Archive for March, 2009

Ma dov’è lo scandalo del Piano Casa?

Monday, March 30th, 2009

Non riesco a condividere l’opposizione di Martini e della Toscana al Piano Casa del Governo: la possibilità di incrementare una tantum il volume degli edifici esistenti non è una cosa scandalosa ed è anzi già presente come norma in diversi dei nostri comuni, con il placet della Regione stessa. Le famiglie si accrescono ed il mercato immobiliare ha costi che impediscono spesso di cambiare la casa con una più grande o di comprarne una nuova per il figlio che vuole sposarsi. Un modesto ampliamento è molto più economico e alla portata di molti. Male sarebbe semmai consentire gli incrementi solo per le ville e le case bifamiliari: anche le famiglie che abitano nei condomìni hanno bisogno di spazi aggiuntivi, che si possono ricavare senza vergogna dalla chiusura di logge, dal rialzamento di una mansarda, da una vecchia terrazza a tasca…Si tratta di quegli interventi, piccoli ma fisiologici, che nella città storica ci sono sempre stati e ne hanno determinato il volto ed il sapore. Impedirli significa costringere i cittadini ad un micro abusivismo di necessità, che personalmente trovo moralmente giustificato.

 

Certo un Piano Casa come quello proposto dal Governo deve attuarsi entro i binari di regole, che garantiscano la tutela delle aree e degli immobili di pregio: non sono ammissibili ampliamenti nei centri storici antichi ed ogni demolizione e ricostruzione nelle periferie dovrà comportare un miglioramento della qualità, sia come architettura che come servizi. Ma non si gridi alla cementificazione per la possibilità di demolire e ricostruire gli edifici obsoleti e privi di valore, ampliandone il volume: l’incentivo è anzi l’unica strada che può consentire una riqualificazione delle periferie, venute su senza qualità negli anni del boom edilizio del dopoguerra, e di ricostruirle con un volto dignitoso.

Il recupero degli edifici esistenti non è mai cementificazione. Sono semmai indifendibili tanti interventi edilizi ed urbanistici straordinari, varati anche dalla Toscana nelle aree libere destinate a servizi dai piani regolatori. Con l’aggravante che in questi casi le cooperative e le imprese che ne hanno usufruito si contano sulla punta delle dita e sono quasi sempre le stesse. I grandi piani per fare infrastrutture o per realizzare grandi interventi finiscono per favorire solo le imprese più grosse e i loro studi professionali. Un Piano Casa fatto anche di microinterventi favorisce tutti: le famiglie, le piccole imprese, i piccoli studi, cioè l’anima del Paese.

 

La sinistra deve cominciare ad interrogarsi ed a rendersi conto che il centro destra ha vinto le elezioni, perché ha saputo interpretare le nuove esigenze dei cittadini e delle famiglie. Anche questo Piano Casa raccoglie un bisogno diffuso. Non è tanto la semplificazione delle procedure la cosa importante, perché già oggi con la Denuncia di Inizio Attività i tempi sono rapidi (basti vedere l’uso eccessivo che se ne è fatto a Firenze nei mega interventi di Novoli): la vera novità è la possibilità di fare nelle case di ciascun nucleo familiare ciò che serve. E questa è una vera rivoluzione, che frantuma vecchi, demagogici ed ormai anacronistici tabù.

Vergine Madre 2

Wednesday, March 25th, 2009

”Sorella mia, sposa, sorgente chiusa, fontana sigillata…” (Cantico 4,12).

Sorgente in ebraico è Gal, che significa anche onda. Onda come vibrazione che trasporta una Parola.

Mi colpisce l’affinità fonetica fra la parola Gal e il termine Graal. Come ho scritto altrove, il Graal è una vibrazione che trasporta un Nome.

