New Age e Cristianesimo

Il movimento New Age appare come una sorta di supermercato del trascendente, dove a chiunque è consentito trovare, sui lunghissimi scaffali e nell’immensa varietà delle merci esposte, il Dio che più gli aggrada e più gli torna comodo. Esso offre una trascendenza da consumare rapidamente, che non coinvolge, che non richiede una disciplina spirituale, ma un’adesione facile, da cambiare o modificare quando non soddisfi più. Il New Age, ma sarebbe più corretto parlare di arcipelago che sconfina ormai nel Next Age, non fornisce risposte, perché non richiede sacrificio e dove non c’è sacrificio non c’è risposta al senso della vita. Sacrificio è accettazione con uguale serenità del bene e del male, del bene rendendo grazie per la liberalità con cui è donato, del male perché accettandolo lo trasmutiamo in bene.
Il Pontificio Consiglio della Cultura ed il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso pubblicarono già nel 2003 un documento sul New Age (Libreria Editrice vaticana 2003), nel quale si trovano fra l’altro due considerazioni assai interessanti.
Innanzitutto la distinzione fra “esoterismo, ossia una ricerca di conoscenza” e “magia o occulto: quest’ultimo è uno strumento per ottenere potere” (p.31); si tratta della distinzione che ho più volte ribadito anche nei testi di questo blog. La ricerca di conoscenza spinge l’uomo verso Dio, la volontà di magia lo induce invece a prenderne il posto.
Segue nel documento un importante invito a riscoprire la nostra tradizione simbolica: “Dove il ricco simbolismo cristiano e le sue tradizioni artistiche, estetiche e musicali sono ancora sconosciuti o sono stati dimenticati, c’è molto da fare per i cristiani e per chiunque ricerchi l’esperienza o una maggiore consapevolezza della presenza di Dio. Il dialogo tra cristiani e persone attratte dal New Age sarà più fecondo se terrà conto del fascino di quanto tocca le emozioni e del linguaggio simbolico” (p.69).
E’ questa la strada che ormai da anni propongo di seguire. Esiste una tradizione sapienziale cristiana, per alcuni già adombrata nelle parole di San Paolo ai Corinti: “Noi parliamo di sapienza fra i perfetti…di sapienza di Dio nel mistero, quella rimasta nascosta…”. Ma, come dimostrano sul blog di Codemo (Del Visibile) i commenti al mio “Il Segreto di San Miniato”, è bene che questa tradizione non sia offerta a tutti, perché non sarebbe compresa. Non che in essa ci siano chi sa quali segreti occulti, semmai un modo diverso e più profondo di consapevolezza e di comprensione di ciò che è sotto gli occhi. Ho ascoltato tempo fa un rabbino spiegare lucidamente la vera natura dell’esoterismo: il mondo della luce, egli diceva, possiede segreti che non possono essere rivelati a tutti, perché sono così semplici che la maggior parte delle persone non li comprenderebbe. Dunque ciascuno raggiunga la verità secondo le proprie possibilità e la tradizione sapienziale sia riservata a coloro che la cercano.
Riguardo ai simboli il discorso può invece aprirsi a tutti, perché essi parlano al cuore, facendo risuonare corde diverse secondo la preparazione e la sensibilità di ciascuno. I simboli spalancano la porta sul mistero, ma per gradi. Dunque chiunque può confrontarsi con la capacità evocativa che possiedono.

