Mobilità e sensibilità culturale
I viali di circonvallazione di Firenze furono progettati in occasione del passaggio della capitale da Torino alla città sull’Armo. L’architetto Giuseppe Poggi li concepì come una promenade immersa nel verde, sul modello delle grandi capitali europee: dal Ring viennese ai boulevards parigini. Questa passeggiata alberata,ampia ed elegante, era intercalata dai parchi pubblici e circondata dai giardini delle ville private, alle quali era proibito di costruire recinzioni che impedissero la vista del verde. Nelle piazze i monumenti ricordavano la storia e la vita civile della città, le facciate degli edifici avevano esse stesse un carattere monumentale ed aulico.
Questo progetto prezioso viene tutti i giorni snaturato da un traffico veicolare al quale nessuna amministrazione ha voluto costruire un’alternativa viaria. Da qualche giorno in mezzo al viale è stato posto un lungo serpente bianco, un basso e massiccio jersey di cemento, che dovrebbe rendere più sicura la circolazione. Il viale era nato con le alberature ai lati, e non centrali per accentuarne la larghezza e la monumentalità Così lo si è ridotto a due corsie striminzite. Il prodotto della raffinata cultura ottocentesca è stato ridotto ad una banale superstrada urbana.
Questa città, che pure si vanta di avere un centro storico patrimonio dell’umanità, dimentica che anche i viali, con le porte dell’antica cerchia di mura e le sistemazioni ottocentesche, fanno parte di questo patrimonio. Senza un minimo di attenzione a quello che una volta si chiamava arredo urbano , i suoi amministratori non hanno trovato di meglio che far progettare a qualche geometra dell’ufficio strade un cordolo di cemento bianco, che riporta addirittura sopra ogni pezzo il nome della ditta costruttrice. Ma secondo Voi in piazza della Signoria ce l’avrebbero messo?
Se questa è la sensibilità culturale dei nostri amministratori, non meraviglia l’ottusa insistenza per far passare la tramvia in piazza del Duomo, a ridosso del Battistero