interrompe il flusso solare della preghiera collettiva.

La posizione dell’altare e del sacerdote dovrebbe rispettare la tipologia della chiesa: nelle chiese tradizionali orientate, l’altare e il sacerdote devono essere rivolti al sole, nelle chiese a pianta centrale il sacerdote può disporsi di fronte all’assemblea, perché in quel caso la luce del cielo e il rapporto con il cosmo si indirizza attraverso l’asse centrale della chiesa, attraverso un omphalos ideale o reale, ma simbolicamente sempre presente.

E nelle chiese moderne prive di orientamento? Beh, se la navata è simbolo del cammino verso l’eternità, allora anche il sacerdote deve seguirne il percorso come primus inter pares. Non è Dio, il prete, non è verso di lui che si orienta la nostra vita.

Fedeli d’Amore

Wednesday, September 2nd, 2009

“… Pensando a ciò che m’era apparuto, proposi di farlo sentire a molti li quali erano famosi trovatori in quello tempo: e con ciò… proposi da fare uno sonetto, ne lo quale io salutasse tutti li Fedeli d’Amore…” (Dante, Vita Nuova, III,9).
Non so comporre sonetti, ma  tutte le cose che scrivo sono rivolte ai Fedeli d’Amore. Ovunque siano sapranno riconoscerle. A loro rivolgo il mio saluto.