Dobbiamo allora partire dal bisogno di spiritualità e dall’insoddisfazione che motivano la simpatia di tanti per il New Age, per far capire che lo spirito non si acquista in un supermercato, ma solo ritrovando le radici della propria Tradizione, custodite nella lingua dei simboli come in uno scrigno.
Con il Concilio Vaticano II la Chiesa si è avvicinata alla società, ma lo ha fatto troppo frettolosamente, perdendo una parte di quella sacralità che oggi molti cercano di recuperare da altre fonti. Il risultato è che la preparazione teologica e spirituale di alcuni preti è carente e fa sì che costoro siano più preoccupati di fare gli assistenti sociali, che i sacerdoti. La solidarietà si fonda sulla preghiera e sulla mistica, altrimenti non ha significato; ricordiamo San Paolo: se do tutti i miei beni ai poveri ma non ho l’amore…
Oggi serve alla Chiesa uno sforzo analogo a quello del Concilio Vaticano, per far sì che il pendolo torni ad oscillare verso il centro, recuperando il senso del sacro e del rito che molti hanno banalizzato.
Il cristianesimo delle origini si scontrò con il culto salvifico di Mitra e lo sconfisse; fu aggredito dalla religione solare degli imperatori romani e prevalse anche su di essa assorbendone i simboli più ricchi; si confrontò con la tradizione esoterica antica e la fece propria riconoscendo che in essa era stata prefigurata una parte della rivelazione di Gesù. Questi si incarnò infatti nella centralità dei secoli, riconducendo a sé la verità del passato e quella del futuro, paganesimo, ebraismo ed islamismo. Si, anche l’Islamismo, perché in Dio il tempo è un eterno presente e nella sfera del sacro non ha senso cercare un’evoluzione lineare di tipo darwiniano. Ermete, Platone, Pitagora, Zarathustra, furono considerati spesso profeti laici, prisci theologi, che avevano intravisto la verità e l’avevano diffusa nelle loro opere.
Come già accadde nei primi secoli della nostra era, il Cristianesimo ha la capacità di indirizzare verso la vera gnosi anche il New Age. Non cadiamo dunque nell’errore di demonizzare tutto ciò che appare diverso: non scordiamo mai la virtù della carità e della comprensione paziente verso chi cerca. Le braccia della Croce offrono un abbraccio cosmico che esclude solo ciò che è oscuro, ma accetta e attira a sé tutto ciò che è luminoso.
Voglio concludere invitando quanti brancolano alla ricerca del senso della vita, a riscoprire la sublime bellezza di quella Tradizione, che ha trovato la sua pienezza nel Cristianesimo. Un esempio? L’uomo religioso sa che la sua essenza non si limita al corpo, e crede nella presenza di una forma di luce interiore che chiama anima. Ma quanti ricordano o comprendono, specialmente fra i sacerdoti, ciò che scrisse San Paolo ai Tessalonicesi? Che cioè non siamo formati solo di corpo ed anima, ma anche di spirito. Le implicazioni di questa sublime e misteriosa triplicità, immagine di quella divina, sfidano e ridicolizzano qualunque banalità possiamo trovare sugli scaffali del New Age.

6 Responses to “New Age e Cristianesimo”

  1. vivitnonvivit Says:

    DA: ELAINE PAGELS: -IL VANGELO SEGRETODI TOMMASO-
    Loghia 70:
    Gesu disse:
    “Se porterete alla luce quello che e’ dentro di voi,quello che porterete alla luce vi salvera’.

    Se non porterete alla luce quello che e’ dentro di voi,quello che non porterete alla luce vi distruggera’”

    ‘Non e’ il solito libro scritto da dilettanti , la Pagels e’ uno dei piu’ grossi specialisti mondiali sul tema;
    il libro e’ fluido e godibile quasi fosse un romanzo che ci prende per mano e ci svela molto sul tema attualissimo della spiritualita’ umana oggi.’
    Per accedere al testo cliccare il file pdf in www.bloggerspadova.splinder.com in martedi 17 ottobre.

  2. mezzaBarba Says:

    Sulle manifestazioni dell’essere umano mi trovo in disaccordo: mi spiego. Non tutta la sapienza (tantomeno la conoscenza) antica e’ confluita nel Cristianesimo. Per quanto la Chiesa del Cristo abbia voracemente attinto dalle Tradizioni precedenti.
    Per gli Egizi, ad esempio, l’essere umano consisteva di sette ‘parti’: tra queste il ‘ka’, la manifestazione essenziale, l’unica in grado di non soccombere di fronte allo schock della nascita ed a quello della morte. La filosofia indiana riconosce tuttoggi queste sette ‘parti’: le chiama chakra o centri. San Paolo si riferisce ai tre centri principali, quelli di cui ognuno di noi ha intuizione: il centro fisico, il centro emozionale ed il centro intellettivo. Ne esitono tuttavia altri 4, di cui solo due sono intuibili. Gli ultimi due sono ‘nascosti’, ovvero la loro conoscenza non e’ accessibile per intuizione. Mi piacerebbe con lei, poter affrontare l’argomento, l’esistenza e la sostanza di queste manifestazioni, perche’ nella mistica cristiana (che io sappia) non se ne fa cenno. Essendo poi la mia conoscenza delle stesse poco piu’ che superficiale, sono aperto a qualunque tipo di consiglio o punto di vista.

