Lazzaro ed il Cristo

 

Mi ha sempre colpito il racconto che l’evangelista Giovanni fa della resurrezione di Lazzaro.

Di fronte alla tomba Gesù piange la morte dell’amico, quindi ordina di aprirla ed esclama: Ti ringrazio Padre per avermi ascoltato.

Se Gesù sapeva che avrebbe richiamato in vita l’amico, perché ne pianse di fronte a tutti la morte? Il racconto dell’evangelista fa capire che le lacrime erano sincere, che Gesù era disperato per la morte dell’amico.

Gesù è uomo ed il suo è il pianto di chi prega intensamente e dolorosamente per chiedere all’Eterno la vittoria sulle leggi naturali. Anche Gesù deve chiedere e nel Gesù uomo si insinua come in tutti noi il dubbio di non essere ascoltato, un dubbio che l’identità col Padre rapidamente respinge. Ma è da quel dubbio che scaturisce l’intensità della preghiera e la certezza dell’ascolto.

In ciascuno di noi è l’immagine e la somiglianza con Dio, In Gesù la somiglianza è identità. Ma anche la nostra somiglianza permette di identificarsi con Dio. Gesù non è altro che il primo, il Figlio Primogenito, ma tutti noi siamo Figli come Egli è Figlio. La potenza creatrice è in noi come è nel Cristo. Ma non ne siamo consapevoli.

La preghiera intensa che si accompagna alla fiducia, all’emozione, al pianto, all’offerta del dolore, ha la stessa forza presso il Padre di quella con cui Cristo risvegliò Lazzaro dalla morte. Doveva piangere Gesù per ottenere dal Padre di essere ascoltato. E seppe subito di esserlo stato.

Gesù ha inviato i suoi discepoli a due a due nel mondo, affermando che anch’essi avrebbero ottenuto dal padre miracoli, cioè il sovvertimento delle leggi naturali, come a Lui era concesso. Tutti i vangeli ricordano le frequenti parole di Gesù, su come la preghiera vera ed intensa sia capace di ottenere dal Padre ciò che anche Lui otteneva. Se solo avessimo fede come un granello di senape potremmo smuovere i monti. Quale è il figlio che se chiede al padre un pane ne avrà invece un serpente? Ecc…

In ciascuno di noi è dunque Cristo, il Figlio. A questo miracolo di Presenza inchiniamoci con gratitudine ed amore.

Ma si badi bene, e questa è la differenza profonda fra il cristiano e lo gnostico: lo gnostico ritiene di poter operare con le proprie capacità i miracoli; il discepolo di Cristo li chiede al Padre. Il primo forse può arrivare ad essere un mago, il secondo è un Figlio di Dio.

E cosa si racchiude nel simbolo ancestrale del Padre celeste? Il mistero ineludibile della Mente eterna alla quale tutti noi, e in primis il Cristo, siamo connessi; quella Mente della quale tutto il cosmo infinito è proiezione, della quale la nostra mente è immagine e somiglianza che può giungere all’identità.

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