Due amanti

June 16th, 2009

“Stasera due appassionati amanti, dopo essersi cercati ed inseguiti per giorni e giorni, si rividero sul mare.

Nessuno se n’è accorto; né io, che ho sorpreso il loro casto convegno, ne parlai ad altri per non adombrare di curiosità volgare la loro gioia serena.

Come avvenne? udite.

 

Il sole tramontava schietto e raggiava ugualmente verso tutto il cielo.

Nell’aria non v’erano nubi che tentassero ricoprirlo, ond’egli nella sua innocente nudità neppure arrossiva.

Per tanto quieto candore la gente non aveva cura né sguardi ed ognuno rimaneva al suo lavoro ed al suo intimo pensiero.

Io invece, che l’osservavo, lo vidi d’un tratto, già presso a sparire nel mare, gonfiarsi orgoglioso e farsi vivido e rosseggiante.

 

Mi volsi rapido ad oriente.

La luna piena era comparsa sopra i monti, pallida, evanescente nell’azzurro.

Una carezza di ardore le giunse improvvisa dal sole ed essa parve un petalo di rosa veleggiante.

In quel momento i due astri, nella loro pienezza si divisero la signoria del cielo. 

Il sole ad occidente, la luna ad oriente.

Il sole fulgido di ardore, la luna pallida di languore. 

 

Poi il sole calò precipite in mare.

La luna, guarita da quella carezza, cominciò ad incedere maestosa verso il colmo e più rifulgeva ad ogni passo ed imperlava di luccicori i monti, le foglie, le onde e le pupille.

O sole, o luna, o casti amanti che io non ho tradito, mi accoglierete benigni quando mi dissolverò nell’azzurro?”

 

da Guglielmo Vita “Dolce Versilia” Firenze 1932

Le chiese moderne

June 13th, 2009

Nel suo blog http://delvisibile.wordpress.com/, Luigi Codemo ha scritto un post sulle nuove chiese nel quale con grande acutezza scrive:”A una prima ricognizione, il panorama generale delle chiese costruite dopo il Concilio vaticano II è sconsolante: da un lato, abbiamo opere che reiterano stancamente antichi e nobili modelli e, dall’altro, opere solitamente avvitate attorno alla soggettività dell’architetto che declina per l’occasione la sua personalissima idea di sacro”. Ma quali sono le chiese che oggi reiterano stancamente vecchi modelli? Io vedo semmai il secondo tipo, cioè architetture nelle quali si proietta la soggettività dell’architetto, che nel migliore dei casi propone con enfasi la propria idea del sacro. Il problema è che spesso questi architetti l’idea del sacro non ce l’hanno nemmeno e dunque non propongono nulla se non una proiezione del proprio ego, fatta per stupire. Mi sembrano adatte le parole del Marini: “E’ del poeta il fin la maraviglia…”.Progettare una chiesa dovrebbe essere innanzitutto atto di umiltà, nel quale l’io del progettista si nasconde per accogliere l’io della comunità, per ricevere dal cielo con la preghiera l’indicazione da seguire. Non dovrebbe progettare una chiesa un architetto che non prega. Ogni chiesa è un tabernacolo, un trono per l’Altissimo: se non si ha questa certezza credo non si debba progettare una chiesa, perchè invece di aiutare l’effusione del sacro si otterrebbe l’opposto: il sacrilegio.E l’umiltà impone l’immersione nella tradizione sacra cristiana, farsi cioè espressione silenziosa e anonima di un linguaggio sacro codificato attraverso i millenni, che in simboli perenni esprime il mistero e la potenza dello Spirito. Una lingua fatta di “misura, numero e peso”, di immagini ieratiche, che permette (non metaforicamente) a chi vuole ascoltare di udire i cori delle schiere angeliche e di partecipare alla loro liturgia di lode.

La basilica di San Miniato presso Firenze

June 10th, 2009

Alcune considerazioni sul mistero di San Miniato.

La prima domanda che dobbiamo porci è perché nel XII secolo un vescovo abbia sentito il bisogno di costruire una basilica, grande come la cattedrale di allora, su un colle distante dalla città.

