Archive for April, 2008

Chi c’è dietro a tutto questo?

Tuesday, April 29th, 2008

Mi ha suscitato una forte inquietudine la lettura di un’intervista al ministro Emma Bonino, la quale sembra aprire la porta all’introduzione degli OGM, come risposta alla carenza di grano e di riso sul mercato mondiale. Non perché queste cose le dica lei, ma perché l’intervista rappresenta una corrente di pensiero che sta facendosi rapidamente breccia.

Nello stesso tempo il prezzo del petrolio continua a crescere e tocca i 120 dollari a barile traducendosi in costi sempre maggiori per l’agricoltura.

Chi trova giovamento da questa situazione?

I paesi produttori di greggio certamente, sia come colpo sferrato all’economia e dunque alla stabilità degli USA (Iran, Venezuela), sia come introiti maggiori per il loro governi.

Gli speculatori internazionali, è ovvio.

Ma la inquietudine deriva da altro: il rialzo del prezzo del greggio ha portato ad un programma comune USA-Brasile per la massiccia produzione di biocarburanti derivati da prodotti agricoli. Lo spostamento di colture dalla produzione per sfamare la gente a quella di carburanti viene già indicata come una delle cause della carenza di alimenti di prima necessità e del loro rialzo di prezzo, insostenibile per le popolazioni più povere. Da qui alla proposta di una vasta introduzione di colture OGM per aumentare la produttività agricola il passo è breve.

Dunque chi trae maggior vantaggio dal rialzo del costo del greggio sembrano essere le multinazionali dell’agricoltura, le quali guadagnano sia dalla maggior produzione di biocarburanti, sia dal rialzo dei costi dei prodotti agricoli, sia e soprattutto dal superamento delle opposizioni alle colture OGM, che potrebbero offrire loro un controllo planetario della produzione.

E questa sembra la cosa più pericolosa, perché ciò che è modificato geneticamente, sia pianta o animale, è contro la legge naturale e rappresenta un’incognita potenzialmente devastante sul futuro dell’umanità. Diversamente dal passato, oggi non c’è alcuna regola morale alla base della ricerca scientifica. Spingendosi fino al nucleo della vita, sia essa vegetale che animale ed umana, l’uomo privo di coscienza etica anteporrà il guadagno e la fama ad ogni pericolo potenziale per la terra e per l’uomo.

Di fronte ad un’evoluzione così rapida della crisi della globalizzazione, mi sorge spontanea la domanda se esista un centro di potere occulto, una circoscritta lobby economico-politica, che, agendo sui mercati finanziari e indirizzando opportunamente la irrazionale demagogia politica, piloti tutto questo. Fino ad oggi ho sempre riso della dietrologia, ma in questo caso mi sembra di scorgere una regia che punta in una sola direzione: la modifica delle leggi stesse che regolano la vita. Ed essa puzza tremendamente di zolfo.

I quattro sensi delle scritture

Tuesday, April 22nd, 2008

“Mezzabarba” ha fatto due domande al mio testo del 21 aprile, che meritano più spazio di una semplice risposta. Ha scritto:

“mi piacerebbe sinceramente essere una delle persone ‘trovate’ dal suo libro: sento tuttavia una profonda inadeguatezza, non solo per il mio scarso interesse nelle questioni ‘morali’, ma anche e soprattutto per la mia totale ignoranza di allegorie ed anagogie. Sarebbe cosi’ gentile da spiegarmi cosa s’intende con significato anagogico?
p.s. il fatto che la conoscenza sia ‘nascosta’ o riservata a pochi ‘eletti’ ha sempre provocato in me un malcelato moto di stizza. non sarebbe il caso secondo lei che tanto Bene fosse infine donato a tutti gli esseri umani? o meglio, che ognuno di noi fosse ‘addestrato’ fin dalla nascita per riceverlo?”

Queste sono domande pesanti come pietre!

