Lettera aperta sulla tramvia

di Franco Camarlinghi, Gianni Conti e Renzo Manetti

L’obiettivo di ogni amministrazione fiorentina, da tanti anni a questa parte, avrebbe dovuto essere quello di togliere dal centro storico le linee di trasporto pubblico di lunga percorrenza e di portarle sui viali, in modo da alleggerire la pressione del traffico, anche quello pubblico, come premessa per una effettiva riconquista della parte antica di Firenze da parte di tutti i cittadini.

Oggi, proprio quando si intende realizzare un’opera di significativa modernizzazione, come può essere la tramvia, si tratta Piazza del Duomo come un semplice snodo nella rete di traffico pubblico.
Non si pensa che una Firenze moderna e proiettata nel futuro può esistere solo nel ridare piena dignità al centro storico, prima di tutto con la conservazione di un patrimonio che è di tutti e che da tutti va vissuto senza correrci in mezzo sopra un treno di trentadue metri. Si congela invece definitivamente il cuore della città, lasciando ai suoi monumenti la mera funzione di spartitraffico.

In piazza del Duomo si vuol far passare un treno urbano a doppio binario a ridosso dell’antica colonna di San Zanobi e delle facciate del Battistero romanico, sigillando con una colata di cemento armato il sottosuolo ricco di reperti archeologici.
Ma dove sono le indagini archeologiche preliminari, che avrebbero dovuto precedere il progetto e non seguirlo, e dov’è il parere della Soprintendenza Archeologica della Toscana?

Fino ad oggi sulla tramvia gli amministratori hanno fatto soprattutto esercizio di retorica, ma non ci hanno spiegato quali saranno i vantaggi per la città a farla passare in un centro storico che in poco tempo si attraversa a piedi da parte a parte. Non basta arrivare col tram a Santa Maria Novella e sui viali e, dai punti principali, istituire un servizio di piccoli bus navetta con biglietto già compreso in quello del tram? O pensare ad una qualsiasi altra soluzione non invasiva di avvicinamento a Piazza del Duomo e alle altre Piazze centrali,che le tecnologie attuali certamente consentono?

Basterebbe fermarsi un attimo a riflettere, avvertendo la grave responsabilità che abbiamo nei confronti sia dei fiorentini che di tutto il mondo, per non sprecare con un progetto sbagliato le potenzialità che la tramvia può offrire.
Evitiamo dunque il passaggio del tram dal centro monumentale della città: su questo minimo comune denominatore tutte le forze politiche, di destra e di sinistra, dovrebbero trovare un accordo se solo, come ci auguriamo, riuscissero a depurare il dibattito dai condizionamenti ideologici e politici.

Gianni Conti
Franco Camarlinghi
Renzo Manetti

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