Penso che quel colle sia davvero speciale, sia cioè uno di quei luoghi sensibili dove le energie telluriche emergono con più intensità e si incontrano con quelle cosmiche, influendo sullo spirito dell’uomo.

In questi luoghi fin dall’antichità si sono costruiti megaliti, templi e chiese, con un’architettura fatta per esaltare le vibrazioni profonde, veri e propri vasi alchemici nei quali la materia si spiritualizza e lo spirito si materializza.

Un edificio costruito in questi luoghi generalmente rispondeva a due regole:
-    era incardinato sul cielo e sui movimenti del sole e delle stagioni
-    era costruito secondo rapporti proporzionali, i cui numeri armonici ripropongano le frequenze dell’energia cosmica. E’ questo il senso della celebre frase del libro della Sapienza: “Tutto hai disposto secondo numero misura e peso”.

La basilica di San Miniato è costruita secondo queste regole, con un’accuratezza e un’intersecarsi di figure geometriche che costituiscono una vera e propria sinfonia di pietra e di marmo.
Del resto è proprio questa l’impressione che si riceve contemplandone la facciata, di trovarsi cioè di fronte ad una espressione di assoluta armonia.

La chiesa è rivolta con l’abside a sud est, verso il sorgere del sole al solstizio di inverno e nelle sue decorazioni marmoree si rincorrono rapporti geometrici trascendenti, come il rettangolo aureo, già usato nel Partenone, come il rettangolo pitagorico con i lati determinati dai numeri 3, 4 e 5, che Plutarco definì sacro alla trinità egizia.

La basilica è anche un libro scritto nella “La Lingua degli Angeli”, cioè attraverso simboli.

Tutti i simboli della basilica contengono lo stesso significato: la congiunzione fra cielo e terra: così il grifone, così la figura umana dalla coda di drago, così la stella a otto punte, così lo zodiaco pavimentale (il più grande d’Europa) simbolo dell’armonia cosmica che si riverbera sulla terra.
Così la misteriosa iscrizione pavimentale, che avverte: “in questo luogo la morte ed il tempo perdono il loro potere”.

Tutti i simboli denotano dunque questo luogo e questo edificio come una vera porta del cielo, il cui passaggio è destinato a coloro che saranno capaci di liberare il proprio spirito dal peso della materia e porlo in sintonia con le vibrazioni armoniche della terra e del cielo.

Ho espresso questi concetti nel romanzo storico “Il segreto di San Miniato”, che con il breve saggio, “La Lingua degli Angeli”, costituisce un’unica opera: il saggio spiega i simboli, ma il romanzo offre la chiave per aprirli.
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Tempo e Reincarnazione

June 4th, 2009

Oggi sono stato alla presentazione di un libro di Anna Giacomini, “L’anello del re”, edito da Ianieri. Il tema di fondo del libro e quello su cui è stata imperniata tutta la presentazione è quello della reincarnazione.Chi non vuol credere alla possibilità di un’altra vita, di un’altra occasione? Fin dall’antichità l’uomo ha creduto che almeno ad alcuni fosse offerta l’opportunità di una nuova esistenza, per finire ciò che era stato cominciato, per perfezionare un’Opera interiore non compiuta. Nell’incontro sono stati citati casi ed esperienze che destano impressione.
Sono convinto che tutto ciò che definiamo semplicisticamente come “fenomeni paranormali” costituisca l’irruzione più o meno violenta della realtà nel nostro piccolo “horto concluso” dell’apparenza. L’universo non è quello che i cinque sensi ci rivelano, ma un sistema assai più complesso e per noi invisibile, inudibile e intangibile. La quinta dimensione, quella dello spirito, avvolge le quattro tradizionali, cioè lo spazio tridimensionale ed il tempo, e le ingloba in sé. Ogni tanto dal mondo dello spirito un’esplosione di energia pura infrange il velo della sensibilità e si manifesta in forme per noi incomprensibili.
Ma non dobbiamo fare l’errore della gente come Margherita Hack, che riduce tutto all’esperienza dei sensi, alla causa ed all’effetto. La fede nella reincarnazione implica infatti una riduzione di fenomeni inspiegabili entro la cornice consueta e rassicurante di un tempo irreversibile e lineare, che ha avuto un’inizio ed avrà una fine: sono stato, sono e sarò ancora. In realtà il mistero è molto più profondo.