Il senso morale è tutto ciò che spinge ad improntare la propria vita alle virtù, sia alle tre teologali (Fede, Speranza e Amore) sia alle quattro cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza)). Le prime si chiamano teologali perché rispecchiano il ritmo trinitario di Dio. Le seconde si dicono cardinali perché sono i cardini della vita.
Il senso allegorico è legato ai simboli, che trasmettono un significato nascosto dietro l’apparenza.
Il senso anagogico è quello che permette di salire i gradini della Scala di Giacobbe, verso la dimensione che trascende il tempo e lo spazio; in greco infatti il verbo anàgo significa conduco verso l’alto, elevo. Quando il Carro di Beatrice appare a Dante, nel XXIX Canto del Purgatorio, esso è accompagnata da due gruppi di donne: il primo è composto da tre fanciulle che danzano (v.121), il secondo da quattro rossovestite (v.130). Questa è un’allegoria. Le donne sono infatti simbolo delle virtù. Anche Beatrice è a sua volta allegoria dell’Intelletto, cioè della Conoscenza. Così Dante dietro le righe afferma che non può esserci Conoscenza senza Virtù, che la strada della sapienza deve accompagnarsi ad un perfezionamento interiore, altrimenti le nozze con la compagna che vive in noi saranno impossibili. Ricordi cosa dice Ulisse nella Commedia? “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Inf.XXVI vv.119-120). Dante accompagna sempre la Conoscenza alle Virtù. Etica e sapienza sono strettamente legate.

La nostra società ha spezzato questo legame e l’indagine scientifica è ormai totalmente slegata dall’etica. L’alchimista veniva “iniziato”, quindi non apprendeva i segreti dell’Opera se non dimostrava di aver raggiunto una profonda consapevolezza morale. In primo luogo egli operava nell’anonimato, perché l’umiltà è l’alimento delle virtù. Oggi la scienza non si pone il problema delle conseguenze della propria sperimentazione e sempre più spesso è finalizzata al guadagno ed alla fama personale. In questo modo siamo destinati al baratro.

La Conoscenza è riservata a pochi ma aperta a tutti. Non è una contraddizione: non ci sono predestinati per nascita alla Conoscenza. Ci sono persone che avvertono come nella loro vita manchi qualcosa e si mettono a ricercarla. Ci sono persone che istintivamente si cercano l’un l’altra ed aspirano a qualcosa di più che non sia la sicurezza materiale o l’ambizione personale.
Dunque non ci sono “eletti”, ma persone che vogliono divenire “elette”: a queste è riservata la Scala di Giacobbe, che le vedrà ascendere come angeli verso il Tabor, per ridiscenderne trasfigurate ogni volta che lo vorranno. Ciascuno è chiamato ad addestrare se stesso con una disciplina interiore che è ricerca e accrescimento delle virtù. Dietro di esse si nasconde la Sapienza. L’uomo che pratica le virtù è già sapiente: può bastargli il primo gradino della Scala o, se lo desidera, può ascendere fino alla vetta.
Molti indirizzano la loro inquietudine verso il possesso di beni materiali o l’affermazione personale: è la contraddizione fra l’essere e l’avere di cui hanno parlato così bene Marcel e Mounier. Il possesso, che può essere di cose, di affetti o di onori, non sarà mai in grado di riempire il vuoto dell’essere e chi lo cerca non riuscirà mai ad essere appagato e vorrà possedere sempre di più, sempre di più, sempre di più, finché alla morte si troverà vuoto. Chi cerca la pienezza dell’essere deve indirizzare la ricerca dentro di sé, fino a trovare la sua Beatrice, quella compagna celeste che sarà sua guida verso la Conoscenza e la Totalità. E questo è il senso anagogico dell’incontro di Dante con Beatrice.