  3. vivitnonvivit Says:

    JEAN GUITTON, ‘IL PURO E L’IMPURO’, ed. Piemme.
    Pag. 66-70, ‘Le mescolanze’: (l’Anastasi, … la ‘Ricreazione’… ? )
    Tra i pensieri d’ispirazione catara lasciatici da Simone Weil avevo annotato il seguente, che tocca il fondo del problema posto da quest’opera: “E’ necessario distruggere la parte intermedia e torbida dell’anima… per lasciarne la parte vegetativa direttamente esposta al soffio infuocato che viene dal più alto dei cieli”.
    Così, mi dicevo, nella divisione dell’anima in tre parti (corpo, anima, spirito-soma, psychè,pneuma), la parte intermedia Simone Weil la elimina. La psychè svanisce.
    Rimangono faccia a faccia la parte vegetale, minerale, cosmica, materiale, inerte dell’anima, da una parte, e dall’altra, il soffio dello spirito, la parte spirituale, al limite eterna, il fuoco della Pentecoste. …………….
    …Allora la psychè viene eliminata………. la psychè è un qualcosa che viene meno e svanisce….. rimane il “corpo”, ma questo corpo non è più propriamente corporale. Non avendo più l’anima, esso non può ricevere la sua forma e il suo involucro che dallo pneuma , questa parte già divina di noi stessi.
    Ai funerali si mette nella terra un corpo animato dalla psychè così come il seminatore getta un seme nei solchi. Questa forma psichica, temporale, è incapace di impedire la corruzione del cadavere. Ma affinchè l’unità dell’essere possa essere ricostituita, San Paolo spera (???) che verrà un tempo nel quale il corpo diventato polvere sarà rianimato o, piuttosto, ricreato dallo spirito.
    Non sarà più allora un corpo dotato di un’anima, un corpo “animato”, un corpo “psichico”, bensì un corpo animato dallo pneuma , un corpo spirituale. Ci sarà allora il grande ed ultimo risveglio, l’anastasi, la resurrezione dei corpi…… ……non siamo qui lontani da Spinoza……. quest’ebreo in un certo senso così cristiano.
    Infatti agli occhi di Spinoza l’ ”anima” non è distinta dallo “spirito”. L’anima è spirito. Essa è direttamente unita al corpo. È l’idea del corpo. Per il pensiero puro, liberato da ogni immagine, è necessario respingere quell’intermediario che Aristotile chiamava anima.
    Si potrebbe dire che il mondo di di Spinoza è il mondo dell’anastasi già realizzato.
    Se la parte intermedia, cioè l’anima, che è anche la sede dei concetti, viene rifiutata, si coglie un significato anticipatore, così profondo, di un pensiero cataro, così come Simone Weil l’ha definito. L’anima, questa malsana mescolanza d’aria e d’acqua, è rifiutata. Essa è servita solo da saldatura precaria. (……. !!!).

  4. vivitnonvivit Says:

    … segue da J.Guiton…
    Di conseguenza si può immaginare che due tipi di saggezza entreranno in conflitto. La prima saggezza consisterà nel pensare, nel porre degli atti liberi, nel patire il dolore e nel vivere la gioia nella zona del métaxu, cioè della mescolanza psichica intermedia.
    Al contrario, l’altra saggezza consisterà nel portarsi immediatamente verso il momento ultimo, finale, della riunificazione fra il corpo e lo spirito, nel fare come se ciò a cui si tende e ciò che si spera ci fosse già dato.
    La prima di queste saggezze mistiche è una mistica che prende in considerazione solo il tempo storico. Il suo assioma e il suo grido sono: “Non ancora” (nondum). L’altra saggezza è una mistica dell’eterno. Il suo assioma, il suo riposo, il suo sospiro è:”Già!” (Jam), perchè noi, in qualche misura, già siamo nell’eterno. (……..!) Si impone allora la domanda: si deve agire come se si fosse già ciò che si è chiamati a diventare? (………….!!!!!!!!!!) ……….
    …….. Solo i catari ottengono l’unione ontologica della materia con la forma senza imbastardirla con la fluidità pastosa, mutevole, vischiosa, provvisoria e falsamente tenera della vita psichica. Non siamo qui lontani da Paul Valery:

    « La confusion morose - Qui me servait de somneil-
    - Se dissipe dès la rose, - Apparence du soleil . »

    Da questo punto di vista cataro, il cosmo e il volto sono rivestiti di una luce divina a causa dell’assenza della mediatrice. Così nell’ostia, la sostanza del Cristo è portata dal pane azzimo, che è senza voce, senza vita, senza movimento. ………..
    Uno spirito legato al sole, dice Simone Weil, è l’immagine perfetta della perfezione.