Alcuni ritengono che il tempo sia come un fiume che scorre sinuoso, come un serpente che si muove ondulando: fra un’ansa e un’altra, fra una spira e un’altra il passaggio è breve, basta trovare la porta e proiettarsi così nel passato e nel futuro. Ma anche questa visione è forse riduttiva.

Come ho scritto in un post di qualche tempo fa, sulla Teoria delle Stringhe, le frontiere della fisica ci mostrano un cosmo paradossale, nel quale il tempo non esiste se non come dimensione apparente.  Viviamo forse in un universo costituito da infinite dimensioni, sostanzialmente parallele, che a volte si intersecano e interagiscono, nel quale il passato è in realtà un presente ed un futuro. Forse viviamo varie esistenze nello stesso tempo, che è solo una veste visibile di una realtà invisibile; forse siamo insieme l’uomo o la donna di oggi e di mille anni fa. Forse Cesare sta attraversando il Rubicone mentre io scrivo, forse Dante comporrà domani il suo poema. Ma le nostre anime partecipano tutte di un’unica anima che tutto pervade e forse io e voi che mi leggete siamo insieme un po’ di Cesare e di Dante.  Così si spiega la possibilità di ricordare cose già fatte o esperienze lontane, così la possibilità di ricordare il futuro che ancora non è.Viviamo come ciechi in un mondo colorato, come sordi in un mondo di suoni.

E allora? Di fronte al mistero dobbiamo abbandonare le nostre certezze ed i nostri criteri, esercitare il sesto senso, risvegliare il terzo occhio e porci quindi in ascolto con la mente libera, il cuore aperto allo stupore, alla meraviglia ed alla riconoscenza.

Il Tempo

May 23rd, 2009

L’uomo “con continui desideri, sempre con festa aspetta la nuova primavera, sempre la nuova state, sempre e nuovi mesi, e nuovi anni, parendogli che le desiderate cose, venendo, sieno troppo tarde, e non s’avvede che desidera la sua disfazione” (Leonardo da Vinci).

Alzandosi la mattina si ha qualche volta la sensazione di doversi preparare ad un combattimento, o di dover sopportare un peso che ci grava addosso, o di dover affrontare una giornata uggiosa e consueta. E si resta per un po’ come sgomenti, desiderando cancellare il tempo e rimanere nel quieto torpore del sonno.
Eppure il tempo, tutto quanto, è una risorsa a nostra disposizione, una materia da plasmare come il vasaio la creta.
Il tempo è simile all’oro nero. Siamo come gli eredi un giacimento. A ciascuno viene assegnato un pozzo che ne estrae il petrolio. Fin che non siamo in grado di incanalarlo questo si disperde. Quando è incanalato produce frutto e ricchezza. Non dobbiamo lasciare che il petrolio si disperda nella sabbia, perché con lui se ne va la nostra ricchezza.
Così è il tempo, il nostro oro nero. E’ la nostra ricchezza, non il nostro peso. Non disperdiamolo.
Il tempo è una serie di occasioni concatenate, il tempo è risorsa, il tempo è strumento. Ma, come l’oro nero, non è infinito. Ogni giacimento ha una fine. Non sappiamo quando si esaurirà: può durare un anno, dieci, cento. Poi ineluttabilmente e improvvisamente finirà e se l’avremo lasciato disperdere nella terra ci rammaricheremo perché la nostra occasione sarà passata per sempre.
Usiamo il tempo come una materia preziosa, modelliamolo, forgiamolo. Così trasmuteremo l’oro nero in oro bianco. Non nell’oro giallo che produce una ricchezza effimera, ma in quello bianco, il cui valore è inestimabile. E’ quell’oro di cui si adorna il capo dello Sposo, come recita il cantico di Salomone: “Il suo capo è oro, oro fino…”. Di quell’oro cingeremo allora anche la nostra fronte e risplenderemo con la stessa luce dello Sposo.

