I profitti dei petrolieri
Thursday, June 19th, 2008Qualche tempo fa ho riferito quanto un amico mi ha scritto inviandomi questo prospetto, che ritengo interessante. Lo riporto ancora integralmente.
“Nel 2000
1$ = 1,2€
1 barile di petrolio = 60 $
e quindi 1 barile = 72 €
Oggi
1$ = 0,62€
1 barile circa 115$
e quindi 1 barile = 71,3€
La domanda è: se in Europa il barile costa uguale rispetto al 2000, perché la benzina è aumentata così enormemente? La crisi del petrolio non sembra così drammatica per chi vende la benzina né per lo stato che incassa le tasse, né per l’ENEL che aumenta le bollette ecc… Mi sembra una bella presa in giro…”
La lettera è della fine di maggio. Ora il barile è già salito a 140 $ e il dollaro è a 0,64 €, quindi il barile se non sbaglio costa 89,6 €, ma la riflessione è sempre valida: l’incremento del costo del carburante dal 2000 in Europa è stato ben superiore all’aumento effettivo alla produzione. Cos’è che ha determinato in tutta Europa questo aumento generalizzato, che appare non giustificato dal costo alla produzione? Quali meccanismi perversi? Solo speculazione o c’è qualche oscura manovra politica che mi sfugge? Aumentando il prezzo in Europa, nonostante il rafforzamento dell’euro sul dollaro, si vuole forse evitare che il prezzo del barile venga negoziato in euro invece che in dollari? E’ quanto l’Iran ha cercato di fare, per ora senza riuscirci. Si tratterebbe in effetti di un attacco pesante e forse mortale all’economia americana, che vive ormai grazie ai petroldollari. Negoziare il petrolio in euro significherebbe il crollo del dollaro. La compagnie petrolifere stanno dunque cercando di salvare gli Stati Uniti? Non è una domanda a cui si può rispondere senza rischiare di scivolare nella fantapolitica. Resta il fatto che in Europa il carburante avrebbe dovuto aumentare molto meno di quanto è successo.
Ma se questo vale per l’Europa, c’è un’altra anomalia che invece è tutta italiana. Nel 2000 il gasolio costava assai meno della benzina. Oggi costa uguale ed in alcuni punti vendita addirittura qualcosa di più. Non è ovviamente possibile che l’aumento del petrolio si riversi in modo differente su gasolio e benzina, tanto più che il costo di raffinazione del gasolio è assai più basso. Si tratta di una scelta speculativa. Erano ormai anni che le compagnie petrolifere annunciavano di voler equiparare prezzi di gasolio e benzina anche in Italia, come generalmente avviene nel resto d’Europa. Hanno dunque preso come pretesto l’aumento del barile di petrolio per raggiungere il loro obiettivo. E per far questo si sono mosse all’unisono, concordi, sotto lo sguardo complice o quanto meno inerte del governo Prodi.
Questo ci fa riflettere su due cose:
- le compagnie non hanno riversato l’incremento del costo del barile solo sul gasolio, ma anche sulla benzina, e dunque ci hanno guadagnato il doppio
- il gasolio in Italia serve soprattutto al trasporto delle merci e quindi il suo aumento si scarica direttamente sui prezzi dei prodotti. All’inflazione comune al resto d’Europa indotta dall’aumento del costo del barile si somma dunque quella solo italiana per il maggior costo del gasolio
- l’Eni, che mi risulta a partecipazione statale, mostra bilanci con guadagni record. Lo stato dunque specula sul prezzo del petrolio, che potrebbe invece calmierare attraverso la sua compagnia.
Vediamo dunque quali sono stati i guadagni delle compagnie petrolifere in Italia, così come riportati su La Nazione del 5 giugno 2008 a pag.23 (alcuni dati sono disponibili solo per il 2006, altri per il 2007):
nel 2007 l’ENI ha guadagnato 36,4 miliardi di euro
nel 2006 la Shell 4,3 miliardi
nel 2006 la Total 6,4 miliardi
nel 2006 Tamoil 6,9 miliardi
nel 2006 Q( 8,2 miliardi
nel 2006 Esso 14,5 miliardi
nel 2006 Api 3,5 miliardi
nel 2007 Erg 10,1 miliardi.
Si tratta di miliardi di euro, non milioni. Non sono noccioline. Pensiamo che la manovra economica triennale di Tremonti assomma a 34,8 miliardi di euro: nel solo 2007 i guadagni di Eni sono stati superiori.
La cosa che fa arrabbiare ancora di più è che nell’aumento del gasolio rispetto alla benzina le compagnie petrolifere, Eni compresa, si sono mosse tutte, come sempre, in piena sintonia fra loro, dimostrando con impudenza l’esistenza di un cartello. Si capisce così perché gli aumenti dei prezzi siano sempre omogenei e rapidi e le riduzioni lente.
Cosa ci stia a fare l’Antitrust a questo punto proprio non capisco. Come non capisco cosa ci stiano a fare i governi, che tollerano il mancato controllo dell’Antitrust, l’arroganza sfacciata delle compagnie ed il danno che queste procurano al Paese. Siamo tutti ostaggio di un potere economico così forte?
Mi viene da pensare che l’incremento delle entrate fiscali degli anni passati, “il tesoretto” sbandierato dal governo Prodi come frutto della lotta all’evasione, sia in realtà dovuto in gran parte alla speculazione dello stato stesso sui prodotti petroliferi. L’Eni è ancora a forte partecipazione statale, lo stato ne controlla il consiglio di amministrazione e ne partecipa agli utili. Insomma guadagna dalle tasse e dai profitti di impresa. Attraverso l’Eni lo stato italiano, invece di calmierare il mercato, ha preferito speculare in modo vergognoso: i 36 miliardi e mezzo di guadagno di Eni nel 2007 lo dimostrano. Padoa Schioppa e Prodi hanno fatto una politica esclusivamente di bilancio, fregandosene del collasso economico del Paese.
Il ministro Tremonti sembra cambiare rotta e vara la Robin Hood Tax, che a quanto leggo dovrebbe riportare al 33% l’addizionale Ires per i guadagni delle compagnie petrolifere che il governo Prodi aveva abbassato al 27%. Mi sembra ancora troppo poco. Credo che in un paese serio l’Antitrust dovrebbe intervenire pesantemente contro un cartello illegale che sconvolge in modo così pesante l’economia del Paese, facendo lievitare i prezzi dei prodotti in modo ingiustificato. E noi cittadini dovremmo poter chiedere i danni, non appena la Class Action sarà consentita.
Un’ultima appendice breve breve. Sapete quali tasse straordinarie sopravvivono ancora oggi sul costo di un litro di benzina? Eccole, come me le ha ricordate Lyd nel commento al post:
- 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935 (0,001 euro);
- 14 lire per la crisi di Suez del 1956 (0,007 euro);
- 10 lire per il disastro del Vajont del 1963 (0,005 euro);
- 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966 (0,005 euro);
- 10 lire per il terremoto del Belice del 1968 (0,005 euro);
- 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976 (0,051 euro);
- 75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980 (0,039 euro);
- 205 lire per la missione in Libano del 1983 (0,106 euro);
- 22 lire per la missione in Bosnia del 1996 (0,011 euro);
- 0,020 euro (39 lire) per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004.
Il tutto per un totale di 486 lire. Tenendo conto che un Euro vale 1936,27 Lire, queste tasse ammontano a 0,25 euro. Su queste viene applicata anche l’IVA, per un totale di 0,30 euro.