    alex-extravagante

  5. Renzo Manetti Says:

    caro amico, nella lettera ai Tessalonicesi San Paolo non si riferisce certo ai centri sottili né egiziani né indiani, bensì ad una tripartizione del nostro essere costituito da una parte materiale, da una parte vitale o spirituale e da una parte intellettuale o cognitiva. Al di là del corpo, esiste in noi una duplicità ontologica, già prefigurata nel simbolismo arcano della Genesi, quando vi si dice che Dio creò l’uomo a sua immagine ed a sua somiglianza: i due termini infatti non si equivalgono, ma corrispondono allo spirito ed all’anima, l’una immagine e l’altro somiglianza. Ma non è questa la sede per addentrarsi su questo tema.
    Certo il cristianesimo delle origini ha attinto alla sapienza del mondo pagano, perché era quella la cultura, l’ambiente in cui tutti si muovevano, ma quel “voracemente” che tu usi sinceramente lo trovo un po’ eccessivo ed anche -perdonami- banalmente ed inutilmente polemico.
    Sui sette centri vitali della tradizione indiana ed egiziana che tu citi il discorso è interessante e vale la pena di dire qualcosa di più..
    Nello yoga sono sette i centri vitali chiamati chakra, ovvero ruote, collocati lungo la colonna vertebrale; concentrando la mente ed il respiro su ciascuno di essi l’iniziato risveglia un po’ per volta la kundalini, l’energia cosmica che corre sinuosa lungo la colonna vertebrale fino al cervello. La kundalini è detta la “potenza del serpente”, con un simbolo che l’esoterismo occidentale ha associato alle forze telluriche che emergono dagli abissi della terra. C’è un libro interessante: Alberto Camici e Alessandro Orlandi “La fonte e il cuore: cristianesimo e iniziazione” Roma, Edizioni Appunti di Viaggio” 1998, che tocca in modo efficace l’argomento della conoscenza di questi centri nell’ebraismo e nel cristianesimo.
    Secondo gli autori, anche l’Ebraismo avrebbe conosciuto alcuni dei centri sottili. Essi venivano attivati sacralmente con l’imposizione delle mani: “Nella Bibbia si può riscontrare l’attenzione a parti del nostro corpo che richiamano luoghi più sottili, canali di apertura spirituale che danno all’uomo la possibilità di raggiungere una visione più profonda della realtà e quindi una partecipazione più cosciente ad essa.” Così anche nei riti del Cristianesimo sarebbe riscontrabile un’attenzione ai chakra superiori: “nel Battesimo il segno della croce viene tracciato sulla fronte, sul cuore, sulla nuca; nella Confermazione l’imposizione della mano e la croce tracciata col crisma raggiungono prima la sommità del capo e poi la fronte. Lo spazio fra le sopracciglia è sempre stato riconosciuto come centro di illuminazione. L’imposizione delle mani e l’unzione sono gesti inerenti al conferimento dell’Ordine sacro. Si tratta insomma di una serie di dati che ci rivelano una conoscenza dei centri sottili del corpo umano anche da parte della cristianità primitiva”.
    Ebraismo e cristianesimo anche in questo caso si sarebbero spontaneamente inseriti in un’antica tradizione sacra e vitale, che Cristo non aveva mai combattuto né condannato.

  6. mezzaBarba Says:

    Mi perdoni la polemica: anche se nel simbolismo rituale si riscontrano testimonianze di conoscenze antiche, questo non vuol dire che non siano oggi perdute. Da piccolo (polemicamente ancora mi permetto di sottolineare l’inadeguatezza di questo tipo di istruzione) negli anni del catechismo, e successivamente nel corso dei miei studi accademici di Storia delle Religioni, benche’ abbia concentrato non poca attenzione sul simbolismo cristiano, non ho mai trovato qualcuno che facesse esplicito riferimento a ‘particolari’ cosi’ importanti come i ‘centri’ o nature dell’essere umano. Le sette nature dell’uomo egizio sottintendono che l’essere non e’ tripartito, ma eptapartito (se esiste la parola).
    In studi piu’ recenti ho trovato traccia di cio’ in alcuni scritti filosofici armeni.
    Nei rituali indiani ed ebraici (come mi dice), attraverso gesti e pose di retaggio sciamanico, si prova a ricordare di ‘attivare’, di svegliare non i centri in se stessi ma la consapevolezza della loro esistenza: questa conoscenza profonda del proprio essere “da’ all’uomo la possibilità di raggiungere una visione più profonda della realtà e quindi una partecipazione più cosciente ad essa” detta in termini socratico-platonici. Ho sempre trovato affascinante questa teoria, cercando di applicarla su me stesso, purtroppo con scarsi risultati.

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