Per un nuovo Umanesimo fiorentino

April 27th, 2009

Su il Corriere della Sera del 7 marzo 2009, edizione fiorentina,l’architetto David Fisher dice:“La Firenze di oggi vive ancora delle memorie del suo glorioso passato. Non c’è dubbio che abbiamo un patrimonio preziosissimo, unico al mondo,ma proprio per questo dovremmo valorizzare il presente e, detto ciò, guardare al futuro… Se non si riesce ad inventare niente per portare “business” a Firenze, trasformandola in una città degna del terzo millennio, che si sfrutti la nostra immagine nel mondo, la nostra ricchezza storica, per portare ricchezza ed autonomia economica a Firenze”.
Firenze deve raccogliere la sfida del terzo millennio e valorizzare le proprie risorse, uscendo da un immobilismo sonnolento, che da troppi anni la sta facendo scivolare in un isolamento forse dorato ma certo provinciale e falsamente aristocratico. Il timore di cambiare lo stato di fatto impedisce la realizzazione di infrastrutture essenziali per lo sviluppo e, quando anche qualcosa si realizza, ci si fa condizionare dal gioco degli equilibri politici locali e delle lobbies economiche forti. Il caso della tramvia è eclatante, perché si è voluto dare la precedenza alla linea per Scandicci che serve a pochi e sarà un debito permanente per il comune, lasciando indietro l’unica che veramente funziona, quella fra il centro storico e il settore nord ovest dove la città sta decentrando il meglio di sé. Ma anche su questa si preferisce insistere su un violento ed inutile attraversamento del centro, in cui nessuno più crede, invece di impiegare più razionalmente quelle risorse per proseguirla verso Sesto ed il polo universitario.

