Commento a Leonardo

La frase di Leonardo del post precedente  è impressionante. Egli ritiene che in noi esista un quinto elemento, forse l’anima, forse un carattere dell’anima. Propendo a credere che egli si riferisca all’intelligenza nell’anima, quello che Aristotele chiamava l’intelletto passivo. Questo elemento è della stessa natura di Dio, come un’emanazione che da Lui proviene e che a Lui rimane legata, come un elastico che si tende e ineluttabilmente è destinato a tornare su se stesso. Per questo, dice Leonardo, l’uomo ha in sè una sete che non si appaga, un continuo desiderio di cambiare, un’insoddisfazione che lo spinge a cercare, a conoscere, ad andare sempre oltre i traguardi provvisoriamente raggiunti. Egli attende con ansia e speranza inappagate il nuovo giorno, poi l’arrivo della nuova stagione, poi del nuovo anno e non si rende conto che così corre verso la morte, il dissolvimento: la “sua disfazione”, cioè il suo disfacimento, dice in modo crudo Leonardo, ed usa la similitudine della falena che è attirata dalla fiamma e le gira intorno con cerchi sempre più stretti, fino a che in essa si immerge ed arde. Ma, attenzione, questa similitudine era già nota alla mistica medievale, ed in particolare a quella dei sufi islamici. Leonardo non era dunque quel materialista che molti vogliono farci credere.

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