Archive for June, 2009

Due amanti

Tuesday, June 16th, 2009

“Stasera due appassionati amanti, dopo essersi cercati ed inseguiti per giorni e giorni, si rividero sul mare.

Nessuno se n’è accorto; né io, che ho sorpreso il loro casto convegno, ne parlai ad altri per non adombrare di curiosità volgare la loro gioia serena.

Come avvenne? udite.

 

Il sole tramontava schietto e raggiava ugualmente verso tutto il cielo.

Nell’aria non v’erano nubi che tentassero ricoprirlo, ond’egli nella sua innocente nudità neppure arrossiva.

Per tanto quieto candore la gente non aveva cura né sguardi ed ognuno rimaneva al suo lavoro ed al suo intimo pensiero.

Io invece, che l’osservavo, lo vidi d’un tratto, già presso a sparire nel mare, gonfiarsi orgoglioso e farsi vivido e rosseggiante.

 

Mi volsi rapido ad oriente.

La luna piena era comparsa sopra i monti, pallida, evanescente nell’azzurro.

Una carezza di ardore le giunse improvvisa dal sole ed essa parve un petalo di rosa veleggiante.

In quel momento i due astri, nella loro pienezza si divisero la signoria del cielo. 

Il sole ad occidente, la luna ad oriente.

Il sole fulgido di ardore, la luna pallida di languore. 

 

Poi il sole calò precipite in mare.

La luna, guarita da quella carezza, cominciò ad incedere maestosa verso il colmo e più rifulgeva ad ogni passo ed imperlava di luccicori i monti, le foglie, le onde e le pupille.

O sole, o luna, o casti amanti che io non ho tradito, mi accoglierete benigni quando mi dissolverò nell’azzurro?”

 

da Guglielmo Vita “Dolce Versilia” Firenze 1932

Le chiese moderne

Saturday, June 13th, 2009

Nel suo blog http://delvisibile.wordpress.com/, Luigi Codemo ha scritto un post sulle nuove chiese nel quale con grande acutezza scrive:”A una prima ricognizione, il panorama generale delle chiese costruite dopo il Concilio vaticano II è sconsolante: da un lato, abbiamo opere che reiterano stancamente antichi e nobili modelli e, dall’altro, opere solitamente avvitate attorno alla soggettività dell’architetto che declina per l’occasione la sua personalissima idea di sacro”. Ma quali sono le chiese che oggi reiterano stancamente vecchi modelli? Io vedo semmai il secondo tipo, cioè architetture nelle quali si proietta la soggettività dell’architetto, che nel migliore dei casi propone con enfasi la propria idea del sacro. Il problema è che spesso questi architetti l’idea del sacro non ce l’hanno nemmeno e dunque non propongono nulla se non una proiezione del proprio ego, fatta per stupire. Mi sembrano adatte le parole del Marini: “E’ del poeta il fin la maraviglia…”.Progettare una chiesa dovrebbe essere innanzitutto atto di umiltà, nel quale l’io del progettista si nasconde per accogliere l’io della comunità, per ricevere dal cielo con la preghiera l’indicazione da seguire. Non dovrebbe progettare una chiesa un architetto che non prega. Ogni chiesa è un tabernacolo, un trono per l’Altissimo: se non si ha questa certezza credo non si debba progettare una chiesa, perchè invece di aiutare l’effusione del sacro si otterrebbe l’opposto: il sacrilegio.E l’umiltà impone l’immersione nella tradizione sacra cristiana, farsi cioè espressione silenziosa e anonima di un linguaggio sacro codificato attraverso i millenni, che in simboli perenni esprime il mistero e la potenza dello Spirito. Una lingua fatta di “misura, numero e peso”, di immagini ieratiche, che permette (non metaforicamente) a chi vuole ascoltare di udire i cori delle schiere angeliche e di partecipare alla loro liturgia di lode.

La basilica di San Miniato presso Firenze

Wednesday, June 10th, 2009

Alcune considerazioni sul mistero di San Miniato.

La prima domanda che dobbiamo porci è perché nel XII secolo un vescovo abbia sentito il bisogno di costruire una basilica, grande come la cattedrale di allora, su un colle distante dalla città.

Penso che quel colle sia davvero speciale, sia cioè uno di quei luoghi sensibili dove le energie telluriche emergono con più intensità e si incontrano con quelle cosmiche, influendo sullo spirito dell’uomo.

In questi luoghi fin dall’antichità si sono costruiti megaliti, templi e chiese, con un’architettura fatta per esaltare le vibrazioni profonde, veri e propri vasi alchemici nei quali la materia si spiritualizza e lo spirito si materializza.

Un edificio costruito in questi luoghi generalmente rispondeva a due regole:
-    era incardinato sul cielo e sui movimenti del sole e delle stagioni
-    era costruito secondo rapporti proporzionali, i cui numeri armonici ripropongano le frequenze dell’energia cosmica. E’ questo il senso della celebre frase del libro della Sapienza: “Tutto hai disposto secondo numero misura e peso”.

