Archive for May, 2008

Gli occhi del cuore

Monday, May 26th, 2008

Come corollario a quanto ha scritto Paolo Zappi.
Dice Paolo agli Efesini (1,17-19): “Il Dio…illumini gli occhi del vostro cuore”. Anche Paolo ha consapevolezza della presenza in noi di un organo della visione trascendente. Il cuore è il motore del corpo e simbolicamente corrisponde al centro del nostro essere, a quel punto focale da cui tutto in noi dipende: l’anima. Dobbiamo cercare nel profondo di noi stessi la nostra anima ed unirci ad essa, imparare ad adoperarne la vista. La vista dell’anima è lo spirito, che ci permette la visione intuitiva della realtà posta dietro il velo dell’apparenza. Si tratta di un velo oscuro ma sottile, tanto sottile che ciascuno ha la capacità di scostarlo e di contemplare le forme luminose che nasconde. Questa capacità tuttavia l’ha solo l’anima e solo attraverso lo spirito la nostra mente può raggiungere l’anima.

La Lectio del Praeceptor

Monday, May 26th, 2008

Ricevo da Franco Zappi, praeceptor della Congregazione Templare San Bernardo di Clairvaux, alcuni testi bellissimi di commento alle Lectio Divinae di padre Bernardo a San Miniato. Ne propongo alcuni brani.

Dotti, sapienti e piccoli nella nostra società mediaticadDi Franco Zappi

“Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: “ Io ti rendo lode, Padre,…che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli….”a

Ha scritto il teologo Bruno Forte: i nostri tempi sono caratterizzati dalla presunzione di spiegare tutto nell’ordine totalizzante della ragione. È questo assunto errato, parziale ed integralista che rende così moderna ed attuale una riflessione sulle parole di Gesù. La “ragione” può essere logica ma non è “intelligente” e può divenire disastrosa se le premesse sono errate, parziali e disgiunte dall’etica. Il computer è il massimo della “ragione”. Una volta impostato procede con logica verso la meta sia per realizzare tensostrutture sconvolgenti sia per realizzare i “loculi per vivi” di tante moderne abitazioni; sia per aprire il futuro alle nano-tecnologie sia per mengheliane sperimentazioni eugenetiche. Le componenti evangeliche della nostra realtà antropologica (come in parte è sottolineato anche nella Lectio odierna che parla di cuore, anima, forza, mente, ecc.), sono molto più vaste della attuale visione scientifica solo chimica e istintivamente avvertiamo dimensioni che trascendono i soli livelli vegetativi e sensitivi…
John R.Scarle in La mente sostiene: non esiste un mondo scientifico. Non esiste che un unico mondo: quello in cui viviamo. Per questo la separazione tra scienza, filosofia e teologia è assurda: ognuna di queste componenti del sapere, del mondo reale, deve essere conscia dei limiti della propria ignoranza…
La ricerca del Deus interior che è appannaggio d’ogni mistica intesa come comunione diretta dell’uomo con Dio, entra in collisione da una parte con le mediazioni dei vari poteri monastici ed ecclesiastici (Claudio Leonardi, Medioevo latino, Simsel, 2005) e dall’altra con gli interessi e le installazioni delle baronie scientifiche. Non esiste solo un “papa” ma anche tanti “antipapi laicisti”! Il 93% dei membri dell’Accademia delle Scienze statunitense si dichiarano non credenti perché secondo loro più si è intelligenti e brillanti, e meno si risulta essere credenti e creduloni. Il premio Nobel Richard Roberts (riecheggiando Petronio e Feuerbach sostenitori del primis timor fecit deos) sostiene a sua volta: Se non ci sono prove per l’esistenza di dio, perché dovremmo inventarcelo? Questi sono i dotti e sapienti secondo la nostra società mediatica. A nulla è servito che Kurt Gődel, il più grande logico del ‘900, abbia dimostrato col suo “II° principio di indeterminazione” che nessun sistema coerente può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza: non si può dimostrare con la matematica che può esistere solo quello che è matematizzabile! (La prova matematica dell’esistenza di Dio, Bollati Boringhieri).

