Biografia

     Renzo Manetti è architetto e scrittore.
     Vive e lavora a Firenze.
     L’attività professionale viene svolta attraverso la Forma Atelier s.a.s.. Si é laureato in Architettura presso l'Università di Firenze nel 1977, con una tesi in Restauro dei Monumenti,che è stata pubblicata; dal 1978 è iscritto all'Albo degli Architetti di Firenze.
     Studioso di storia dell’architettura e della città, di iconologia e simbolismo, ha al suo attivo ad oggi oltre 130 pubblicazioni, nonché la partecipazione e l’organizzazione di numerose mostre e convegni.
     E’ membro dell’Accademia delle Arti del Disegno, del Cenacolo Fiorentino di Santa Marta. Fa parte del comitato di redazione della rivista “Il governo delle Cose” diretta da Franco Cardini.
     I suoi primi studi si sono rivolti alla storia dell’architettura e della fortificazione. Ne sono sintesi numerose pubblicazioni fra le quali alcune monografie: “Firenze: le porte dell’ultima cerchia di mura”del 1979, “Michelangelo: le fortificazioni per l’assedio di Firenze” del 1980, col quale instaurò una preziosa collaborazione col compianto Charles De Tolnay e la Casa Buonarroti. Quest’ultimo saggio ha avuto prestigiose recensioni per l’importanza dei documenti scoperti. Alla storia della città appartengono la monografia del 1981 “Gli affreschi di villa Arrivabene.Città ed eserciti nell’Europa del Cinquecento” e quella del 1989 ”Giuseppe Poggi e Firenze. Disegni di architetture e città”.
     Fra gli altri saggi, si ricorda “Antonio da Sangallo: arte fortificatoria e simbolismo neoplatonico nella fortezza di Firenze”negli Atti del Convegno internazionale di Studi “Architettura militare nell'Europa del XVI secolo” del 1988, nel quale il tema della fortificazione si coniuga per la prima volta con quello dei simboli.
     Da allora il suo campo di studi si sposta sul simbolismo, in rapporto all’architettura ed all’arte. Nel 1992 pubblica “Amor Sapientiae nella facciata di Palazzo Medici”, nel quadro delle manifestazioni per il centenario di Lorenzo il Magnifico. Seguono importanti monografie: nel 1996 “Desiderium Sapientiae. Simboli esoterici nella città antica”, nel 1999 “Le Porte Celesti: segreti dell’architettura sacra”,sui segreti della basilica di San Miniato al Monte di Firenze, ristampato nel 2001, ed ancora nel 2001 “Kosmos. L’idea di Cosmopoli fra diplomazia ed esoterismo”.
     Nel 2005 inizia la collaborazione con l’editrice Polistampa, con la quale pubblica in quell’anno “Le Madonne del Parto. Icone templari”, un piccolo saggio che ha avuto una vasta risonanza sia in Italia che all’estero ed è stato oggetto di vivaci dibattiti. Nello stesso 2005 esce la monografia “Beatrice e Monnalisa”, sui rapporti fra l’arte del Rinascimento e la filosofia poetica del Dolce Stilnovo e Dante.
      Nel 2006 con Polistampa pubblica il suo primo romanzo, “Il segreto di San Miniato”, nel quale raccoglie in una cornice narrativa quanto aveva scoperto e descritto nel saggio “Le porte celesti” del 1999, traendone una suggestiva e coinvolgente opera esoterica.
     Nel 2007 cura una mostra sulla Basilica di San Miniato al Monte, per l’ottavo centenario dall’ultimazione dei lavori, e nel catalogo pubblica un saggio sul simbolismo geometrico e numerico dell’architettura e dell’apparato decorativo medievale: “Simboli e geometria sacra nella basilica di San Miniato a Firenze.
     Nel 2007 pubblica, sia in italiano che in inglese, “Monna Lisa: il volto segreto di Leonardo – Mona Lisa: Leonardo’s hidden face”, atti di una giornata di studi da lui organizzata nel 2006, nella quale si mettono a confronto le tesi di Lillian Schwartz, di Alessandro Vezzosi e dello stesso Manetti. Per la prima volta si presenta in Italia il lavoro della Schwartz, la studiosa americana che sostiene la coincidenza di lineamenti fra la Monna Lisa e l’autoritratto di Leonardo. Vezzosi, noto studioso di Leonardo, controbatte questa ipotesi, ma ammette che la Gioconda non ha niente a che vedere con quella Lisa Gherardini che fu moglie di Francesco del Giocondo fiorentino. Manetti accredita invece la tesi della Schwartz, trovandone una solida motivazione nella dottrina dei poeti stilnovisti e di Dante, che aveva permeato anche la filosofia del Rinascimento.
     Manetti ha esposto le proprie tesi, spesso controcorrente rispetto alla cultura accademica ma sempre basate su solide fonti documentarie, in conferenze e convegni, sia presso associazioni private, sia nell’ambito di eventi promossi dalla Provincia di Firenze e dall’Università di Firenze.