Per un esoterismo cristiano

Monday, April 21st, 2008

Come ho detto avanti, ateismo ed esoterismo sono in contraddizione aperta. Esoterismo è infatti la ricerca dell’immagine divina nascosta nel profondo del nostro essere. L’esoterismo è unico, ma la strada può essere differente per ogni persona ed assumere caratteri diversi in ogni cultura. Si può perciò legittimamente parlare di esoterismo islamico, di esoterismo ebraico, di esoterismo cristiano, di esoterismo massonico. Tralascio per ora le ricche vie dell’esoterismo dell’estremo oriente perché, come disse il Dalai Lama in una memorabile conferenza a San Miniato al Monte, “non è giusto imporre ad ogni palato la cucina forestiera a cui non è abituato”. Il fine ed il cuore di ogni via esoterica sono gli stessi, ma i metodi possono divergere.
La mia ricerca segue le orme di quella del padre Giovanni Vannucci, percorrendo i sentieri dell’antica tradizione esoterica cristiana, scoprendo un po’ per volta e con timore il velo che la ricopre. Questa tradizione è la stessa dei “fedeli d’Amore” medievali, quale la tramandò Dante; la medesima che emerse nell’Umanesimo fiorentino commentata con entusiasmo da Pico della Mirandola.
Nella Vita Nuova, Dante illustrò il senso esoterico dei propri versi, ma le parole che impiegò furono volutamente altrettanto criptiche. Nel Convivio il suo commento si fece più generoso, ma ancora molto non fu detto. Il metodo di Dante fu ripreso più volte nel Rinascimento, ad esempio da Lorenzo de’ Medici che spiegò anch’egli il senso nascosto dei propri sonetti. Pico commentò la Canzone d’Amore di Girolamo Benivieni e la sua fu la spiegazione più chiara che sia mai stata scritta dei segreti della filosofia d’amore medievale e rinascimentale.
Eppure non tutto poteva essere detto, come Pico più volte ebbe a scrivere:
“Fu openione delli antichi theologi non si dovere temerariamente pubblicare le cose divine e li secreti mysterii, se non per quanto di sopra n’era permesso…Al volgo solo la corteccia de’ mysterii amorosi dimostri, riserbando la midolla del vero senso alli intelletti più elevati et più perfetti, regola osservata da qualunque delle cose divine appresso alli antichi ha scritto”.
Lo stesso Pico coraggiosamente difese Origene, considerato eretico dalla Chiesa, ritenendolo colui che più degli altri aveva indagato il senso segreto della Scrittura e riprendendone la convinzione di una tradizione esoterica che si rifaceva a Cristo stesso:
“Scrive Origene Iesu Cristo havere revelato molti mysterii a’ discepoli, li quali loro non vogliono scrivere, ma solo ad bocca a chi a loro ne pareva degno li communicavano”.
Sul monte Tabor, egli aggiungeva, Cristo non aveva portato tutti i discepoli, ma solo tre ed aveva ingiunto loro di non rivelare agli altri ciò che avevano visto.
La nostra strada è la ricerca di ciò che non poteva essere scritto, condotta attraverso i simboli ed i segni che gli antichi hanno più volte lasciato per guidare chi sarebbe venuto dopo di loro: questi segnali sono ancora intorno a noi, negli scritti, nelle opere d’arte, nelle architetture. Aspettano solo di essere letti.

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Ma se non tutto deve essere divulgato, perché scrivere libri ed in particolare saggi che spieghino il significato dei simboli? Alcuni mi hanno rimproverato di esporre argomenti che sarebbe più opportuno tacere. Sono dell’opinione anch’io che l’esoterismo sia una ricerca personale e che quanto veniamo apprendendo passo dopo passo debba essere trasmesso soprattutto oralmente. Ma il libro è uno strumento speciale, che accoglie e distribuisce la parola spesso in forme inaspettate. La comunicazione visiva via etere non si addice ai temi esoterici, ma il libro si. I libri che parlano di sapienza sembrano anzi assumere una vita propria e selezionare essi stessi i lettori più adatti. A volte infatti non è il lettore che cerca il libro, ma il libro stesso che trova il lettore. Mi è capitato più volte di parlare con persone che mi hanno detto di essere stato “trovate” da un libro che le ha poi profondamente impressionate. Certo, un libro sapienziale può essere letto da tutti ma, come disse il primo Imam, Alì ibn Abi-Talib, riferendosi alla profezia “vi è un’immunità che la preserva dall’essere profanata: il fatto che la gente comune ne parla soltanto nel senso letterale, essoterico”.
Questa grande verità non si applica solo alla profezia intesa in senso stretto, ma ad ogni forma di trasmissione sapienziale, scritta od orale. I simboli ne sono l’esempio più chiaro: essi si rivolgono a tutti, ma parlano a ciascuno a seconda del livello del suo cuore. Alcuni non sapranno andare al di là del senso letterale ed apparente, altri raggiungeranno quello morale, altri ancora quello allegorico. Pochi infine saliranno la scala ardua del senso anagogico, che scende nel profondo del mistero celeste. “Salire” e “scendere”: sembra una contraddizione? Nel nostro caso non lo è ed ho usato le due parole con sincera intenzione.
Per questo fra le opere che ho pubblicato per trasmettere i passi della mia ricerca nel mondo dei simboli, ho usato anche la tipologia del romanzo. Il Segreto di San Miniato è costruito come i racconti medievali del Graal: dietro una forma che intende essere gradevole ed accessibile a tutti, quella del romanzo storico denso di vicende che appassionino il lettore, si snoda infatti e si conclude un itinerario sapienziale. Questo è cominciato con la pubblicazione di Desiderium Sapientiae nel 1996 ed è giunto dieci anni dopo al Segreto di San Miniato: si tratta dei due libri che mi sono più cari. Non siamo tuttavia in presenza di un percorso concluso, ma di un punto di partenza verso tappe che ancora non conosco. Come Dante prescrisse nel Convivio, nel Segreto di San Miniato dietro al senso letterale se ne nascondono altri tre: morale, allegorico ed anagogico. Sono certo che il libro saprà trovare le persone giuste per ciascuno di questi sensi.