Presentazione

Friday, May 23rd, 2008

“Il segreto di San Miniato” verrà presentato a Milano sabato 7 giugno alle 15,30 presso la Libreria Esoterica (piazza Missori - Galleria Unione 1).
Introdurrà Adriana Mangialajo Rantzer.
Sarò ovviamente presente anche io e mi porterò un corredo di immagini da proiettare, per spiegare come nasce questo libro.
Oggi l’amico Luigi Codemo ha commentato il libro sul suo blog: http://delvisibile.wordpress.com. Le sue parole aprono un affascinante dibattito, perché egli non accetta la possibilità di una gnosi, un metodo ascetico la cui tradizione si tramandi intatta da secoli. O almeno che questa strada sia qualcosa di più di semplice “cenere fredda”. Con Luigi sono anni che ci scriviamo, io so come la pensa e lui sa come la penso io ed entrambi ci stimiamo e ci rispettiamo. Siamo infatti consapevoli di seguire strade diverse, ma che la via è la stessa e così la meta.
A questo proposito è interessante vedere quanto ha scritto su questo mio blog l’amico Alex dei fratelli templari della Certosa di Firenze, commentando il mio testo per un Esoterismo cristiano. Che Alex preferisce chiamare Cristianesimo esoterico. Ed effettivamente c’è una bella differenza. Su questo ha ragione lui.

Api ed anime

Thursday, May 22nd, 2008

Un terzo degli insetticidi usati in Europa viene impiegato in Italia (TG5 mattina del 3 maggio 2008). Il Governo Prodi ha permesso l’introduzione di pesticidi ancora più potenti di quelli fin qui consentiti. Una delle conseguenze, oltre agli effetti sulla nostra alimentazione e dunque sulla nostra salute, è la decimazione delle api. Gli allevamenti sono entrati in crisi. Ma non ci troviamo di fronte solo ad una questione economica, quanto alla crisi di un ecosistema nel quale le api svolgono un ruolo insostituibile nell’impollinazione.
Eppure c’è ancora di più. Fin dalle epoche più remote l’ape è stata ritenuta un insetto sacro, tanto da vedere in essa un simbolo dell’anima. Per la stretta relazione con il fiore, l’ape non rappresentava solo l’anima vitale ma quella intellettiva che si volge verso la Sapienza. L’alveare, con la sua razionale industriosità, era considerato il modello della città ideale, ordinata secondo le leggi cosmiche. Il miele, con il latte, è stato a sua volta allegoria potente della generosità della terra e del Creatore. Fin dalla Bibbia la terra promessa stillava latte e miele.
Con le api uccidiamo dunque noi stessi e, peggio ancora, anche le nostre anime.

Maschio e femmina li creò (1)

Monday, May 19th, 2008

“Così Iddio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Gn.1,27)
“E il Signore Dio dalla costola tolta ad Adamo formò una donna e la condusse da Adamo…Sarà chiamata Isah, perché da Is è stata tolta” (Gn.2,22 e 25).

Sembra che il testo della Genesi si contraddica in modo clamoroso: se Dio ha già creato l’uomo e la donna, come può poco dopo forgiare la donna dalla costola di Adamo? E come è possibile che Esdra, o comunque il redattore che dopo l’esilio babilonese mise in scrittura la tradizione orale ebraica, rileggendo il suo lavoro non si accorgesse di un errore così evidente?
Forse non si tratta di un errore, ma di uno dei paradossi di cui la Bibbia abbonda, segnali di un significato esoterico nascosto sotto il senso letterale. Il lettore superficiale nemmeno se ne accorge e tira dritto, pago del fluire della narrazione. Il mistico, come il cabalista, è invece attento al senso e alla posizione di ogni parola e dalle apparenti incongruenze riesce a risalire a ciò che lo scriba riteneva riservato a pochi.