Mi spiego. La città si sta sviluppando sulla direttrice nord ovest, verso l’area metropolitana, secondo linee che già Edoardo Detti aveva individuato nel suo Piano regolatore del 1967. Gli uffici pubblici e privati lasciano il centro storico per l’area di Novoli, più vicina alle infrastrutture viarie e proiettata all’esterno della città. Da Novoli a Castello a Sesto la nuova Firenze si sta riaggregando attorno a nuovi poli. Detti aveva progettato un’infrastruttura viaria, il cosiddetto “asse attrezzato”, che innervasse e servisse questa serie di nuovi centri direzionali. I centri si sono in parte già fatti, ma l’infrastruttura no. La linea due della tramvia può assolvere oggi al ruolo che Detti aveva attribuito al suo asse viario, come spina dorsale di tutto il sistema lineare. Per questo doveva essere realizzata per prima, come elemento di comunicazione moderno ed indispensabile fra i nuovi centri direzionali ed universitari ed il centro storico. Invece per ragioni politiche si è partiti dalla linea uno, quella di Scandicci, sostanzialmente inutile e dalla gestione troppo onerosa per le casse comunali. Non dimentichiamo che il comune si è impegnato a pagare di tasca propria l’equivalente dei biglietti di sette milioni di passeggeri, a fronte del più realistico milione e mezzo trasportato oggi dagli autobus. Altrimenti i privati la linea uno non l’avrebbero fatta, perché antieconomica. La linea due era invece ed è tuttora necessaria e sicuramente attrattrice di passeggeri. Per questo va fatta, ma non c’è alcun bisogno che attraversi il centro storico, basta fermarla a Santa Maria Novella. Bisogna semmai pensare ad estenderla a ovest, verso Sesto ed il polo universitario. Il centro storico va servito con bussini elettrici e con people movers, non con un treno che sfiora il battistero e fa fatica a curvare in piazza Duomo. Quanto poi a girare con i binari attorno a piazza della Libertà per farla tornare indietro, il Signore ce ne scampi, perché sarebbe la paralisi del traffico cittadino. Si, perché tutti gli studi dimostrano che la tramvia ridurrà in modo risibile il traffico veicolare ed anzi ne aggraverà la congestione perché toglierà sedi stradali importanti. Quanto alla linea tre, destinata ad attraversare un tessuto delicato e compatto, meglio soprassedere: sospendiamone l’attuazione in attesa di capire come funzionerà la linea uno e riprogettiamola di conseguenza.
L’aeroporto di Firenze sta progettando una nuova aerostazione per consentirle di ospitare il doppio dei passeggeri attuali. Ma viene bloccato sulla realizzazione di una nuova pista, senza la quale quei passeggeri resteranno sulla carta. Ancora una volta ragioni politiche: Sesto non vuole. Lo stadio di calcio quello si, lo vorrebbero, ma la pista no,perché l’aeroporto è di Firenze e non di Sesto. Come se i sestesi non lo utilizzassero. I collegamenti ferroviari con l’aeroporto di Pisa sono tremendi: basta guardare gli orari delle Ferrovie per rendersi conto che da Santa Maria Novella all’aeroporto Galilei non si impiega meno di un’ora e mezzo. Tanto vale andare a Bologna, che è più efficiente.
E che dire di una circonvallazione urbana, della quale si parla da decennio senza mai riuscire a farla? E’ assurdo che chi vuole spostarsi da una parte all’altra della città o del suo hinterland debba attraversare il centro lungo i viali ottocenteschi. Le alternative non ci sono, salvo improponibili ma assediate stradine collinari, sulle quali per disperazione si riversa un flusso di veicoli intollerabile. E questa sarebbe la tutela delle colline? E questa sarebbe la tutela di un patrimonio storico come i viali del Poggi, elegante passeggiata di una città giardino che dall’utopia si trasformò in realtà? Oggi devastata ed offesa da un traffico veicolare che non ha alternative. La proposta sensata di declassare l’autostrada e di fare la bretella Barberino Incisa fu bocciata, per motivi solo politici, e si preferì aggiungere una terza corsia al laccio autostradale che circonda Firenze. Abbandonando così le colline fiorentine, un patrimonio ambientale che il mondo ci invidia, alla devastazione di cantieri senza fine, ma togliendo anche al Mugello la possibilità di un collegamento stradale decente con l’alto Valdarno, che avviene oggi attraversando curva dietro curva un’interminabile sequenza di paesi e paesini.