Vergine Madre

Tuesday, March 24th, 2009

“Vergine Madre, figlia del tuo figlio,umile e alta più che creatura,termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che’l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,per lo cui caldo ne l’eterna pace così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face di caritate, e giuso, intra i mortali,se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,che qual vuol grazia e a te non ricorre,sua disianza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al domandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate.”
(Par. XXXIII, 1-21).Vergine e madre, figlia del figlio, umile e alta, termine fisso di una decisione eterna: in Maria i contrari si uniscono e si dissolvono. Ventuno versi Dante dedica all’inno mariano più sublime che mai sia stato scritto: numero mistico, del quale ho ampiamente parlato ne La Lingua degli Angeli, ma che coincide con quel ventunesimo capitolo dell’Apocalisse che vede la Gerusalemme Celeste discendere dal cielo come una Sposa:
“Poi vidi un cielo nuovo e una terra nuova. Il primo cielo infatti e la prima terra sono scomparsi, e il mare non è più.E vidi la Città Santa, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da presso Dio, pronta come una Sposa abbigliata per il suo Sposo, E udii venire dal Trono una gran voce che diceva: Ecco la tenda di Dio con gli uomini ed abiterà con loro, ed essi saranno suo popolo ed Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né lutto, né grido, né pena esisterà più, perché le cose di prima sono scomparse” (Ap. XXI, 1-4). Il mistero della Sposa è iscritto nel Cantico di Salomone:
“Tutta bella sei tu, amica mia,né v’è difetto in te.Vieni dal Libano, mia sposa,vieni dal Libano, vieni!” (Cantico, 4,7-8)
Maria è la Fonte della Vita: i simboli si rincorrono in Dante, nell’Apocalisse e nel Cantico. “Di speranza fontana verace…” (PAR. XXI,12)”Io darò gratuitamente dall’acqua della vita…” (Ap. XXI,,6)”Sorella mia, sposa, sorgente chiusa, fontana sigillata…” (Cantico 4,12) In ebraico la parola usata per sorgente equivale a onda: dunque la sposa è un’onda che si solleva dal mare dello spirito, un’onda che trasporta la Parola come un’arca preziosa e ne diffonde la potenza.

L’Arca

Friday, March 20th, 2009

Nella lingua ebraica “Arca” e “Parola” sono uno stesso vocabolo che, in italiano, può essere tradotto più o meno come “contenitore”.

La Parola come l’Arca è un Vaso che contiene il Pensiero. La parola è una vibrazione, un’onda, che consente al Pensiero di farsi creatore, irradiando la materia. Dunque la Parola primigenia è la Fonte da cui è scaturita e continua a scaturire tutta l’energia spirituale che pervade il cosmo.

L’Arca naviga sulle acque del diluvio come la Parola vibra sulle acque dello spirito. La Parola, che fluttua sopra l’acqua della vita, assorbe il tempo e lo sublima nell’eternità che già ne pervade gli attimi come il sangue la carne.

Se l’Arca è figura della Parola, ecco assumere un senso profondo il misterioso passo  della prima lettera di Pietro:

“Cristo è morto…per ricondurci a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua” (3,18-20).

Salvate per mezzo dell’acqua, non dell’arca come ci aspetteremmo, dice Pietro. Otto persone furono nell’arca - parola: otto è il numero dell’eternità, dell’ottavo giorno che segue i sette della creazione, quando il tempo si sgretola e la morte perde il suo potere. Otto è il cielo delle anime, otto è in geometria la figura di passaggio fra quadrato e cerchio, simboli rispettivamente di terra e cielo.

Il Cristo spirituale, pura Parola vibrante, discende nel profondo delle acque del tempo che, come un athanor, conservano la materia preziosa degli uomini. Quella materia che attende il calore dello spirito per sublimarsi nella propria eterna essenza angelica.

Presentazioni

Wednesday, March 11th, 2009

Il 27 marzo 2009 ore 17.00 presso l’Accademia delle Arti del Disegno a Firenze in via Orsanmichele 6, viene presentato il mio libro:

“La lingua degli angeli. Simboli e segreti della basilica di San Miniato a Firenze” .

Intervengono Umberto Cecchi e Luigi Zangheri, presidente dell’Accademia. Farò seguire una breve conferenza con proiezione di immagini.

Una seconda presentazione del libro avverrà a Roma venerdi 8 maggio 2009 alle ore 20.30 presso la Libreria Aseq in Via dei Sediari, 10  (presso il Senato). Interverrò io stesso con una conferenza.

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Esauriti “Desiderium Sapientiae” del 1996 e “Le porte celesti” del 1999, con questo libro torno sul tema a me caro dell’architettura sacra medievale e dei simboli che la contraddistinguono. Partendo dal complesso linguaggio simbolico della basilica di San Miniato lo studio si estende al significato stesso dell’edificio sacro come Porta del Cielo, luogo misterioso e “terribilis” dove lo spirito si materializza e il corpo si spiritualizza sotto l’influsso di potenti correnti energetiche.