Vedremo fra qualche giorno qual è il senso nascosto dietro l’apparente paradosso delle due creazioni della donna.

Luoghi dello spirito e della mente.

Friday, May 16th, 2008

Volentieri metto in rete una parte della bella pagina che mi è pervenuta da un’amica mia e di San Miniato al Monte.

Di Alba Bompani

Ci sono a Firenze due luoghi metafisici, posti dove la bellezza è talmente intensa da procurarti un senso di pena perché sai che non potrai trattenerla intera non essendo sufficiente lo spazio del cuore e della mente e la respiri piano perché ti scenda dentro lentamente . Questo accade nella Basilica di San Miniato al Monte e in quella di Santa Croce nel chiostro attribuito al Brunelleschi, fortezza dello spirito l’una e sintesi di armonia perfetta l’altro.…..Devi essere innocente per salire a San Miniato, devi avere il cuore leggero e lo sguardo puro per comprenderne lo struggente mistero. Solo allora ti accorgerai di salire su una nave inaffondabile governata dal Cristo in trono che indica la Via con il braccio rivolto verso il cielo e guidata dalla severa tenerezza di nocchieri consacrati vestiti di bianco, custodi di amore e di bellezza. Tu, seduto su una panca, nell’ombra, nel silenzio, ti sentirai al sicuro perché sai che l’approdo sarà la Città Santa. Devi essere innocente per essere ammesso all’ascolto dei canti che salgono al cielo durante la preghiera liturgica perché le voci, strumenti di lode pura, solenne e preziosa sono rivolti a Dio, per comprendere che la tarsia marmorea con lo zodiaco della vita è posta al centro del pavimento per indicarti che la stai navigando la Vita. Durante il tempo della traversata sarai passeggero vigile, uditore della Parola e partecipe di Riti sacri, sfoglierai Libri che parlano di libertà, di amore, di speranz . Senza fretta potrai decifrarne il messaggio e capire perché a San Miniato la colomba dello Spirito si è fatta aquila sotto il segno dell’Arte e svetta sulla chiglia della nave.Ti sarà svelato il segreto della salvezza che viene da oriente attraverso il cromatismo dei mosaici, le fitte trine del marmo, le figure allegoriche.Ti puoi perdere in questa selva di bellezza se vuoi attraversarla senza guida alcuna ma pittori a te più noti ti vengono incontro per mostrarti angeli e santi conosciuti illuminati da colori tenui e luminosi. La città degli uomini solcata dalla nave sta sotto quel mare di pace e non ne udrai il frastuono lacerante, la dissonanza, l’ansia, l’inquietudine e l’angoscia che la trapassano, continuerai però a vederne in trasparenza la bellezza perché è bella la città degli uomini: vi hanno lavorato architetti, pittori, scultori, vi hanno scritto poeti, vi hanno abitato santi e tutto questo non ti parrà più un inganno.