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Monday, April 21st, 2008


Il Segreto di San Miniato è nuovamente in vendita almeno per tutto maggio con lo sconto del 15% presso i seguenti supermercati Coop:

Ipercoop di:

  • Arezzo
  • Montevarchi
  • Montecatini
  • Cascina
  • Sesto Fiorentino
  • Lastra a Signa


Super Coop di:

  • Empoli
  • Poggibonsi
  • Prato
  • Siena
  • Borgo San Lorenzo
  • Firenze - Ponte a Greve
  • Firenze - Via Carlo del Prete
  • Firenze - Gavinana

Può esistere un esoterismo ateo?

Saturday, April 12th, 2008

Premetto che non ho simpatia per il termine esoterismo, perché si è caricato col tempo di un significato negativo, che lo fa oscillare pericolosamente fra la cialtroneria e la magia nera. Anche se l’esoterismo non è né l’uno né l’altro, generalmente preferisco usare termini come studio dei simboli e percorso sapienziale.
Eppure in molte situazioni la parola esoterismo è ancora la più appropriata ad indicare l’inquieta ricerca della realtà nascosta delle cose, contrapposta all’essoterismo, cioè alla stabile sicurezza dell’apparenza. Il livello essoterico si avvale dei cinque sensi del corpo e del loro controllo da parte della ragione. Il livello esoterico aggiunge a questi il sesto senso e l’intelligenza.
Ragione ed intelligenza non sono la stessa cosa: la prima è la capacità della mente di elaborare pensieri e ragionamenti, essenzialmente in base all’osservazione delle cause e degli effetti visibili; la seconda è la capacità di partecipare alla natura ed all’esistenza intima di ciò che ci circonda ed in cui siamo immersi.
L’intelligenza è intuitiva perché sa cogliere il vero al di là dell’apparenza, servendosi della ragione come di una preziosa collaboratrice per elaborare ciò che in questo modo ha conosciuto. L’intelligenza opera nel mondo dello spirito, la ragione in quello della materia. Intelligenza e spirito sono infatti della stessa natura.
Per il pensiero antico, impregnato di platonismo, lo spirito è il termine medio che lega la materia all’anima, la terra al cielo, il tempo all’eternità. Lo spirito partecipa di entrambe le dimensioni. Non è solo dentro di noi, siamo noi ad essere ovunque in lui.
L’intelligenza partecipa spontaneamente della natura spirituale delle cose e la indaga con la ragione. Questa indagine della realtà spirituale condotta dall’intelligenza con l’aiuto della ragione io la definisco esoterismo.
La ricerca esoterica implica dunque consapevolezza dell’essenza spirituale del mondo che ci circonda. Dal canto suo lo spirito implica la presenza di una dimensione trascendente, che appartiene alla sfera divina. Dunque l’esoterismo non può essere materialista nè ateo.
Chi cerca di coniugare esoterismo ed ateismo è come un bambino che giochi con i fiammiferi seduto sulla paglia; può innescare un fuoco che lo divori.