Se Firenze intende uscire dal passato e proiettarsi nel futuro, non può rinunciare a costruire infrastrutture di cui ha bisogno da decenni. Che non sono solo quelle per la mobilità, l’aeroporto, una nuova viabilità esterna che eviti l’attraversamento del centro, ma anche quelle di promozione del settore produttivo: un’area espositiva adeguata, un centro congressi moderno che raddoppi la capacità di quello attuale, consentendo alla città di rientrare nel giro dei congressi internazionali. Ma anche cose piccole, eppure tanto importanti, come dotare il centro storico di servizi igienici pubblici, evitando ai turisti ed ai cittadini la vergogna di usufruire di quelli privati dei bar e dei centri commerciali. Questo è quanto il sistema produttivo richiede con insistenza, da anni, ad una classe politica inconcludente e sorda ad esigenze che non siano quelle della propria sopravvivenza.
Eppure Firenze non ha bisogno solo di infrastrutture e servizi, ma anche e soprattutto di rilanciare la propria immagine nel mondo, di valorizzare il patrimonio unico che le è stato tramandato dal passato. Un patrimonio che è fatto di monumenti e di dipinti, di statue e di libri, ma anche di idee. In un passato recente, eppure già così lontano, Firenze fu un riferimento internazionale per i costruttori di pace. Un sindaco ispirato, Giorgio La Pira, ne fece un faro per gli oppressi, un luogo di dialogo fra popoli in lotta e fra le religioni. Poi tutto è svanito nel nulla e la città si è rinchiusa in un sonnolento silenzio. Quella stagione può e deve essere rilanciata.
Parlando con me e qualche altro amico, Gianni Conti, ha esposto un’idea. Dobbiamo realizzare, ci ha detto, una Casa per i diritti e le libertà dell’uomo, che sia un centro di incontro e di dialogo fra i popoli e le nazioni. Dovrà essere un monumento, ha proseguito, sul cui progetto chiamare a confrontarsi i migliori architetti del mondo e nel quale ospitare una nuova tribuna per il David di Michelangelo, l’opera simbolo della lotta per la libertà da ogni oppressione e da ogni aggressione. L’antico ed il moderno si amalgameranno in questa nuova struttura, che potrebbe essere realizzata nel Parterre di piazza della Libertà.
Lì per lì sono rimasto ad ascoltarlo perplesso poi, a poco a poco nei giorni successivi, quell’idea ha continuato a rimbalzare nei miei pensieri, a prendere consistenza, finendo per affascinarmi. Ora la vedo sempre più nitida di fronte agli occhi. Il Parterre, oggi ridotto ad un banale luogo per giostrine e burocrati, un tempo era l’ingresso aulico della città sulla strada che arrivava dall’Europa. Un granduca illuminato vi costruì una nuova porta di fronte a quella dugentesca, un arco di trionfo che esaltava la volontà di spalancare una Firenze già provinciale verso il palcoscenico del mondo intero.
Ho iniziato allora ad immaginare questa Casa dei diritti dell’uomo elevarsi sopra la piazza, come quella Terza Porta di cui ebbe idea anni fa un architetto famoso, Leonardo Ricci. Vedo un’architettura moderna e dall’immagine forte dialogare con le vestigia del passato, dal giardino ottocentesco, all’arco trionfale del secolo dei lumi, alla porta dell’epoca di Dante, offrendo al mondo il volto di una città proiettata verso il futuro ma ancorata ad un passato illustre, annunciando la sua volontà di reinserirsi come protagonista e non come pigra spettatrice nella cultura europea.
E mi piace anche l’idea di collocare nella nuova struttura il David circondato dai Prigioni, come simbolo senza tempo di speranza e di libertà, ed intorno ad esso le memorie di La Pira, di Ghandi, di Luther King, di Giovanni Paolo II, dei grandi operatori di pace.
Chi verrà chiamato fra poco ad amministrare questa città, pensi anche a questo. Costituiamo una Fondazione che realizzi il progetto e lo gestisca. Affidi il nuovo sindaco una delega per la Pace ed il Dialogo interreligioso. Istituiamo un premio da assegnare a chi nel mondo avrà operato in queste due direzioni, come un piccolo ma prestigioso nobel tutto fiorentino. La cerimonia della consegna potrebbe avvenire nel nuovo Parterre, ma anche sugli spalti di San Miniato al Monte, fra i marmi e le mura che testimoniano il cielo alla città sottostante. Così il messaggio di un nuovo Umanesimo partirebbe ancora una volta dalla città che ne fu culla, diffondendone l’immagine nel mondo.

Un commento di Delfo Del Bino a “Il Segreto di San Miniato”

April 23rd, 2009

Caro Renzo,
…Man mano che procedevo nella lettura, cresceva il numero delle domande che ero costretto a pormi.
Riguardavano la scelta dello scenario, della trama, dei luoghi, del tempo, delle azioni, dei protagonisti, uno dei quali viene seguito durante l’arco della sua vita.
Riguardavano quel mettere a fuoco episodi e avvenimenti e far rivivere in modo credibile un periodo così lontano dalle nostre esperienze, dal nostro quadro di conoscenze, dal nostro attuale modo di vivere e di credere e, infine, l’esprimere su quello stesso periodo un proprio giudizio morale mostrandone la crudeltà che si impadroniva perfino dell’animo dei dignitari della Chiesa. Un giudizio morale che non suggerisce confronti fra l’uomo e la bestia, perché il primo è solito cadere preda di un sentimento che la bestia non conosce: l’odio.
Raramente mi è capitato di cogliere una rappresentazione dell’odio così efficace come quella di alcuni personaggi del tuo libro (in particolare di Drogo) e, di contro, la eccezionale rappresentazione del sentimento opposto, l’amore. L’amore che chiama a raccolta tutte le forze del Cielo e della Terra, tenero e fortissimo, disarmato e disarmante, sorto nel cuore di un piccolo ebreo battezzato e cresciuto in una fede universale che le raccoglie tutte e le esalta, fino ad avvolgere la sua Miriam, una fanciulla capace di restituirgli una dedizione totale tanto intensa…
Un piccolo ebreo cui la sorte aveva riservato la ventura di divenire cavaliere …e poi infine “signore del Graal” e la più gratificante delle avventure, quella di accedere immerso nella luce boreale ova nulla è senso perché nulla è materia e ritrovare il suo maestro Arduino e Miriam, il “bene” supremo che irrora lo spirito di un fluido ineffabile e lo sazia.