Benzina e Gasolio

Friday, May 16th, 2008

Oggi 16 maggio 2008 le agenzie di stampa danno notizia che in Italia il prezzo del gasolio ha ormai raggiunto quello della benzina.
Erano ormai anni che le compagnie petrolifere annunciavano di voler equiparare prezzi di gasolio e benzina anche in Italia, come generalmente avviene nel resto d’Europa. Hanno dunque preso come pretesto l’aumento del barile di petrolio per raggiungere il loro obiettivo. Ma questo ci fa riflettere su due cose:
- l’aumento del petrolio non si è riversato solo sul gasolio ma anche sulla benzina, e dunque le compagnie ci hanno guadagnato il doppio
- il gasolio in Italia serve soprattutto al trasporto delle merci e quindi il suo aumento si scarica direttamente sui prezzi dei prodotti. All’inflazione comune al resto d’Europa indotta dall’aumento del costo del barile si somma dunque quella solo italiana per il maggior costo del gasolio
- l’Eni, che mi risulta a partecipazione statale, mostra bilanci con guadagni record. Lo stato dunque specula sul prezzo del petrolio, che potrebbe invece calmierare attraverso la sua compagnia.
La cosa che fa arrabbiare è che le compagnie petrolifere, Eni compresa, si sono mosse tutte, come sempre, in piena sintonia fra loro, dimostrando con impudenza l’esistenza di un cartello. Si capisce così perché gli aumenti dei prezzi siano sempre omogenei e rapidi e le riduzioni lente.
Cosa ci stia a fare l’Antitrust a questo punto proprio non capisco. Come non capisco cosa ci stiano a fare i governi, che tollerano il mancato controllo dell’Antitrust, l’arroganza sfacciata delle compagnie ed il danno che queste procurano al Paese. Siamo tutti ostaggio di un potere economico così forte?
Tremonti ha dichiarato che petrolieri e banche saranno chiamati a fare sacrifici e tutta la nazione, a destra e sinistra, me compreso, lo ha applaudito. Staremo a vedere. Personalmente sono scettico perché i poteri forti non si sbranano fra loro. Non parlo dello Stato, che potere forte non è, ma degli interessi economici che Tremonti rappresenta. Pronto a ricredermi se invece i provvedimenti annunciati ci saranno e saranno davvero incisivi e non all’acqua di rose.

Fatima: 13 maggio

Tuesday, May 13th, 2008

Le apparizioni di Fatima rappresentano la visione profetica più alta e misteriosa avvenuta sul finire del secondo millennio, esplicito monito di un periodo di profondi e traumatici mutamenti, che segnano la fine di un’epoca e l’inizio di un grandioso processo di rinnovamento dell’umanità. Gli avvenimenti del secolo scorso ne fanno parte e sono stati preannunciati.
Fatima tuttavia non è solo un ammonimento, ma anche un messaggio di speranza e di fratellanza, rivolto a Cristiani, Ebrei e Musulmani da un’Entità sublime che si presenta come la Madre Universale. Possiamo infatti scorgere nella simbologia delle apparizioni elementi inequivocabili, che si riferiscono non solo ai Cristiani, ma a tutte le religioni che si riconoscono nella discendenza di Abramo.
Per comprendere questi simboli, dobbiamo aver chiaro che la figura della Femminilità Celeste non è appannaggio solo dei cristiani Cattolici ed Ortodossi, ma elemento comune alla tradizione esoterico - spirituale di Ebrei e Islamici. Il culto mariano ebbe in Occidente un rinnovato sviluppo a partire dal XII secolo, in coincidenza con l’improvvisa apparizione di una corrente mistica analoga nel mondo ebraico e musulmano. L’importanza che venne data alla venerazione per Maria, a cui furono dedicate le grandi cattedrali, trova infatti un immediato riscontro con quanto i cabbalisti venivano esplorando nel mistero della Shekhinah, cioè della Presenza gloriosa, intesa come elemento femminile interno al divino e dotato di propria autonomia. Analoga femminilità celeste appare anche nella gnosi islamica sciita, identificata nella figura di Fatima, la figlia del Profeta. Siamo di fronte ad una convergenza sorprendente, sia per il tema che per la contemporaneità dell’elaborazione, che dimostra un legame stretto della mistica esoterica delle tre grandi religioni.