La tramvia e il centro storico di Firenze.

Wednesday, April 9th, 2008

Qualche tempo fa io, Franco Camarlinghi e Gianni Conti abbiamo scritto la lettera aperta sul passaggio della tramvia dal centro storico, che ho inserito avanti. Oggi quelle considerazioni sono ancora più valide, alla luce delle modifiche che l’Amministrazione Comunale ha annunciato alla stampa. Per fornire un contributo al dibattito, che sia serio, obiettivo e non ideologico, voglio esprimere ancora una volta le mie ragioni per un no al passaggio della tramvia nel centro storico di Firenze. Eccole.

1. Per un moderno e sostenibile piano della mobilità nell’area fiorentina, è necessario togliere dal centro storico tutte le linee di trasporto pubblico a lunga percorrenza, che possono invece attraversare la città lungo i viali di circonvallazione. Su questo obiettivo il dibattito urbanistico fiorentino negli anni passati è sempre stato concorde. Ma se questo vale per le linee degli autobus, ancor più deve valere per la tramvia.

2. Il passaggio del tram non si accompagnerebbe comunque all’eliminazione delle linee autobus che attraversano la città passando per il centro. Serve dunque un progetto di trasporto pubblico che preveda l’impiego di veicoli specifici per il centro storico, che si connettano con le linee di lunga percorrenza lungo i viali: per esempio piccoli bus elettrici con biglietto già compreso in quello del tram, o per brevi tratti, come quello dalla stazione centrale al Duomo, anche tapis roulant.

3. L’uso di veicoli adatti è la premessa indispensabile perché i cittadini possano riappropriarsi del loro centro storico, senza che questo diventi una Disneyland per turisti.

4. L’impatto ambientale della tramvia sul tessuto del centro è insostenibile: non ci troviamo di fronte al veicolo romantico immortalato nelle foto un po’ sbiadite del passato, ma ad un vero e proprio treno, alto oltre tre metri e lungo trentadue. L’impatto visivo sul Battistero non è quello delle poco credibili simulazioni fatte al computer che abbiamo visto in campagna elettorale, con un tram piccolo piccolo e un Battistero grande grande: si tratta invece di un contrasto assai violento. Il tram sfiora letteralmente anche la colonna di San Zanobi rendendone impossibile il mantenimento nel luogo che ricorda il miracolo.

5. L’impatto della tramvia sulle preesistenze archeologiche non appare sostenibile. Si sa bene cosa c’è nel sottosuolo dove passerebbe la linea: i basamenti intatti di una grande porta romana incorniciata da due torri rotonde e di un edificio termale che le era addossato. I casi sono due: se la profondità dello scavo per il basamento dei binari arriverà fino ai resti archeologici,si dovrà decidere se distruggerli o rinunciare al tram; se invece resterà ad una quota più alta, sigillerà per sempre le preesistenze sotto una platea di cemento armato come quella che abbiamo visto realizzare sui viali.

6. La tramvia nel centro è inutile, perché basterebbe farla arrivare a Santa Maria Novella per ottenere lo stesso scopo: da lì il centro storico si percorre anche a piedi in pochi minuti. Con sistemi di trasporto adeguati diventerebbe agevole anche lo spostamento di persone diversamente abili.

7. Non ha senso un capolinea della linea 2 in piazza della Libertà, dove i binari protetti da cordoli avvolgerebbero come una rete l’intera piazza, impedendo la circolazione del traffico su ruote in quello che è già oggi il nodo più congestionato della rete stradale. Per risolvere il problema, dopo il referendum, l’amministrazione comunale ha proposto di proseguire la linea 3 dalla Fortezza lungo i viali, passando per piazza della Libertà fino all’Arno. I binari della linea 2, venendo dal centro, si immetterebbero in quelli della linea 3. A questo punto il passaggio della linea 2 da Santa Maria Novella fino a P.za della Libertà, passando per il Duomo, diventa priva di senso perché per servire il centro storico sarebbe più che sufficiente la linea 3 lungo i viali.