Nel libro si incontrano spesso i sentimenti, racchiusi entro la disciplina dell’Arte Magistrale dei costruttori di Templi i quali, pur operando sotto il dominio delle misteriose leggi della statica, paiono volersi contrapporre ogni qual volta seguono le altrettanto misteriose leggi espresse e nascoste nei simboli di pietra, creati e fatti vivere dai loro prodigiosi scalpelli e dalla fantasia di chi è riuscito a costruirsi un universo interiore non meno reale di quanto non lo sia quello ingannevole dei sensi. E così, segreto porta segreto e, in quello miracoloso delle cattedrali gotiche che hanno tolto peso alla materia, se ne cela un altro, il segreto della Pietra, il Graal custodito dalla fede di alcuni privilegiati prescelti dal Destino.

Un libro fitto di avventure e di sentimenti, nel quale a prevalere sono questi ultimi. Nondimeno, nessun sentimento è descritto tanto bene nelle sue variazioni possibili quanto quello della morte, il trapasso, il superamento della soglia ove le spoglie terrene abbandonano lo spirito e lo liberano affinché nulla possa dividerlo dall’Uno: è il momento dei ricongiungimenti attesi per una vita intera, il termine ultimo ove l’angoscia, come la nebbia, viene dissipata da una serena solarità ultraterrena. Non manca nessuno all’appelo. Tutti sono lì sorridenti intorno a lui, piccolo ebreo, felicemente stordito dal suo trionfo di cui, finalmente, riesce a riconoscerne i meriti, non solo suoi ma di loro: Miriam l’anima della sua anima, Arduino dal volto di luce, Sohrawardi il saggio, Mordechai il Padre sventurato che più di ogni altro ha conosciuto gli orrori dell’dio e ne ha avuto terrore, prima vittima della intollerante cupidigia di drogo, il ribelle venuto dall’inferno, a tormentare gli umani.
Il Destino si stava compiendo. Yoseph riprende il suo nome di figlio di Isacco e dice: “La Pietra del Graal è dentro questa basilica che un architetto di Francia ha reso degna di accoglierla. Ora è sotto gli occhi di tutti, ma a tutti nascosta, tranne per coloro che sapranno rendere il loro spirito degno di riconoscerla…”
L’Opera è compiuta. Il suo Tempio di Uomo è stato costruito in ogni sua parte: le fondamenta robuste, i pilastri altissimi a sorreggere gli archi e le vele e, al suo interno, un’atmosfera di quiete sommessa che lo accompagna al passaggio tra chi è destinato a restare.
Nient’altro: “erano trascorsi gli anni ed erano passati veloci come un soffio di vento”.
Così passa la vita di un uomo: “veloce e silenziosa come un soffio di vento”….

Delfo Del Bino

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Tre Marie

April 8th, 2009

“Erano tre che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte. Infatti era Maria sua sorella, sua madre e la sua consorte”  (Vangelo di Filippo n.32).

Nella Gnosi la triplicità delle Marie esprime simbolicamente il triplice volto di una stessa natura, quella di Sophia, che è Pistis, Zoè e Prounikòs. Sophia si effonde nel cosmo come Energia Intellettiva (Pistis - Fede), Energia Vitale (Zoè - Vita) e Energia Procreativa (Prounikòs - Prostituta). In questa simbolica triplicità si racchiude il mistero dello Spirito di Dio.