Nella teologia sciita, Fatima rappresenta sia il corpo mistico dell’umanità che l’anima trasfigurata. Con l’insuperata suggestione delle parole di Henry Corbin: “Fatima-Sophia è l’Anima, l’Anima della creazione, l’anima di ogni creatura, e cioè quella parte costituiva dell’essere umano che si presenta alla coscienza immaginativa essenzialmente sotto la forma di un essere femminile, Anima. Essa è l’eterno femminino nell’uomo e per questo l’archetipo della Terra Celeste; essa è il paradiso e ne è l’iniziazione”.
Le analogie fra la figura di Fatima e quella di Maria sono molte: una tradizione la ritiene un frutto del Paradiso donato da Dio al Profeta, e la pone così su un piano ontologico analogo a quello prefigurato dal dogma cattolico dell’Immacolata Concezione. Si tratta di un dogma nel quale si nasconde una verità profonda: Maria vi appare infatti proiettata fuori della dimensione del tempo e dello spazio, come se già al momento del suo concepimento in Lei si condensasse la femminilità eterna di Dio. Tornano alla mente le parole sublimi di Dante: ”termine fisso d’eterno consiglio”. Come Fatima, Maria non è mai stata cacciata dall’Eden e ne porta dunque il profumo ed il sapore sulla terra. Come Maria anche Fatima ha concepito rimanendo vergine, ed è stata definita “madre di suo padre”: siamo in presenza di un paradosso analogo al dantesco “figlia del tuo figlio”.
Del resto nel Corano la stessa figura di Maria occupa un posto di grande rilievo: vi è citata ben 25 volte, ribadendo e confermando la credenza cristiana nel suo parto verginale. E’ significativo il fatto che quando Maometto ordinò di distruggere tutti gli “idoli” che si trovavano nella Ka’aba, volle risparmiare solo un’icona della Vergine col Bambino.

Nell’Ebraismo la Donna Celeste assume il volto della Shekhinah, la Presenza di Dio. Si tratta della decima fra le sephirot, manifestazioni nelle quali la Cabbalà riconosce il respiro e la vita arcana di Dio, concepite come un albero con le radici nella terra e la chioma nel cielo. La Shekhinah è quella più vicina alla base e all’umanità. Ella fu definita come Madre, quindi come Sposa, con un significativo richiamo al Cantico dei Cantici, infine immagine della Knesset Israel, l’Ecclesia di Israele. Come Maria per i Cristiani è figura della Chiesa e della Gerusalemme Celeste, così la Shekhinah si identifica con la comunità mistica di Israele: “Tutto ciò che nelle interpretazioni talmudiche del Cantico dei Cantici era stato detto della comunità di Israele come figlia e sposa, secondo questa identificazione veniva ora applicato alla Shekhinah” (Gershom Scholem).
Il libro dello Zohar applica alla Shekhinah il simbolismo della porta, definendola porta inferiore dalla quale dipendono e scaturiscono tutte le altre di comunicazione col cielo. Ma la porta è figura anche di Maria, come spiega Proclo di Costantinopoli nel V secolo: “Come dice il profeta Ezechiele: Mi fece voltare il Signore verso la porta esterna del santuario che guarda a oriente: essa era chiusa. E il Signore mi disse: Figlio dell’uomo, questa porta resterà chiusa, non verrà aperta. Nessuno passi per essa, ma solo il Signore Dio di Israele. Egli entrerà ed uscirà e la porta resterà chiusa. Ecco, abbiamo mostrato Maria, la santa Madre di Dio”.
Il Padre Vannucci, dell’Ordine dei Servi di Maria, riassumeva con queste parole il carattere universale ed archetipale della figura di Maria: “Invochiamo Maria Regina degli angeli, delle stelle, delle acque, delle piante, dei fiori, degli animali, degli uomini, per indicare che Lei, nel suo mistero archetipale, nella sua realtà nell’invisibile è la Porta che mette in comunicazione l’Assoluto unico con la molteplicità svariata delle creature, nelle quali è presente come centro verginale e fecondo. L’Immacolata Concezione, Immacolata visione del mondo creato, posta tra l’eternità e il tempo, come l’essere perfetto e imperfezionabile subito dopo Dio, è lo specchio in cui Dio contempla se stesso, è il perno di ogni legge, avulsa da ogni altra legge che non sia quella dell’Amore perfetto. Regina degli angeli, nati dopo di Lei, Madre degli uomini, ancora nella mente di Dio ma già pensati ed amati. Essa è la Sapienza, la celeste Sofìa che nutre di sé le anime create, la Madre dei tempi fuori del tempo, la medicina preparata prima che la malattia fosse”