Questo nuovo saggio integra il romanzo “Il Segreto di San Miniato” chiarendone alcuni passaggi tecnici. I due libri  si completano fra loro, perché ciascuno contiene qualcosa che l’altro non ha: questo ultimo spiega i simboli ma solo il primo fornisce la chiave per aprine la porta nascosta.

Dal sigillo templare alla Queste del Graal

Sunday, March 1st, 2009

Il sigillo templare di cui ho parlato, con i due cavalieri simbolo delle due nature, su un medesimo cavallo, simbolo del corpo materiale, implica un’altra immagine. Quella del cavaliere inginocchiato e immerso nella luce, giunto alla fine della Queste. Allora le due nature, l’anima e lo spirito, si fondono in una, l’androgine ritrova l’unità perduta, l’angelo si riappropria della sua parte dispersa.E’ questo il senso profondo del mito del Graal.

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Il simbolo misterioso del Graal apparve improvvisamente nella letteratura occidentale e rapidamente si diffuse: Chretien de Troyes tra il 1181 e il 1190, alla corte di Champagne, compose il Perceval, ou le Conte du Graal. Egli descrisse il Graal come una sorta di vassoio largo e profondo, dai poteri straordinari. Lo stesso simbolo usò anche Elinardo di Montfroid, all’inizio del ‘200. Attorno al 1220 Robert de Boron scrisse in versi il Roman de l’Estoire du Graal, che è più conosciuto come Joseph d’Arimathie. Seguirono romanzi in prosa, come il Didot Perceval e il Perlesvaus, poi il Lancelot, scritto fra il 1215 e il 1235 e la Queste du Saint Graal, quest’ultima di ambiente cistercense.
Ma il componimento forse più suggestivo venne scritto all’inizio del XIII secolo da Wolfram von Eschembach, figlio cadetto di un nobile tedesco: si tratta del Parzival nel quale il simbolo del vassoio, del quale ancora rimangono allusioni, viene assorbito da quello di una pietra. Nella storia si intrecciano temi alchemici e catari, in un sincretismo misterioso nel quale le suggestioni ed i richiami simbolici sono molteplici. Wolfram si discosta intenzionalmente da Chretien e dagli altri che lo hanno preceduto, sostenendo di riferirsi ad un’altra tradizione.

L’origine della parola “graal” viene fatta risalire ad un termine presente nella lingua d’oil fin dal XII secolo, “graaus”, di cui graal era il complemento. In provenzale questa parola diventava grazal, da cui il savoiardo grolla. Essa deriverebbe dal latino crater ed indicherebbe, secondo quanto riferisce Elinaldo nell’VIII secolo, un recipiente “ex ligno, terra metallove…”,rivestito di materiale prezioso “argentea, vel de alia pretiosa materia” .
In un dialogo ermetico, “Il Cratere”, il simbolo del recipiente è collegato al tema della Conoscenza. Ermete spiega al discepolo Tat che Iddio ha posto la Conoscenza in un grande vaso (crater), invitando quindi gli uomini ad immergersi in esso. Chi avrà accolto l’invito, questi sarà iniziato ai misteri più profondi e diventerà un perfetto.
Anche la mistica islamica riprese il tema ermetico del cratere, trasferendolo nella coppa del mitico re Jamshid. Di questa cantarono Omar Khayyam nell’XI secolo, definendola il calice dei sette anelli, e il persiano Hafez nel XIV secolo:“Per molti anni il nostro cuore ricercò la coppa di Jamshid fuor di noi stessi e chiese allo straniero come grazia ciò che il cuore stesso possedeva” .
La coppa rappresenta l’occhio invisibile, la visione del soprannaturale che scaturisce dal cuore. Nel Corano si trova spesso l’espressione coloro che hanno cuore per indicare i mistici, mentre della maggior parte degli uomini si trova scritto: “non sono ciechi i loro occhi, bensì i loro cuori”, affermando così l’esistenza di una visione spirituale.Il profeta Maometto, narra ancora il Corano,si fece portare una coppa di acqua e vi gettò dentro tre pizzichi di sale, dicendo che il primo rappresentava la legge, il secondo il sentiero della dimensione interiore, il terzo la conoscenza suprema di Dio.
E’ interessante notare come la lettera araba q, che è un suono gutturale, venga spesso resa con la nostra g, Questo avveniva soprattutto fra i popoli assoggettati dagli arabi, di etnia diversa rispetto a quella dei conquistatori,come in Spagna. Si può allora notare un’affinità interessante fra la parola GraaL e quella araba QLb, GLb, che significa cuore, anima. Il che ci riconduce sia al simbolismo del recipiente, perché il cuore era per gli antichi la sede dell’anima e della sapienza, sia a quello alchemico.