Quanto siamo lontani dalle farneticazioni di Dan Brown sulla moglie di Gesù! Quanto distanti dai visitatori di Rennes Le Chateau, blasfema Lourdes di uno pseudo - esoterismo ignorante e becero!

Ma dov’è lo scandalo del Piano Casa?

March 30th, 2009

Non riesco a condividere l’opposizione di Martini e della Toscana al Piano Casa del Governo: la possibilità di incrementare una tantum il volume degli edifici esistenti non è una cosa scandalosa ed è anzi già presente come norma in diversi dei nostri comuni, con il placet della Regione stessa. Le famiglie si accrescono ed il mercato immobiliare ha costi che impediscono spesso di cambiare la casa con una più grande o di comprarne una nuova per il figlio che vuole sposarsi. Un modesto ampliamento è molto più economico e alla portata di molti. Male sarebbe semmai consentire gli incrementi solo per le ville e le case bifamiliari: anche le famiglie che abitano nei condomìni hanno bisogno di spazi aggiuntivi, che si possono ricavare senza vergogna dalla chiusura di logge, dal rialzamento di una mansarda, da una vecchia terrazza a tasca…Si tratta di quegli interventi, piccoli ma fisiologici, che nella città storica ci sono sempre stati e ne hanno determinato il volto ed il sapore. Impedirli significa costringere i cittadini ad un micro abusivismo di necessità, che personalmente trovo moralmente giustificato.

 

Certo un Piano Casa come quello proposto dal Governo deve attuarsi entro i binari di regole, che garantiscano la tutela delle aree e degli immobili di pregio: non sono ammissibili ampliamenti nei centri storici antichi ed ogni demolizione e ricostruzione nelle periferie dovrà comportare un miglioramento della qualità, sia come architettura che come servizi. Ma non si gridi alla cementificazione per la possibilità di demolire e ricostruire gli edifici obsoleti e privi di valore, ampliandone il volume: l’incentivo è anzi l’unica strada che può consentire una riqualificazione delle periferie, venute su senza qualità negli anni del boom edilizio del dopoguerra, e di ricostruirle con un volto dignitoso.

Il recupero degli edifici esistenti non è mai cementificazione. Sono semmai indifendibili tanti interventi edilizi ed urbanistici straordinari, varati anche dalla Toscana nelle aree libere destinate a servizi dai piani regolatori. Con l’aggravante che in questi casi le cooperative e le imprese che ne hanno usufruito si contano sulla punta delle dita e sono quasi sempre le stesse. I grandi piani per fare infrastrutture o per realizzare grandi interventi finiscono per favorire solo le imprese più grosse e i loro studi professionali. Un Piano Casa fatto anche di microinterventi favorisce tutti: le famiglie, le piccole imprese, i piccoli studi, cioè l’anima del Paese.

 

La sinistra deve cominciare ad interrogarsi ed a rendersi conto che il centro destra ha vinto le elezioni, perché ha saputo interpretare le nuove esigenze dei cittadini e delle famiglie. Anche questo Piano Casa raccoglie un bisogno diffuso. Non è tanto la semplificazione delle procedure la cosa importante, perché già oggi con la Denuncia di Inizio Attività i tempi sono rapidi (basti vedere l’uso eccessivo che se ne è fatto a Firenze nei mega interventi di Novoli): la vera novità è la possibilità di fare nelle case di ciascun nucleo familiare ciò che serve. E questa è una vera rivoluzione, che frantuma vecchi, demagogici ed ormai anacronistici tabù.

Vergine Madre 2

March 25th, 2009

”Sorella mia, sposa, sorgente chiusa, fontana sigillata…” (Cantico 4,12).

Sorgente in ebraico è Gal, che significa anche onda. Onda come vibrazione che trasporta una Parola.

Mi colpisce l’affinità fonetica fra la parola Gal e il termine Graal. Come ho scritto altrove, il Graal è una vibrazione che trasporta un Nome.