Nella sfera del sacro non esistono coincidenze: il mondo divino si manifesta con segni, a volte insignificanti, ma nei quali la casualità non ha mai posto. Se dunque Maria è apparsa in un luogo che porta il nome della Donna Celeste onorata dall’Islam, non siamo di fronte ad un fatto casuale, ma ad un messaggio. Poco importa se nel Medio Evo la zona sia stata o meno abitata da una comunità sciita, e perciò cosciente del mistero fatimita, come alcuni sostengono sulla base di un’interpretazione dei toponimi: il sigillo di Fatima è nel nome stesso del luogo. Un antropologo portoghese ha scritto che in realtà a Fatima non sarebbe apparsa la Madonna dei Cristiani, ma la figlia del Profeta: tralasciandone la puerile volontà di far cassetta con una tesi che si sperava scandalizzante, la questione non esiste, perché nella sua essenza archetipale Fatima è Maria.
Ma nelle apparizioni di Fatima Maria si presenta anche come la Madre degli Ebrei, utilizzando il simbolismo dei numeri proprio della spiritualità mistica dei cabbalisti. Nella tradizione cabbalistica, accolta anche dall’esoterismo cristiano, i numeri sono infatti l’impronta di Dio, immagine e manifestazione della Sua vita misteriosa. E’ così possibile cogliere attraverso di essi l’armonia che Dio ha emanato nella sua creazione, il ritmo segreto del suo manifestarsi.
Anche le lettere dell’alfabeto ebraico hanno una grande potenza conoscitiva, perché in esse riverbera la Parola creatrice. E’ significativo che ogni lettera, la quale evidentemente manifesta una vibrazione, abbia anche un valore numerico, perché nell’alfabeto ebraico non esistono cifre ma solo lettere; lettere e numeri sono dunque una cosa sola. La Cabbalà elabora la propria scala verso la conoscenza anche attraverso queste corrispondenze: parole con identico valore numerico, sottintendono una medesima realtà ontologica.
La tradizione cabbalistica associa alla Shekhinah il simbolo della Rosa, che è il fiore di Maria; non so se questa associazione esista anche nel mondo musulmano per Fatima, ma alla luce di quanto detto finora, la cosa non mi sorprenderebbe. La Rosa Mistica, con cui nelle litanie lauretane è invocata Maria, ha nella Cabbalà dei riferimenti numerici precisi: “Come la rosa ha tredici petali, così la comunità di Israele ha tredici attributi di pietà, che la circondano da ogni parte. Anche Dio dal momento che fu ricordato per la prima volta fece scaturire tredici parole che ricordassero la comunità di Israele e la proteggessero: poi fu ricordato per la seconda volta. Perché il nome di Dio fu ricordato per la seconda volta? Per far scaturire le cinque foglie forti che circondano la rosa, che sono chiamate salvezze e costituiscono cinque porte” (Zohar I, 1°)
Nella Genesi intercorrono 13 parole tra la prima citazione del nome di Dio e la seconda; tra la seconda citazione e la terza ne intercorrono altre 5, considerate dalla Cabbalà le 5 porte necessarie per penetrare il mistero della divinità. Così la Shekhinah, la prima delle porte, prima fra le manifestazione di Dio, accoglie in sé il ritmo del tredici e quello del cinque.
Ebbene, a Fatima Maria è apparsa la prima volta il 13 di maggio del 1917, cioè il tredicesimo giorno del quinto mese, il mese della prima fioritura delle rose, ed ha continuato a manifestarsi il giorno 13 dei mesi successivi, fino ad ottobre, il decimo mese,in cui le rose hanno una seconda fioritura. La presenza dei due numeri sacri che connotano la Shekhinah è dunque chiara nelle date di inizio e fine delle apparizioni.
E’ secondario ma non irrilevante il fatto che le lettere del nome di Fatima abbiano lo stesso valore numerico di quelle di Maria.