8. L’alimentazione della tramvia riempirebbe il centro di cavi elettrici sulle facciate degli edifici storici.

9. L’impatto economico sul tessuto commerciale delle strade attraversate dalla tramvia sarebbe insostenibile: in via Panzani, via Cerretani, via Martelli, sarebbe impedito perfino l’approvvigionamento delle merci. Gli stessi mezzi di soccorso dovrebbero muoversi sopra i binari del tram.

Considerazione finale: non è detto che le varianti al progetto, che fino ad oggi sono state massicce e sostanziali, debbano per forza comportare incrementi di costi. Ci possono essere anche varianti in riduzione. Togliere la tramvia dal centro comporterebbe un risparmio capace di finanziare altri tratti.

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Lettera aperta sulla tramvia

Wednesday, April 9th, 2008

di Franco Camarlinghi, Gianni Conti e Renzo Manetti

L’obiettivo di ogni amministrazione fiorentina, da tanti anni a questa parte, avrebbe dovuto essere quello di togliere dal centro storico le linee di trasporto pubblico di lunga percorrenza e di portarle sui viali, in modo da alleggerire la pressione del traffico, anche quello pubblico, come premessa per una effettiva riconquista della parte antica di Firenze da parte di tutti i cittadini.

Oggi, proprio quando si intende realizzare un’opera di significativa modernizzazione, come può essere la tramvia, si tratta Piazza del Duomo come un semplice snodo nella rete di traffico pubblico.
Non si pensa che una Firenze moderna e proiettata nel futuro può esistere solo nel ridare piena dignità al centro storico, prima di tutto con la conservazione di un patrimonio che è di tutti e che da tutti va vissuto senza correrci in mezzo sopra un treno di trentadue metri. Si congela invece definitivamente il cuore della città, lasciando ai suoi monumenti la mera funzione di spartitraffico.

In piazza del Duomo si vuol far passare un treno urbano a doppio binario a ridosso dell’antica colonna di San Zanobi e delle facciate del Battistero romanico, sigillando con una colata di cemento armato il sottosuolo ricco di reperti archeologici.
Ma dove sono le indagini archeologiche preliminari, che avrebbero dovuto precedere il progetto e non seguirlo, e dov’è il parere della Soprintendenza Archeologica della Toscana?

Fino ad oggi sulla tramvia gli amministratori hanno fatto soprattutto esercizio di retorica, ma non ci hanno spiegato quali saranno i vantaggi per la città a farla passare in un centro storico che in poco tempo si attraversa a piedi da parte a parte. Non basta arrivare col tram a Santa Maria Novella e sui viali e, dai punti principali, istituire un servizio di piccoli bus navetta con biglietto già compreso in quello del tram? O pensare ad una qualsiasi altra soluzione non invasiva di avvicinamento a Piazza del Duomo e alle altre Piazze centrali,che le tecnologie attuali certamente consentono?

Basterebbe fermarsi un attimo a riflettere, avvertendo la grave responsabilità che abbiamo nei confronti sia dei fiorentini che di tutto il mondo, per non sprecare con un progetto sbagliato le potenzialità che la tramvia può offrire.
Evitiamo dunque il passaggio del tram dal centro monumentale della città: su questo minimo comune denominatore tutte le forze politiche, di destra e di sinistra, dovrebbero trovare un accordo se solo, come ci auguriamo, riuscissero a depurare il dibattito dai condizionamenti ideologici e politici.

Gianni Conti
Franco Camarlinghi
Renzo Manetti

Il Segreto dei Segreti

Monday, April 7th, 2008

Partecipando al rito della messa cattolica, ho ascoltato un sacerdote spiegare ai ragazzi del catechismo come la messa si componga di due parti: la liturgia della Parola e la liturgia Eucaristica.

