Archive for February, 2009

Riguardo ad un sigillo templare

Friday, February 13th, 2009

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E’ conosciuto da tutti il sigillo templare che mostra due cavalieri armati su uno stesso cavallo.
Il significato è stato variamente interpretato ma non è certo, come qualcuno ha scritto, un riferimento alla necessaria povertà dei cavalieri che per risparmiare vanno in due su un cavallo! Sciocchezze. Ci pensate che razza di efficienza in combattimento avrebbero avuto?
Il significato del sigillo è esoterico ed è una conferma che all’interno del Tempio esisteva un insegnamento segreto, analogo a quello dei Fedeli d’Amore.
Francesco da Barberino, fedele d’amore, nei suoi Documenti d’Amore, un tratto esoterico sapienziale dell’inizio del XIV secolo,ci ricorda che il cavallo è simbolo della natura umana, perché ritenuto l’animale più simile all’uomo. I due cavalieri vanno interpretati come immagine della parte invisibile che ci costituisce ed è trasportata dal corpo: uno dei cavalieri è l’anima, l’altro lo spirito; il cavallo è il corpo.

Anima, spirito e corpo costituiscono ognuno di noi, come ricordava anche San Paolo.Come ho scritto in un altro post, anima e spirito sono nature diverse.

A sua volta anche l’anima appare al pensiero medievale tripartita: vegetativa, animale e intelligente. Perché tutto ciò che è di natura divina si impernia sul Tre e sulla Potenza del Tre, il Nove, dove “potenza” non è solo espressione matematica ma significa esattamente Forza, Energia. Per questo il Nove è chiamato da Dante il miracolo, cioè l’energia effusa dalla Trinità e si identifica con Beatrice, allegoria della gnosi dei Fedeli d’Amore. Ma, come vedremo in un post successivo, questa gnosi, simboleggiata dal numero nove,era comune anche ai Templari, dei quali forse i Fedeli d’Amore costituivano una confraternita laica.

Dunque anima triplice, spirito e corpo sono i cinque elementi che costituiscono l’uomo. E l’uomo anche nel corpo appare davvero imperniato su questo numero cinque, perché cinque sono le dita, cinque i sensi, cinque gli arti più il busto. La natura è per gli antichi formata da quattro elementi; l’uomo da cinque, perché a lui è aggiunto qualcosa di molto più grande, a lui ed a lui solo: la quintessenza.

Un capitello della pieve di San Pietro a Cascia, vicino a Reggello (Firenze), presenta una indiscutibile analogia col sigillo templare. Vi si vedono due cavalieri su uno stesso cavallo. L’analogia col sigillo è forte, anche se nel capitello il secondo cavaliere è più piccolo del primo. Non risultano magioni templari nella zona, che pure era collocata sulla via Cassia Nuova tra Firenze ed Arezzo. Dunque il capitello fa pensare ad un simbolismo che ha origine comune con quello templare. Anima e Spirito abbracciati cavalcano il Corpo. Il cavaliere più piccolo è lo Spirito o l’Anima?

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Denuncia dei clandestini: un atto di inciviltà

Friday, February 6th, 2009

La possibilità che i medici denuncino i clandestini che si rivolgono loro per essere curati è contenuta nel disegno di legge sulla sicurezza in corso di approvazione. Si tratta di una norma barbara ed indegna della storia civile dell’Italia, contraria ai valori su cui si fonda la nazione e contraria alla deontologia medica.
Si tratta anche di una norma pericolosa: sappiamo che i clandestini sono spesso portatori di patologie infettive contagiose. Vanno curate per evitare che si trasmettano e degenerino in epidemie. Ma quale clandestino si rivolgerà al medico sapendo di poter essere denunciato?
Il governo appare succube della deriva rozza e xenofoba della Lega, una deriva che ricorda tanto gli slogan altrettanto primitivi e letali del fascismo. Eppure quali risultati sta ottenendo il pugno di ferro del leghista Maroni nel contrasto all’immigrazione clandestina? Io non ne vedo: Lampedusa è un’isola lager, dove i veri prigionieri stanno diventando gli abitanti. I riconoscimenti e le espulsioni sono difficili, perché questi disperati nessuno li rivuole indietro. L’Europa se ne infischia perché ogni stato pensa per sé. E allora come si argina questa invasione?
Consentiamo a questa gente di lavorare, evitiamo di lasciarli alla deriva nelle strade, bivaccando in condizioni disumane, costretti per sopravvivere ad entrare nell’esercito della delinquenza. Non vogliamo i lavavetri ai semafori, non vogliamo che i clandestini possano fare lavori, nemmeno precari, e non ci rendiamo conto che così li costringiamo ad entrare nelle nostre case per rubare e ad aggredirci per sopravvivere. La verità è che non siamo in grado di fermare l’invasione, allora regoliamola usando il buon senso e l’etica che ci deriva dalla nostra tradizione cristiana.
Cominciamo a togliere la norma ipocrita per la quale chi vuol dar lavoro ad un clandestino, che ha conosciuto e di cui si fida, deve prima far finta di rimandarlo al paese di origine perché da lì possa chiedere il nulla osta all’ambasciata italiana. Facciamolo lavorare e basta. Condizioniamo il lavoro all’accettazione delle norme scritte e non scritte che regolano la convivenza civile in Italia ed aiutiamolo ad inserirsi nella nostra società. Evitiamo il formarsi di etnie che si isolano per mantenere una cultura ed usi lontani incompatibili con i nostri.
Tante alternative razionali non ne vedo. Non sono i proclami e gli slogan di  mussoliniana memoria che risolvono un problema epocale, pari forse solo a quello che travolse il tardo impero romano.