Maria sembra così proclamare di essere Colei che l’Islam esoterico chiama Fatima e gli Ebrei Presenza divina. Il messaggio di Fatima non può allora essere riservato solo ai Cristiani, ma racchiude un senso segreto, che è l’invito alle tre religioni abramitiche a costruire insieme la Gerusalemme celeste a partire da quella terrena. Un messaggio per questo nuovo millennio, che è contraddistinto anch’esso da un numero di grande significato mistico, il ventuno: è infatti al ventunesimo capitolo dell’Apocalisse che discende dal cielo la Gerusalemme celeste, figura della sposa, della madre e della Ecclesia, cioè di Maria e della Schehkinah. Il 21 è numero generato da 3 x 7. Nel 3 si esprime la potenza creatrice, nel 7 è rappresentata invece la creazione, compiuta in sette giorni. Il settenario costituisce anche la base del calendario lunare, ben più antico di quello solare. Nel 21 si racchiude dunque il segreto della forza creatrice che si unisce alla sua opera come uno sposo alla sposa. Nella dimensione del sacro non ci sono coincidenze: dunque il XXI secolo può coincidere con il ventunesino capitolo dell’Apocalisse, l’epoca nella quale il Verbo si manifesterà con potenza. E’ l’epoca di costante ma irreversibile rinnovamento dei tempi della quale, nelle Conclusioni Cabbalistiche, Pico della Mirandola poneva l’inizio l’8 dicembre del 2000, ultima festa dell’Immacolata Concezione prima del XXI secolo.

Molti sorrideranno di quello che hanno appena letto, è nella natura delle cose che sia così; altri, come un piccolo resto di Israele, invece rifletteranno e cominceranno a ritenere possibile che a Fatima un’entità trascendente abbia detto: Io sono Colei che onorate con i titoli di Madonna, di Fatima, di Presenza, io sono infatti la Madre, la Gerusalemme che viene, il Luogo benedetto, la Porta comune a tutto il popolo santo dei discendenti di Abramo, attraverso la quale adorare in concordia e pace, ognuno con la sua fede, l’unico comune Dio.
Non è il numero delle persone che capiranno il messaggio quello che conta: l’’importante è che il seme di una comprensione fraterna si diffonda, proprio in tempi così densi di guerra e di intolleranza. La nostra città di Firenze, che nella cupola del Brunelleschi reca il sigillo esoterico della Madre comune, può tornare a svolgere il ruolo che La Pira aveva sognato, ove cominci nuovamente a pensare con l’apparente illogicità di Dio e non con l’effimera logicità degli uomini.

Pentecoste a San Miniato

Monday, May 12th, 2008

Alle 10 di mattina a San Miniato al Monte di Firenze celebra messa il giovane monaco Bernardo.
Vi partecipo per la prima volta nella Pentecoste di ieri, restando emozionato dalla intensa e colta semplicità di questa liturgia. Ieratico nell’edicola michelozziana, Bernardo scandisce i passi più importanti della messa intonandoli con i ritmi modulati e armonici della melodia gregoriana e la sua voce sicura e serena vibra all’unisono con le geometrie sacre dei marmi dell’antica basilica. Nell’omelia l’esile monaco affronta il mistero della Pentecoste con parole nelle quali la ricchezza culturale si lega alla semplicità, ricorrendo con naturalezza a simboli antichi, come il respiro di Dio riferito allo spirito ed il vaso riferito al cuore che lo accoglie.
Mentre nelle parrocchie i sacerdoti officiano messe le quali somigliano sempre più spesso ad assemblee che ad azioni sacre, mentre le loro parole difficilmente riescono ad andare al di là di un generico richiamo al vogliamoci bene, il misticismo cristiano ed il senso del sacro sembrano oggi sopravvivere nei monasteri, cittadelle che custodiscono lo spirito dagli assalti del mondo profano.
Grazie a voi, monaci miei di San Miniato, guardiani di un tesoro così grande.

