Ave Maria

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Preghiera antichissima l’Ave Maria, divisa in due parti apparentemente fra loro scollegate. L’origine della prima parte, il saluto angelico, risale forse al IV secolo; quella della seconda è più tarda, forse del XIII. Insieme le due parti formano un’invocazione a Maria che contiene un’energia pura e di potenza inimmaginabile.

Quando viene ripetuta nel rosario, dieci volte per cinque poste, in tutto cinquanta, l’Ave è la preghiera che allenta la serratura del Cielo e permette di affacciarsi in una dimensione diversa.

Già: cinquanta…Un numero che contiene in sé una simbologia esoterica: il cinque, numero che rappresenta il quinto elemento, la nostra profonda entità spirituale, vi si congiunge col dieci, il numero della perfezione fin dall’epoca di Pitagora. La numerologia del rosario non solo ci addita uno stato di perfezione interiore, ma ha già una sottile ma efficace capacità di indurla per il potere stesso del numero.

Il Rosario è un mantra? Si, forse, anzi certamente: la ripetitività della formula declamata a voce alta trasmette un’energia profonda. Ma non di mantra e basta si tratta: l’Ave non è solo una vibrazione che innesca energia, è un’invocazione fatta per raggiungere un Mistero che la ascolta.

Un saluto ed un’invocazione, dunque. Perché si sono riunite due parti così diverse fra loro? Me lo sono sempre chiesto: perché la ripetizione del saluto dell’arcangelo Gabriele è stata successivamente accostata all’invocazione di aiuto del fedele immerso nelle asperità dell’esistenza? Perché non lasciarle due preghiere distinte?

C’è una risposta, ed è anch’essa esoterica.

Ogni qualvolta recitiamo quell’immenso AVE, l’angelo che saluta Maria non è più Gabriele, ma siamo noi: la nostra entità spirituale, quell’Immagine di Dio che sepolta nel nostro profondo dà luce alla nostra persona. Quell’Immagine non appartiene a questo piano di esistenza, ma all’eternità e in essa dimora. Quando, irrompendo nella storia, Gabriele salutò Maria, ecco che ciascuno di noi che siamo angeli, della stessa natura di Gabriele, era ed è ancora lì con lui, in quell’istante impresso nell’eternità! Quel saluto risveglia la parte angelica che dimora in noi, quel saluto frantuma la catena del tempo e ci colloca nell’istante eterno e senza tempo dell’AVE di Gabriele.

Ma noi siamo anche un corpo ed una mente che vivono nella dimensione dell’esistenza, della materia, del tempo e dello spazio. Ed da lì, dal nostro esistere nel tempo, che erompe l’invocazione a Maria perché ci soccorra.

Un’invocazione che comincia con un profondo “Madre di Dio”, che ci introduce nella consapevolezza del mistero della divinità del Figlio e della natura speciale della Madre, quella che Dante aveva espresso con i paradossi esoterici della preghiera di San Bernardo: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più creatura, termine fisso d’etterno consiglio“.

Dunque nell’Ave Maria e nel Santa Maria tutto il nostro essere, corpo, anima e spirito, viene coinvolto ed i due piani in cui contemporaneamente dimoriamo si uniscono: il cielo e la terra, lo spirito ed il corpo, legati questi ultimi da un’anima che partecipa della natura di entrambi. Un legame che la morte in modo misterioso scioglierà, perché lo spirito possa effondere il suo respiro nella sola regione che gli appartiene: l’eterno.

Il respiro,si.

Quello dello spirito è analogo a quello del corpo. Il respiro appartiene all’anima e nel respiro lo spirito ed il corpo si legano.

La preghiera va pronunciata voce alta, perché quel respiro diventi parola.

La mistica ebraica ha intuito che ogni preghiera, come ogni buona azione, dà vita ad un angelo. Così come ogni maledizione ed ogni cattiva azione danno vita ad un demonio. Per questo è importante che nel mondo ci sia chi prega. E’ questa la vocazione dei monaci e delle suore di clausura: pregare, dar vita a legioni di angeli che contrastino quelle sempre più numerose dei demoni. La parola non è infatti una semplice vibrazione dell’aria: è energia mentale che si manifesta ed influisce sull’ambiente e sul continuum spirituale in cui tutti noi viventi siamo immersi. La Mente in cui tutto risiede ebbe ed ha bisogno della Parola per creare la vita: il Verbo, il Logos. En arkè o’Logos èn, in principio era il Verbo. Con la parola e la sonorità arcana di quel suono, che ancora percorre tutto l’universo, la volontà eterna diventa impeto creatore. Così nell’immaginario collettivo il mago ha bisogno della parola, della formula magica, per operare le sue magie: un immaginario che scaturisce da una profonda consapevolezza dei sapienti di ogni epoca. Dunque la preghiera deve essere sonora, le parole che la compongono vanno pronunciate a voce alta,non semplicemente formulate nella mente.

Ma c’è di più. Le due parti dell’Ave Maria coincidono con due ritmi uguali della respirazione. Sperimentiamolo: inspiriamo e poi rilasciamo l’aria attraverso le parole dell’AVE. Facciamo una pausa nell’atto di pronunciare il NOME di Gesù, perché al suono di quel NOME ogni ginocchio si piega, nei cieli sulla terra e nell’inferno. Nel nome di Gesù il respiro si sospende perché il tempo si ferma, perché quel NOME e quell’istante in cui è pronunciato appartengono all’eternità. Poi inspiriamo nuovamente, perché a quel punto i polmoni si saranno vuotati, e recitiamo il Santa Maria, espirando ancora l’aria con le parole. Ecco allora che questa preghiera antica si confonderà con il ritmo della nostra esistenza, il ritmo del respiro e della vita, coinvolgendo tutto il nostro essere, l’angelo e la materia.

Ma ancora non è tutto: l’aria inspirata subisce in noi una trasmutazione non solo chimica, ma anche spirituale. Noi siamo un athanor alchemico, all’interno del quale la materia si spiritualizza e lo spirito si materializza. L’aria che inspiriamo dall’esterno accoglie l’energia potente della mente e quando diventa parola trasmette con la sua vibrazione l’energia santa dell’angelo. La parola diventa viva. Quando dunque espiriamo, osserviamo con gli occhi del cuore le parole sante effondersi verso il Trono, verso il manto di Maria che ci avvolge, come fiori profumati che si depongono ai suoi piedi, come angeli sorridenti che si schierano a farle corona.

Allora comprenderemo la verità assoluta dell’affermazione di suor Lucia di Fatima: “Per il potere che il Padre ha dato al Rosario, non c’è problema personale, né familiare, né nazionale, né internazionale, che non si possa risolvere con la sua recita“.

 

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