In realtà siamo di fronte a due aspetti di una stessa manifestazione. Con la lettura la Parola si comunica a livello essoterico. Essa si manifesta alla riflessione ed alla meditazione della mente. E’ il primo gradino della Scala iniziatica di Giacobbe, salendo la quale ci riappropriamo passo passo della nostra natura angelica.
Nell’Eucaristia la Parola si comunica a livello esoterico come manifestazione arcana; misteriosa ma tangibile effusione di quell’energia possente e sapiente che dette origine alla vita e che ogni giorno la rigenera e continua a trasmutarla dalla dimensione dello spazio tempo a quella dell’eternità.
Questa manifestazione fu già prefigurata dal profeta Ezechiele quando gli fu richiesto di nutrirsi del Libro della Parola: “Figlio d’Uomo mangia ciò che ti trovi davanti, mangia questo libro, poi va’ parla alla casa di Israele…Nutrisci il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo libro che ti porgo” (Ez.3,1-3). Visioni arcane, quelle di Ezechiele, sulle quali si incardina la mistica esoterica ebraica fin dalle epoche più antiche.
L’uomo che non sa andare al di là del livello essoterico riterrà l’Eucaristia poco più di un semplice simbolo.
L’uomo di fede accoglierà con cuore semplice e puro un dogma che non comprende.
Il saggio, amante della Sapienza, si inoltrerà con cuore grato e colmo di stupore nella crescente consapevolezza del Segreto dei Segreti.

Il mistero del Graal

Monday, April 7th, 2008

di Manuela Forlani

CavaliereIl simbolo misterioso del Graal apparve improvvisamente nella letteratura occidentale e rapidamente si diffuse: Chretien de Troyes tra il 1181 e il 1190, alla corte di Champagne, compose il Perceval, ou le Conte du Graal. Egli descrisse il Graal come una sorta di vassoio largo e profondo, dai poteri straordinari. Lo stesso simbolo usò anche Elinardo di Montfroid, all’inizio del ‘200. Attorno al 1220 Robert de Boron scrisse in versi il Roman de l’Estoire du Graal, che è più conosciuto come Joseph d’Arimathie. Seguirono romanzi in prosa, come il Didot Perceval e il Perlesvaus, poi il Lancelot, scritto fra il 1215 e il 1235 e la Queste du Saint Graal, quest’ultima di ambiente cistercense.
Ma il componimento forse più suggestivo venne scritto all’inizio del XIII secolo da Wolfram von Eschembach, figlio cadetto di un nobile tedesco: si tratta del Parzival nel quale il simbolo del vassoio, del quale ancora rimangono allusioni, viene assorbito da quello di una pietra. Nella storia si intrecciano temi alchemici e catari, in un sincretismo misterioso nel quale le suggestioni ed i richiami simbolici sono molteplici. Wolfram si discosta intenzionalmente da Chretien e dagli altri che lo hanno preceduto, sostenendo di riferirsi ad un’altra tradizione.

L’origine della parola graal viene fatta risalire ad un termine presente nella lingua d’oil fin dal XII secolo, graaus, di cui graal era il complemento. In provenzale questa parola diventava grazal, da cui il savoiardo grolla. Essa deriverebbe dal latino crater ed indicherebbe, secondo quanto riferisce Elinaldo nell’VIII secolo, un recipiente “ex ligno, terra metallove…”,rivestito di materiale prezioso “argentea, vel de alia pretiosa materia” .
In un dialogo ermetico, Il Cratere, il simbolo del recipiente è collegato al tema della Conoscenza. Ermete spiega al discepolo Tat che Iddio ha posto la Conoscenza in un grande vaso (crater), invitando quindi gli uomini ad immergersi in esso. Chi avrà accolto l’invito, questi sarà iniziato ai misteri più profondi e diventerà un perfetto.
Anche la mistica islamica riprese il tema ermetico del cratere, trasferendolo nella coppa del mitico re Jamshid. Di questa cantarono Omar Khayyam nell’XI secolo, definendola il calice dei sette anelli, e il persiano Hafez nel XIV secolo:“Per molti anni il nostro cuore ricercò la coppa di Jamshid fuor di noi stessi e chiese allo straniero come grazia ciò che il cuore stesso possedeva” .
La coppa rappresenta l’occhio invisibile, la visione del soprannaturale, che scaturisce dal cuore. Nel Corano si trova spesso l’espressione coloro che hanno cuore per indicare i mistici, mentre della maggior parte degli uomini si trova scritto: non sono ciechi i loro occhi, bensì i loro cuori, affermando così l’esistenza di una visione spirituale.Il profeta Maometto, narra ancora il Corano,si fece portare una coppa di acqua e vi gettò dentro tre pizzichi di sale, dicendo che il primo rappresentava la legge, il secondo il sentiero della dimensione interiore, il terzo la conoscenza suprema di Dio.
E’ interessante notare come la lettera araba q, che è un suono gutturale, venga spesso resa con la nostra g, Questo avveniva soprattutto fra i popoli assoggettati dagli arabi, di etnia diversa rispetto a quella dei conquistatori,come in Spagna. Si può allora notare un’affinità interessante fra la parola GraaL e quella araba QLb, GLb, che significa cuore, anima. Il che ci riconduce sia al simbolismo del recipiente, perché il cuore era per gli antichi la sede dell’anima e della sapienza, sia a quello alchemico.