Intervista

Wednesday, May 7th, 2008

Su La Nazione di oggi 7 maggio è uscita una mia intervista rilasciata a Michele Brancale. La Nazione mi definisce “uno dei massimi studiosi di Leonardo e della Firenze esoterica”. Per la Firenze esoterica passi pure, ma massimo studioso di Leonardo non è vero! Lo ripeto: non è vero. Mi sono occupato e mi occupo dell’enigma Gioconda, ma di Leonardo le cose che non so superano quelle che so. E per invertire la proporzione mi ci vorranno ancora anni di studio. Per ristabilire la cose nel modo giusto, allego qui di seguito il testo dell’intervista rilasciata a Michele, che nel testo pubblicato è stata tagliata di parti essenziali.

1. Nella sua architettura Firenze nasconde dei messaggi. Lei ha decifrato quello della basilica di San Miniato. Qual è?

Gli edifici sacri venivano costruiti utilizzando le stesse misure e proporzioni che la ragione individuava nell’universo. Così, radicati nella terra ma modellati sul cosmo, essi diventavano simbolicamente luoghi di passaggio fra terra e cielo, fra la dimensione della materia e quella dello spirito. San Miniato, le cui proporzioni geometriche compongono una sinfonia musicale analoga a quella delle sfere celesti, è una porta del cielo, come recita anche un’iscrizione sul gradino d’ingresso.

2. Chi sono i “fedeli d’amore”?

La Vita Nuova di Dante è un’opera che, dietro l’apparenza della poesia d’amore, nasconde profonde allegorie filosofiche e teologiche. Queste ultime non si rivolgevano a tutti, come Dante stesso precisa, ma solo a quelli che egli definisce “fedeli d’amore”. La presenza nei loro versi di un significato nascosto, comprensibile solo a quanti possedevano la chiave per decifrarlo, fa pensare che i “fedeli d’amore” non costituissero un semplice movimento filosofico, ma una vera e propria fratellanza, le cui origini sono da cercare forse nella Provenza dei trovatori e della Cabbalà ma i cui esiti confluiscono nel Rinascimento fiorentino.

3. Firenze è stata una città che ha traghettato la cultura templare. In che modo?

I rapporti dei Templari con la classe mercantile e con le elite culturali fiorentine dovettero essere assai stretti, tant’è vero che proprio da Firenze si levarono voci autorevoli in loro difesa: dal cronista Villani, a Dante e Boccaccio. I templari avevano una sorta di terz’ordine nel quale ammettevano i laici. Se ricordiamo che il Tempio fu soppresso con sentenza non definitiva, si può pensare che i confratelli laici, sfuggiti all’epurazione, continuassero a riunirsi in segreto in attesa di una riabilitazione che poteva apparire prossima. Numerosi indizi inducono a credere che Dante, Boccaccio ed i “fedeli d’amore” fossero vicini ai Templari. Attraverso la loro filosofia, la gnosi templare sarebbe confluita nell’Umanesimo.

4. Lei ha dedicato molti dei suoi studi a Leonardo Da Vinci. Chi è Monna Lisa?

Non certo la moglie di Francesco del Giocondo, il cui ritratto è perduto o forse nascosto negli strati più antichi della Gioconda del Louvre, ma un’allegoria filosofica di quell’entità che Dante aveva chiamato Beatrice e Petrarca Laura. Si tratta di un’immagine dell’Intelletto, dell’essenza spirituale di Leonardo, che dimostrava quanto egli scriveva e cioè che il pittore era in grado di rappresentare concetti ideali con maggior efficacia del poeta. La genesi del dipinto è da cercare nel cenacolo filosofico che si riuniva presso Giuliano dei Medici, come Leonardo stesso ebbe a raccontare. Su questo argomento sto preparando un saggio, che ritengo possa aggiungere convincenti prove a quanto ho scritto fin qui.

5. Cosa pensa della ricerca del dipinto di Leonardo, sotto il grande affresco del Vasari nel Salone dei Cinquecento?

Penso che sia una ricerca affascinante e da tentare, anche se probabilmente non è rimasto quasi nulla di quanto Leonardo aveva fatto. Altrimenti Vasari non lo avrebbe coperto.