Il motto alchemico VITRIOL significa: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, che in italiano sta per: Visita la Profondità della tua Terra e Operando in essa Troverai la Pietra Nascosta. Si tratta dunque di un invito ad immergersi nella profondità del proprio cuore, come nel cratere ermetico della conoscenza, e lì ricercare la vergine Sophia che vi giace invisibile, come una Pietra nascosta. L’operazione sui minerali non è altro che uno specchio di quella spirituale: le due nature minerali sono simbolo di quelle occulte di ogni persona. Le nozze, ossia la congiunzione con il principio divino nascosto nel profondo,danno origine alla pietra dei filosofi e ad un’entità angelica nella quale anima e spirito si assorbono a vicenda.

Tutti questi temi sono particolarmente evidenti in Wolfram von Eschembach, che definisce il Graal come una Pietra, il Lapsit Exillis, custodita dai cavalieri Templari. Egli descrive anche un rito misterioso: il giorno del venerdi santo una colomba discende dal cielo e reca il Graal. Si tratta di un riferimento piuttosto esplicito al rito cataro del Consolamentum, che veniva amministrato il venerdi santo: un battesimo spirituale mediante il quale lo Spirito Paraclito recava al nuovo perfetto la vera Gnosi.

Nel Graal confluiscono dunque simboli ermetici, alchemici, gnostici, che si riferiscono ad un viaggio interiore alla ricerca del principio di trascendenza che è in noi, occultato e assopito dalla materia e dalle sue necessità.Il Graal sembra dunque corrispondere ad un risveglio della parte divina dell’uomo e dei poteri che le sono connaturati.L’ermetismo usa frequentemente l’espressione “indiarsi”, riferita alla capacità dell’uomo di diventare come Dio, unendosi come ad una compagna con la Sophia femminile che vive in lui.
Questa compagnia interiore, che gli antichi chiamavano anima razionale e figurarono come una fanciulla, è la femminilità divina che è in noi. Gli gnostici la simboleggiarono in Sophia, i Cabbalisti la identificarono con la decima sephirà, la Schekhinah, i trovatori ed i poeti stilnovisti con la loro Dama misteriosa. I Catari, eredi dell’eresia gnostica, usarono il nome di Maria Maddalena, che i vangeli gnostici avevano detto sposa di Cristo perché simbolo dell’anima prigioniera della materia e liberata dal Salvatore. Ecco dunque che il Graal rappresenta la perla nascosta nel profondo della nostra interiorità. E’ un verbo silenzioso che è necessario liberare dall’involucro in cui è racchiuso, perché possa risuonare con la stessa vibrazione dell’energia celeste di cui è parte.

Allora la persona potrà spezzare i legami della materia, le catene ferree che la avvincono alla dimensione dello spazio e del tempo, della necessità e della casualità, per divenire signore della natura e del cosmo. Ella potrà vedere ciò che fu e ciò che sarà, proiettare il proprio corpo sottile da una parte all’altra della terra, immergersi nella contemplazione dei regni invisibili. Ella potrà piegare a favore dell’umanità le leggi che legano la materia, chiedendo con umile sottomissione ed ottenendo quelli che il popolo chiama miracoli e prodigi ma che altro non sono se non l’irruzione nel nostro spazio - tempo della dimensione e delle leggi dello spirito. Così ella morirà a se stessa, alle proprie emozioni, ai propri bisogni, per divenire quell’entità angelica fatta di pura benefica energia, che era stata prima che il suo fluire nel tempo avesse inizio. Pochi fra noi raggiungono per grazia quello stato: numerosi testimoni assicurano che Pio da Pietrelcina fu tra questi.