Il motto alchemico VITRIOL significa: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, che in italiano sta per: Visita la Profondità della tua Terra e Operando in essa Troverai la Pietra Nascosta. Si tratta dunque di un invito ad immergersi nella profondità del proprio cuore, come nel cratere ermetico della conoscenza, e lì ricercare la vergine Sophia che vi giace invisibile, come una Pietra nascosta. L’operazione sui minerali non è altro che uno specchio di quella spirituale.

Tutti questi temi sono particolarmente evidenti in Wolfram von Eschembach, che definisce il Graal come una Pietra, il Lapsit Exillis, custodita dai cavalieri Templari. Egli descrive anche un rito misterioso: il giorno del venerdi santo una colomba discende dal cielo e reca il Graal. Si tratta di un riferimento piuttosto esplicito al rito cataro del Consolamentum, che veniva amministrato il venerdi santo: un battesimo spirituale mediante il quale lo Spirito Paraclito recava al nuovo perfetto la vera Gnosi.

Nel Graal confluiscono dunque simboli ermetici, alchemici, gnostici, che si riferiscono ad un viaggio interiore alla ricerca del principio di trascendenza che è in noi, occultato e assopito dalla materia e dalle sue necessità.Il Graal sembra dunque corrispondere ad un risveglio della parte divina dell’uomo e dei poteri che le sono connaturati.L’ermetismo usa frequentemente l’espressione “indiarsi”, riferita alla capacità dell’uomo di diventare come Dio, unendosi come ad una compagna con la Sophia femminile che vive in lui.
Questa compagnia interiore, che gli antichi chiamavano anima razionale e figurarono come una fanciulla, è la femminilità divina che è in noi. Gli gnostici la simboleggiarono in Sophia, i Cabbalisti la identificarono con la decima sephirà, la Schekhinah, i trovatori ed i poeti stilnovisti con la loro Dama misteriosa. I Catari, eredi dell’eresia gnostica, al posto di Sophia usarono il nome di Maria Maddalena, che i vangeli gnostici avevano detto sposa di Cristo perché simbolo dell’anima prigioniera della materia e liberata dal Salvatore. Ecco dunque che il Graal rappresenta la perla nascosta, la parte femminile di Dio nascosta nel profondo della nostra interiorità, il cui verbo silenzioso è necessario liberare dall’involucro che lo racchiude, perché possa risuonare con la stessa vibrazione dell’energia celeste di cui è parte.

Allora la persona potrà spezzare i legami della materia, le catene ferree che la avvincono alla dimensione dello spazio e del tempo, della necessità e della casualità, per divenire signore della natura e del cosmo. Ella potrà vedere ciò che fu e ciò che sarà, proiettare il proprio corpo astrale da una parte all’altra della terra, immergersi nella contemplazione dei regni invisibili. Ella potrà piegare a favore dell’umanità le leggi che legano la materia, chiedendo con umile sottomissione ed ottenendo quelli che il popolo chiama miracoli e prodigi ma che altro non sono se non l’irruzione nel nostro spazio - tempo della dimensione e delle leggi dello spirito. Così ella morirà a se stessa, alle proprie emozioni, ai propri bisogni, per divenire quell’entità angelica fatta di pura benefica energia, che era stata prima che il suo fluire nel tempo avesse inizio.