La basilica di San Miniato è costruita secondo queste regole, con un’accuratezza e un’intersecarsi di figure geometriche che costituiscono una vera e propria sinfonia di pietra e di marmo.
Del resto è proprio questa l’impressione che si riceve contemplandone la facciata, di trovarsi cioè di fronte ad una espressione di assoluta armonia.

La chiesa è rivolta con l’abside a sud est, verso il sorgere del sole al solstizio di inverno e nelle sue decorazioni marmoree si rincorrono rapporti geometrici trascendenti, come il rettangolo aureo, già usato nel Partenone, come il rettangolo pitagorico con i lati determinati dai numeri 3, 4 e 5, che Plutarco definì sacro alla trinità egizia.

La basilica è anche un libro scritto nella “La Lingua degli Angeli”, cioè attraverso simboli.

Tutti i simboli della basilica contengono lo stesso significato: la congiunzione fra cielo e terra: così il grifone, così la figura umana dalla coda di drago, così la stella a otto punte, così lo zodiaco pavimentale (il più grande d’Europa) simbolo dell’armonia cosmica che si riverbera sulla terra.
Così la misteriosa iscrizione pavimentale, che avverte: “in questo luogo la morte ed il tempo perdono il loro potere”.

Tutti i simboli denotano dunque questo luogo e questo edificio come una vera porta del cielo, il cui passaggio è destinato a coloro che saranno capaci di liberare il proprio spirito dal peso della materia e porlo in sintonia con le vibrazioni armoniche della terra e del cielo.

Ho espresso questi concetti nel romanzo storico “Il segreto di San Miniato”, che con il breve saggio, “La Lingua degli Angeli”, costituisce un’unica opera: il saggio spiega i simboli, ma il romanzo offre la chiave per aprirli.
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Tempo e Reincarnazione

Thursday, June 4th, 2009

Oggi sono stato alla presentazione di un libro di Anna Giacomini, “L’anello del re”, edito da Ianieri. Il tema di fondo del libro e quello su cui è stata imperniata tutta la presentazione è quello della reincarnazione.Chi non vuol credere alla possibilità di un’altra vita, di un’altra occasione? Fin dall’antichità l’uomo ha creduto che almeno ad alcuni fosse offerta l’opportunità di una nuova esistenza, per finire ciò che era stato cominciato, per perfezionare un’Opera interiore non compiuta. Nell’incontro sono stati citati casi ed esperienze che destano impressione.
Sono convinto che tutto ciò che definiamo semplicisticamente come “fenomeni paranormali” costituisca l’irruzione più o meno violenta della realtà nel nostro piccolo “horto concluso” dell’apparenza. L’universo non è quello che i cinque sensi ci rivelano, ma un sistema assai più complesso e per noi invisibile, inudibile e intangibile. La quinta dimensione, quella dello spirito, avvolge le quattro tradizionali, cioè lo spazio tridimensionale ed il tempo, e le ingloba in sé. Ogni tanto dal mondo dello spirito un’esplosione di energia pura infrange il velo della sensibilità e si manifesta in forme per noi incomprensibili.
Ma non dobbiamo fare l’errore della gente come Margherita Hack, che riduce tutto all’esperienza dei sensi, alla causa ed all’effetto. La fede nella reincarnazione implica infatti una riduzione di fenomeni inspiegabili entro la cornice consueta e rassicurante di un tempo irreversibile e lineare, che ha avuto un’inizio ed avrà una fine: sono stato, sono e sarò ancora. In realtà il mistero è molto più profondo.

Alcuni ritengono che il tempo sia come un fiume che scorre sinuoso, come un serpente che si muove ondulando: fra un’ansa e un’altra, fra una spira e un’altra il passaggio è breve, basta trovare la porta e proiettarsi così nel passato e nel futuro. Ma anche questa visione è forse riduttiva.

Come ho scritto in un post di qualche tempo fa, sulla Teoria delle Stringhe, le frontiere della fisica ci mostrano un cosmo paradossale, nel quale il tempo non esiste se non come dimensione apparente.  Viviamo forse in un universo costituito da infinite dimensioni, sostanzialmente parallele, che a volte si intersecano e interagiscono, nel quale il passato è in realtà un presente ed un futuro. Forse viviamo varie esistenze nello stesso tempo, che è solo una veste visibile di una realtà invisibile; forse siamo insieme l’uomo o la donna di oggi e di mille anni fa. Forse Cesare sta attraversando il Rubicone mentre io scrivo, forse Dante comporrà domani il suo poema. Ma le nostre anime partecipano tutte di un’unica anima che tutto pervade e forse io e voi che mi leggete siamo insieme un po’ di Cesare e di Dante.  Così si spiega la possibilità di ricordare cose già fatte o esperienze lontane, così la possibilità di ricordare il futuro che ancora non è.Viviamo come ciechi in un mondo colorato, come sordi in un mondo di suoni.

E allora? Di fronte al mistero dobbiamo abbandonare le nostre certezze ed i nostri criteri, esercitare il sesto senso, risvegliare il terzo occhio e porci quindi in ascolto con la mente libera, il cuore aperto allo stupore, alla meraviglia ed alla riconoscenza.